Legittimo impedimento bocciato in parte.

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ROMA (13 gennaio) – Con 12 voti a favore e tre contrari, la Consulta ha pronunciato un “no” parziale alla legge sul “legittimo impedimento”. La Corte, con una decisione che in parte boccia e in parte interpreta alcune norme, ha posto diversi paletti alla legge nata per mettere temporaneamente al riparo il premier Berlusconi dalla ripresa dei suoi tre processi (Mills, Mediaset e Mediatrade). In particolare, la Consulta avrebbe bocciato la certificazione di Palazzo Chigi sull’impedimento e l’obbligo per il giudice di rinviare l’udienza fino a sei mesi, dichiarando illegittimo il comma 4 dell’art.1 della legge 51 del 2010. E avrebbe bocciato in parte il comma 3, affidando al giudice la valutazione del “legittimo impedimento”.

La Consulta avrebbe inoltre fornito una interpretazione del comma 1,
ritenendolo legittimo solo se, nell’ambito dell’elenco di attività indicate come impedimento per premier e ministri, il giudice possa valutare l’indifferibilità della concomitanza dell’impegno con l’udienza, nell’ottica di un ragionevole bilanciamento tra esigenze della giurisdizione, esercizio del diritto di difesa e tutela della funzione di governo, oltre che secondo un principio di leale collaborazione tra poteri.

Il comma 4 dell’art 1 della legge sul “legittimo impedimento”, bocciato per irragionevole sproporzione tra diritto di difesa ed esigenze della giurisdizione (art. 3 della Costituzione), prevede nello specifico quanto segue: «Ove la Presidenza del Consiglio dei ministri attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non può essere superiore a sei mesi».

Il comma 3, rispetto al quale la Corte sarebbe intervenuta con una pronuncia “additiva”, prevede che «il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti, rinvia il processo ad altra udienza». Il comma 1, di cui la Consulta ha invece dato una interpretazione conforme alla Costituzione, prevede che per premier e ministri, chiamati a comparire in udienza in veste di imputati, costituisce legittimo impedimento «il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti». A seguire, sempre il primo comma, elenca i riferimenti normativi riguardanti specifiche attività tra le quali, ad esempio, il consiglio dei ministri, la conferenza Stato-Regioni, impegni internazionali etc. Dopo questo elenco minuzioso, il comma 1 prevede che sono oggetto di legittimo impedimento le «relative attività preparatorie e consequenziali, nonché ogni attività comunque coessenziale alla funzioni di governo».

Popolo viola festeggia in piazza. «La bocciatura in parte della legge sul legittimo impedimento è una notizia positiva ed è una vittoria di tutti, viva l’Italia e viva la Consulta»: la piccola delegazione del Popolo viola esulta davanti al palazzo della Corte costituzionale dopo aver appreso la notizia della bocciatura parziale della legge. Il gruppo di manifestanti ha subito stappato una bottiglia di spumante e brindato sventolando una bandiera dell’Italia. «Berlusconi – dicono – ora dovrà spiegare a Napolitano perché ha fatto promulgare una legge in parte incostituzionale». Stappando la bottiglia di spumante, il portavoce del gruppo, Gianfranco Mascia, ha detto «dobbiamo togliere il tappo alla Costituzione, dobbiamo togliere il tappo di Berlusconi dall’Italia. Questa sentenza sancisce che Berlusconi è uguale agli altri cittadini».

Napoli (Pdl): Pilato sarebbe stato più audace.
«Ponzio Pilato sarebbe stato più audace nel manifestare il proprio giudizio – dice il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli – I giudici della Corte hanno deciso che sul legittimo impedimento sarà il magistrato a decidere a secondo dei casi. Così, a secondo dei casi, il presidente del Consiglio, per quanto impegnato nella sua veste istituzionale, dovrà impiegare il suo tempo per spiegare perché non ha tempo per essere in Tribunale. La sentenza della Corte ha complicato le cose, ammesso che ce ne fosse bisogno, restituendo alla valutazione soggettiva del magistrato fatti e circostanze che dovrebbero imporsi, invece, con la forza della loro oggettività».

Fli: resta l’impedimento a governare. «Ormai l’unico impedimento “legittimo” rimasto al premier è solo l’impedimento a governare – dice il deputato di Fli Roberto Rosso – Un impedimento che non è causato da forze esterne, ma è la condizione nella quale da tempo la maggioranza ha voluto porre il nostro Paese preferendo un sonnacchioso vivacchiare all’affrontare le riforme necessarie a risollevarci dalla crisi e a proiettarci nelle nuove sfide della competizione globale. Il premier prenda atto che non c’è alternativa a un patto di conciliazione per il bene del Paese. Non è ammissibile che la vita istituzionale di una grande democrazia come l’Italia rimanga sospesa in attesa che si risolvano i guai personali del primo ministro».

Fonte il Mattino