"The Cats" adottati da Salerno

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La famiglia Jellicle invadono e trionfano al teatro Verdi con il loro spettacolo. Questa sera saranno invitati a miagolare a “Giù la Maschera” da Peppe Iannicelli

 Dove trovare nel mondo nobiltà senza arroganza, amicizia che non sia gelosa, bellezza senza vanità? Negli occhi di un cane, di un cavallo, non certo in quelli gialli di un gatto, specialmente se è uno degli intelligentissimi Jellicle. Le raccomandazioni del gatto saggio Deuteronomio, che porta il nome del libro biblico del Pentateuco (la “seconda Legge”) sono chiare: “Il gatto non è un cane!” loro hanno addirittura tre nomi, uno da usare tutti i giorni, uno più caratteristico e dignitoso, e, infine, un nome segreto, che solo il gatto conosce e l’umano deve sforzarsi di entrare nelle grazie dei loro amici felini, i quali, però resteranno sempre fieri e indipendenti. Ed eccoli i fantastici gatti Jellicle, “The Cats”, invadere letteralmente un teatro Verdi pieno fino all’ultimo ordine dei palchi, un teatro come lo si vede “scoppiare” solo al concerto di Capodanno della Filarmonica o alle rappresentazioni di Vincenzo Salemme. Cats ha i numeri e anche la qualità per ammaliare il pubblico, a cominciare dalla splendida orchestra che conta ben sedici elementi, diretta da Vincenzo Latorre, che ha accompagnato i venticinque supergatti, protagonisti di questa edizione italiana. I Jellicle ci somigliano, e se il gatto assaggiatore, buongustaio, perennemente in frac, alla ricerca dell’intingolo più appetitoso, in giro per i ristoranti della città, sembra quasi avere le fattezze, lo spirito e il fine perlage del nostro Peppe Iannicelli, il quale questa sera, forse se lo ritroverà accanto per smascherarlo nel corso di “Giù la maschera”, un appuntamento molto atteso, previsto alle ore 18, 30, Gus, l’anzianissimo gatto attore, che ha calcato le scene in questa versione italiana, accanto a Gassman e Strehler, si può associare a qualche maestro del nostro teatro, mentre attanagliato dalla nostalgia mette in scena per l’ultima volta il suo grande successo. Il palcoscenico del nostro massimo è veramente troppo angusto per usare le scenografie originali e in particolare per eseguire i movimenti di Daniel Ezrelow, ma la compagnia della Rancia supera ogni intoppo, invadendo anche la platea e coinvolgendo gli spettatori. Su tutti le voci di Roberto Colombo, superlativo Sghemboexpress, che racconta in bilico su di un carrello della spesa il suo lavoro alla stazione, investito del compito di supervisiore della carrozza bagagli, come anche Andrea Rossi, nel ruolo di Rum Tum Tugger, giovane gatto dal fascino magnetico, non lontanissimo dalle gesta del celebre Arthur Fonzarelli “Fonzie”, il rubacuori di Happy Days. L’attesa del pubblico era naturalmente tutta per “Memory”, che in italiano è stata tradotta in “Ricordi”, affidata alla gatta Grisabella, una Loredana Sartori che ha svolto pulitamente il suo compito, in sostituzione della starletta di Amici Giulia Ottonello, la quale ha dato forfait per un malanno di stagione. Ma l’applauso del Verdi si è fatto sentire anche per il gatto acrobata Alessandro Lanzillotti, l’elegantissimo illusionista Mr.Mistofeles, e ancora per il cattivissimo Macavity, interpretato da Giuseppe Verzicco,il gatto rosso non lontano da quel Raffaele Capasso detto “’O russo”, personaggio negativo del musical “Scugnizzi” che ri-vedremo a Salerno a metà febbraio, o per Mangojerry (Massimiliano Pironti) e Zampalesta (Maria Silvia Roli). Finale travolgente con l’ascesa di Grisabella redenta nel mondo del Dolce al di là, in attesa di una nuova reincarnazione e i gatti scatenati nel loro rito annuale della danza Jellicle, insieme al saggio Deuteronomio, per uno spettacolo il cui unico neo è, purtroppo, proprio la traduzione italiana, poiché le parole sono poco percepibili comunque, al di fuori del song di Grizabella, e la musica non è stata composta per la nostra pur musicalissima lingua. Pubblico in delirio. Si replica sino a domenica 16.

Olga Chieffi