Libero Incoronato, quel Pulcinella piccolo borghese

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Trionfa al teatro Verdi Luca De Filippo e la sua compagnia protagonista de’ “Le bugie con le gambe lunghe”. Questa sera alle ore 18,30 “Giù la maschera” nell’incontro con l’attore condotto da Peppe Iannicelli

 

Trionfo annunciato, mercoledì sera al teatro Verdi di Salerno, per la prima di “Le Bugie con le gambe lunghe” , una commedia datata 1946 firmata da Eduardo De Filippo, appartenente al suo periodo creativo più intenso: segue “Napoli milionaria”, “Questi fantasmi” e “Filumena Marturano”, precedendo “La grande magia” e “Le voci di dentro”, di cui è magnifico preludio, rivelandosi un piccolo capolavoro di analisi del costume. Parrebbe un’evasione a tratti addirittura posciadistica dalla impegnata tematica delle commedie più celebrate, quasi ad evocare il Pirandello de “L’uomo, la bestia e la virtù”, ma è invece, una commedia in cui lievitano i più caratteristici fermenti defilippiani di realistica comprensione umana e sociale. La commedia s’intesse sullo sfondo realistico delle conseguenze sociali della guerra (“…C’è stata una guerra; una guerra che ha distrutto tutte le illusioni, tutte le apparenze. Qua viviamo di realtà ora per ora, minuto per minuto”) E, nel mondo della realtà, quella economica domina su tutte le altre: ecco una verità che nessuno, peraltro, oserà proclamare, poiché smaschererebbe se stesso. La bugia, invece, prudente ed opportuna, evita gli scandali e le fratture; e, siccome l’omertà degli interessi è potente, essa si allarga, si estende, ricopre tutto: si vive di menzogne, e tra le menzogne, che da non pochi son conosciute come tali, ma che, comunque, corrono il mondo come inoppugnabili verità. Convince Luca De Filippo, nella doppia veste di attore e regista, che continua a sottolineare anche con la scenografia e i fondali, quella città e quella società che viene ri-costruita male, nel secondo-dopoguerra, dalle linee contorte e affastellate, fagocitante, mostruosa, come il fondale che segna il cambio-scena tra I e II atto, commentato da rumori dei cantieri edili e passaggi musicali, che vanno dai sedimenti jazzistici dell’occupazione americana alle canzoni dell’epoca, quale Munasterio ‘e Santa Chiara. Luca ben veste i panni di Libero Incoronato, un novello Candide, cui tuttavia non manca la sottigliezza e il cinismo, poiché sulla sua anima l’esperienza non scivola affatto come acqua sul cristallo. E’ ben evidenziato, in particolare quel restare di fronte alla vita per un momento percosso e attonito, trasognato, quella sua mite e bonaria rassegnazione, la sua onesta e squattrinata sfiducia negli uomini e nel mondo. Di ottimo livello anche gli altri bugiardi che si alternano nell’entrare e uscire dallo stanzone e dalla vita di Libero, a cominciare da Costanza, la sorella di Libero, Fulvia Carotenuto, che va in sposa all’avarissimo Roberto Peretti Nicola Di Pinto e la splendida accoppiata di madre e figlia Cristina e Olga Anna Fiorelli e Carolina Rosi, e ancora, Chiara De Crescenzo che schizza la servetta pettegola Carmela, Massimo De Matteo che veste i panni di Benedetto Cigolella, l’altra coppia costituita da Guglielmo Caputo e Angelina Trombetta interpretati da Giuseppe Rispoli e Carmen Annibale, mentre è ancora troppo giovane Gioia Miale per calarsi a pieno nella parte di Graziella. A completamento dell’ottimo cast Alessandra D’Ambrosio, la balia, Antonio D’Avino, il fratello di Benedetto e Boris De Paola, lo zio di Benedetto. Perfetta la scelta dei tempi scenici e del silenzio che cala sull’intero teatro quando anche Libero, proclama una verità nuova, chiamando a sé la prostituta Graziella quale giovane ereditiera di nobile famiglia che aveva vissuto lunghi anni in solitudine in un suo castello: silenzio che comunica lo stupore negativo di fronte alla scoperta della falsità del mondo e tuttavia stupore involontariamente ammirativo per quella sicurezza con cui si riesce a mentire, che allunga a dismisura le gambe alle bugie.

Olga Chieffi