LETTERA ALLA BEFANA

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LETTERA ALLA BEFANA

Cara Befana,

sei rimasta una delle poche immagini capace di ripopolare con malinconica tenerezza i ricordi dell’infanzia che, per quelli della mia generazione, non fu ricca di esaltanti sorprese e di giocattoli costosi, salvo che per pochissimi fortunati. La calza che sciogliemmo eccitati all’alba riservava manciate di frutta secca della nostra terra (fichi ‘nzuccarati, mandorle, noci, mandarini) e qualche rara caramella. Eppure fummo felici della sana incoscienza degli anni.

Passarono i decenni, si rinnovarono le generazioni e tu continuasti a popolare l’immaginario collettivo di grandi e piccoli e calasti nottetempo dalle dorate regioni della fantasia con il tuo carico di doni. Oggi il tuo sacco è sempre più pesante, voluminoso e ricco della sconfinata varietà dei doni tanto estrosi quanto costosi e soddisfi le attese incolpevoli dei figli quanto le vanitose e supponenti ostentazioni di genitori e nonni travolti dall’ingranaggio della vorticosa gara del consumismo. E sull’onda del complice messaggio dei mass-media raggiungi anche i più remoti villaggi del mio Cilento, dove sono in trepida attesa mogli, figli e nipoti.

Io, per pesanti e sempre più impegnative ragioni anagrafiche, appartengo alla poco fortunata categoria di chi i doni li fa e raramente li riceve, anche perchè si restringe inesorabilmente l’area del bisogno e la saggezza rifiuta anche le vanità più innocenti. Eppure non intendo sottrarmi al rito delle tradizioni e per i cittadini della mia terra auguro che nel tuo faticoso e avventuroso viaggio della prossima notte possa dirigerti anche nel mio Cilento, magari fermandoti prima a Pontecagnano per l’ultima puntata della “telenovela aeroporto”, capace di ospitare il più presto possibile voli charter per popolare le incantevoli marine da Paestum a Sapri, per immettere nel circuito dei mercati della fruibilità turistica tutti gli incantevoli villaggi del Golfo di Policastro e gli scenari tanto belli quanto spesso sconosciuti ai più delle Valli del Lambro, del Mingardo e del Bussento. E vorrei che ti fermassi a Vallo della Lucania, nella sede del Parco e impegnassi tutta la tua pazienza a convincere Presidente e Comitato di gestione che non è più tempo di delibere di ordinaria disamministrazione e che è ora, invece, di mettere mano speditamente alle forti iniziative, capaci di monetizzare una grande occasione di sviluppo, prima che la sfiducia e/o la rabbia smorzino defiitivamente nei miei conterranei l’entusiasmo per una istituzione in cui avevano ed in parte hanno ancora riposto grandi speranze di futuro.

E nel giro per la mia terra raccogli i secolari lamenti per una viabilità da tempi biblici che sconsiglia visite a monti di incontaminata bellezza, a corsi d’acqua che non hanno mai conosciuto l’inciviltà dell’inquinamento, a centri storici ricchi di memorie e non privi di monumenti, ancora intatti nella loro compatta struttura urbanistica e nella calda e coinvolgente umanità. Che le istituzioni recuperino ed ammodernino l’esistente e, là dove è possibile e necessario, traccino speditamente vie nuove nel rispetto dell’ambiente.

Nella calza dei tanti amministratori comunali metti l’impegno per la valorizzazione delle loro comunità privilegiando i fatti culturali, il rispetto della storia e delle tradizioni e l’eliminazione della fiera dell’incultura delle sagre dalla inesauribile e discutibile gamma gastronomica. Stimola gli amministratori regionali a finanziare ed organizzare corsi di formazione professionale non tanto per parrucchieri dall’incerto ed improbabile futuro ma per operatori dell’ambiente e del turismo dal certo e consolidato mercato. E ricorda all’Assessore Regionale al Turismo e ai tanti operatori vecchi e nuovi che di qui a poche settimane inizieranno gli appuntamenti nazionali ed internazionali delle fiere del turismo, a cui il Cilento deve essere presente con proposte precise e credibili e che ancora qualche mese o giù di lì nelle nostre coste comincia già ad esplodere la primavera nella caleidoscopica bellezza di luci e colori e che, con un pizzico di intraprendenza in più, la nostra terra sarebbe già pronta ad una lunga stagione di ospitalità e di conseguente lavoro assolutamente impensabile altrove.

Cara Befana, che il tuo sacco carico di doni sia generoso per la mia terra e soddisfi almeno in parte le attese e i desideri di quanti, come me, vivono per vederla finalmente impegnata al massimo a sfruttare le proprie risorse.

Ma nel tuo peregrinare della prossima notte ti prego di fare tappa anche nella Costa d’Amalfi che è e resta la mia patria di elezione. Bussa con insistenza alle case degli amministratori locali, di quelli già eletti e di quanti aspirano al governo delle comunità nelle prossime consultazioni elettorali. Ricorda loro di puntare ad una visione comprensoriale dello sviluppo che metta a tacere per sempre il municipalismo asfittico ed improduttivo, che avviino una politica di promozione turistica in grado di volare alto sui mercati nazionali ed internazionali per consolidare quelli già acquisiti e conquistarne di nuovi, soprattutto quelli ricchi delle regioni dell’Oriente del mondo. Stimola gli operatori ad un impegno in prima persona nella gestione della Cosa Pubblica, nella convinzione che le loro aziende crescono e si consolidano se operano in una cornice di efficienza, in cui ci sia il geloso rispetto dell’ambiente, la valorizzazione dei Beni Culturali, la qualità dell’offerta nella logica della destagionalizzazione e della diversificazione.

Cara Befana, che il tuo viaggio nella notte invernale, che si annunzia rigida ma sfavillante di luna e stelle, sia foriero di speranze per il futuro per tutti i paesi della Costa che ricama case e chiese sulle colline dei Lattari che trafiggono il cielo e caracollano a mare.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it