Vincenzo Capezzuto, la luce, l´ombra, il contrasto

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Successo annunciato per il X galà di danza al teatro Verdi che ha salutato la partecipazione della stella francese Manuel Legris e la presentazione in prima europea della coregrafia di Michele Merola “La metà dell’ombra”

“La luce, elemento prezioso, vuol essere propinata avaramente come un filtro. Il palcoscenico non è che un pozzo nero e profondo da esplorare prudentemente con la lanterna cieca: in un palcoscenico pieno d’ombra e di mistero i personaggi, questi prigionieri del dramma che tentano di liberarsi contorcendosi michelangiolescamente, passeranno a traverso tutte le fasi della illuminazione come la luna nel corso del suo viaggio notturno. La luce li cercherà allora nella semioscurità, li sceglierà, e colpirà con la sua mira i loro corpi mobili e plastici” Affidiamo al Renato Barilli de’ “Il paese del melodramma”, la descrizione di quel fil rouge che ha legato un po’ tutti i numeri del X Galà Internazionale di Danza, promosso dall’ Associazione FuturoDanza, fortemente voluto e sostenuto dal Comune di Salerno e dalla Regione Campania, svoltosi sul palcoscenico del teatro Verdi. Scontro di passioni nella linea di canto della “Cantata sopra il Passacaglio” di Luigi Pozzi, con cui il sopranista Vincenzo Capezzuto, in trio con il tiorbista Simone Vallerotonda e il violista Rodney Prada, ha inteso inaugurare il galà, in un teatro tutto esaurito sino all’ultimo ordine di palchi, offrendogli il giusto indirizzo estetico. Vincenzo Capezzuto ha inteso rappresentare tutti i generi della danza nel suo galà, affidandoli a stelle riconosciute del firmamento tersicoreo ed ecco che il programma effettivo è stato aperto dal virtuosistico “Esmeralda pas de deux” che ha salutato in scena Anna Osadcenko ed Evan Mckie, dello Stuttgart Ballet, non perfetti nelle linee, con la protagonista mai in accordo con il suo tamburello e serie di fouettè non centrata. Il repertorio lascia la scena al “Duetto inoffensivo” tratto dalle Rossini cards di Mauro Bigonzetti, su di una pagina pianistica del genio pesarese, eseguita da Philip Kratz e Vincenzo Capezzuto, simbolo di una complicità supportata dalla stessa linea d’intenti tra i due ballerini. Special guest dello spettacolo è stato Manuel Legris, étoile dell’opera di Parigi, che ha esordito con una coreografia di Patrick de Bana su musiche di Henry Purcell  “The Picture Off”, una interpretazione “affettuosa”, pittorica delle parole e della musica del compositore inglese, attraverso l’esaltazione del corpo e del movimento, possessori del potere di “esprimere passioni”. È il momento dell’idillio amoroso tra Odette e Sigfrido, in quel clair del lune che è il II atto del Lago dei Cigni: Elisa Carrillo Cabrera è risultata una mirabile Odette, tutta fremiti e allusività di braccia, che ha fatto coppia con un Siegfrid plastico e virile quale è Mikhail Kaniskin. Dal chiar di luna al calore bruciante e ossessivo del Sud proposto da Vincenzo Capezzuto intenso interprete di “Girasole”, un solo di Mauro Bigonzetti, prima di assistere al riscatto di Anna Osadcenko ed Evan Mckie con “Fanfare LX” di Douglas Lee su musiche di Michael Nymann, musica e danza aggressiva, una vera e propria sfida, spigolosa e affascinante. Finale del primo tempo sulle note di “Ho messo via” di Luciano Ligabue, per il passo a due di Stefania Figliossi e Philip Kratz,  tratto da “Certe Notti” di Mauro Bigonzetti, in cui i danzatori ci accompagnano  in un viaggio attraverso una notte vista come luogo non luogo tra palcoscenico e vita. Ritorna Vincenzo Capezzuto nelle vesti di cantante e la tessitura dei due brani che regala, “Stu Criatu” di Enzo Gragnaniello e “’O passariello”una melodia della tradizione napoletana, è esaltata dalla sua voce pura e glauca, specchio dei suoi occhi. Elisa Carrillo Cabrera e Mikhail Kaniskin dello Staatsballet di Berlino, evocano il mito di “Caravaggio”, il suo mistero, quel conflitto ininterrotto che è stata la sua vita, la sua arte. Bigonzetti ben assecondato dalle musiche di Bruno Moretti esplora, attraverso i due ballerini, il dissidio interiore, quelle luci e ombre dell’anima che sono le stesse delle opere: chiari luminosissimi, abbacinanti, e oscurità catturate dal buio insondabile e imperscrutabile. Ancora un passo a due maschile per la firma di Michele Merola, interpretato da Giovanni Napoli e Paolo Lauri, della MMCompany; protagonisti di “Moresca” un omaggio al nostro CentroSud in cui nella musica, nell’arte e nella danza ha avuto luogo la convivenza artistica di tre massime culture mondiali, la cristiana, l’islamica e l’ebraica, società sempre in lotta, ma legate osmoticamente nelle arti e nelle scienze, di cui questa danza è un chiaro simbolo. Ritorna la cantata sopra il passacaglio di Pozzi, ma stavolta Vincenzo Capezzuto la danza, dando vita insieme a Stefania Figliossi a quello scontro di amorosi affetti che è “Mappe di amanti sperduti” di Michele Merola. E’ un vero e proprio respiro il “Nefes” di Patrick de Bana, che dimesse le vesti di coreografo ha inteso eseguirlo insieme a Manuel Legris: l’equivalenza danza-gioia-liberazione-felicità, ripresa dalla filosofia nieztschiana è una costante, in quest’opera. E’ “La metà dell’ ombra” la coreografia che Michele Merola ha scelto, affidandola a Vincenzo Capezzuto, Enrico Morelli, Paolo Lauri, Giovanni Napoli e Michele Barile, per chiudere lo spettacolo salernitano, un quadro tratto dal balletto “Con le labbra dipinte”, vincitore del premio Anita Bucchi 2010, presentato in prima mondiale al Seoul International Dance festival Sidance in Corea lo scorso ottobre. Qui la luce e le antinomie sono ancora protagoniste, insieme alla farina, simbolo di morte ma anche di vita. La luce tende moralmente alla verità, la libera dal dato reale in cui è condannata, squarciandolo, mettendone a nudo lo spessore terreno, l’asprezza fisica. La verità è dramma, è il dramma cui l’uomo va restituito. L’uomo è vero solo nella luce, che lo cerca per le immense ombre e lo trova, lo sorprende nell’evento, lo sbalza, lo brucia nel momento della caduta nella morte o nella grazia. È la luce, evento essa stessa, che decide e recide, logos e thanatos. Standing ovation per tutti i danzatori e appuntamento con il pubblico al VII Concorso nazionale di Danza “Città di Salerno” che si svolgerà nella prima settimana di marzo.

Olga Chieffi