PIERFRANCO BRUNI E MARILENA CAVALLO. “Sandokan, le tigri e il Corsaro Nero. Il sogno e la maledizione in Emilio Salgari”

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PIERFRANCO BRUNI E MARILENA CAVALLO IN UN SAGGIO SU EMILIO SALGARI A 100 ANNI DAL SUICIDIO DAL TITOLO: “Sandokan, le tigri e il Corsaro Nero. Il sogno e la maledizione in Emilio Salgari”

 

      Pierfranco Bruni e Marilena Cavallo pubblicano un saggio su Emilio Salgari, a cento anni dalla morte, dal titolo: “Sandokan, le tigri e il Corsaro Nero. Il sogno e la maledizione in Emilio Salgari”. Il saggio, pubblicato dall’IRAL, esce nell’ambito dell’anniversario del centenario della morte di Emilio Salgari suicidatosi il 25 aprile del 1911. Era nato a Verona il 21 agosto del 1862 Uno scrittore vissuto tra l’ironia, il senso del tragico e i disegni di un destino che hanno drammaticamente colpito e coinvolto tutta la sua famiglia. Uno scrittore forse non “ufficializzato” abbastanza ma che costituisce una chiave di lettura all’interno di un Novecento, e tardo Ottocento, che è stato attraversato dall’ironia e dalla fantasia in cui il mistero, il viaggio, il senso di morte costituiscono uno scavo tra la vita e l’esistenza.

 

Sottolineano Pierfranco Bruni e Marilena Cavallo: “Sandokan resta il personaggio chiave, che ci permette di addentrarci dentro la fantasia dei sogni o dentro la magia della storia. Di una storia che non ha regole perché i personaggi che la tracciano non hanno regole e si identificano nel viaggio di una irregolarità fantastica. Ciò lo si avverte anche in romanzi come Il sotterraneo della morte. Ma è sempre nel cielo dei romanzi sandokiani che si tocca questa profonda irregolarità”.

 

“In Salgari, dichiarano sempre Pierfranco Bruni e Marilena Cavallo, la fantasia e il sogno sono funzioni finalizzanti ma c’è anche la storia che, comunque, non diventa, in questo caso, memoria ma resta storia vera e propria con i suoi segni e i suoi solchi. Ma è nella fantasia che si realizza il gioco delle metafore mentre nella storia si traccia la cronaca. Quella cronaca che per Salgari diventa maledizione”.

 

La maledizione e la tragedia colpiranno tutta l’esistenza di Emilio e della sua famiglia. Nel 1922 la moglie morirà pazza in un manicomio,  nel 1914 la figlia Fatima sarà stroncata, giovanissima, dalla tisi, altri due figli suicidi: Romeo nel 1931 e Omar nel 1963, un altro figlio ancora, Nadir, morirà per le ferite causate in un incidente di moto.

 

In Salgari il sogno continuerà a regnare sulle pagine.  Ci sono viaggi e giochi nel ritmo delle fantasie e dei misteri: dal Ciclo dei Pirati della Malesia al  Ciclo del Corsaro delle Antille, Dai Corsari delle Bermude al Far West, dalle avventure in India ai marinai, dalle Perle a Capitan Tempesta, dai briganti ai pirati. In una dimensione avventurosa affascinate e misteriosa.

 

“In tutto questo andare e tornare tra i vocaboli e le terminologie simboliche Salgari si definisce e si riattualizza sempre nel gioco dei misteri e dei fantasmi. I misteri e i fantasmi  sono avventure”.

 

C’è anche una mitologia sostenuta dalla finzione che viene ad essere recuperata dalla storia “Una mitologia, quella salgarina, affermano Bruni e Cavallo, che coinvolge i luoghi della memoria e il tempo dell’infanzia di ognuno di noi. Ed è proprio questa mitologia che si mostra con i suoi personaggi, i suoi eroe e le sue magie”.

 

Proprio in occasione dei Cento anni del suo suicidio riparlare di Salgari significa anche riparlare di uno scrittore e del suo senso della tragedia in un vissuto di ironie e di un tempestoso destino ma significa anche riprendere in mano una letteratura che va rivista e ricontestualizzata.

 

C’è un altro elemento importante che ha guidato la ricerca dei due studiosi che dichiarano: “Con Salgari si ritorna all’infanzia. L’infanzia perduta sempre e ritrovata sempre. L’infanzia antica ma si ritorna anche al viaggio. Il viaggio dei luoghi e nei luoghi. Nei misteri. Forse con Salgari, concludono Pierfranco Bruni e Marilena Cavallo, la profezia di un’epoca è nel gioco infinito di quei misteri che continuano a rivelare pur considerandoli indefinibili e inafferrabili. Forse proprio per questo bisogna rileggerlo”.

 

[Dal lancio-stampa ricevuto; segnalazione di Maurizio Vitiello.]