ROMA, COLPÌ 15ENNE CON UN CASCO: AI DOMICILIARI -VIDEO

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Ventidue giorni dopo gli scontri nel centro di Roma avvenuti durante una manifestazione che si teneva in concomitanza con il voto di fiducia al Governo, la magistratura romana ha emesso la misura degli arresti domiciliari per Manuel De Santis, il ventenne che, con un casco, colpì violentemente alla testa un minorenne Cristiano, 15 anni, procurandogli, tra l’altro, una frattura nasale scomposta. L’arresto con misura della custodia presso il domicilio è stato disposto dal gip Marco Mancinetti, su richiesta del pm Luca Tescaroli, a conclusione della prima fase delle indagini. Il pm, in particolare, ha motivato la richiesta di misura con il pericolo di reiterazione del reato da parte dell’indagato. Difeso dall’avvocato Tommaso Mancini, De Santis, il quale lavora in una pizzeria, è iscritto nel registro degli indagati per lesioni gravi. Il giovane si era autodenunciato all’indomani dei fatti, In una lettera inviata alla Procura, oltre ad assumersi la responsabilità dell’episodio, aveva sollecitato, insieme con la famiglia, un incontro privato con Cristiano e i suoi genitori. «L’ho fatto per evitare scontri tra la Polizia e gli studenti – questa la giustificazione data da De Santis – per difendere la polizia dagli universitari che lanciavano frutta e puntavano al Senato». Il quindicenne, intanto, ha lasciato l’ospedale di San Giovanni il 24 dicembre scorso. Le sue condizioni sono migliorate anche se dovrà sottoporsi a dei controlli. «Siamo soddisfatti – ha commentato Claudio, padre di Cristiano, a proposito dell’iniziativa della magistratura – fin dall’inizio di questa vicenda il nostro augurio era che questo ragazzo fosse posto nelle condizioni di non arrecare danno a nessun altro: oggi questo desiderio è stato esaudito». Parlando della condizioni del figlio, Claudio ha aggiunto che «Cristiano ha ancora un ematoma celebrale, che si sta pian piano riducendo. Nei prossimi giorni dovrà fare altri accertamenti per verificare il riassorbimento dell’ematoma, ma intanto prende dei farmaci per evitare l’insorgenza di crisi epilettiche». «Mio figlio – ha concluso – ha detto che non ha nessun interesse a vederlo perseguitato, l’unica volontà è di sapere da lui il perchè di quel gesto. Contrariamente a quanto è stato detto in giro, Manuel non ha mai contattato nè mio figlio, nè noi».

fonte Leggo

scelto da Michele Pappacoda