ANCORA SANGUE IN AFGHANISTAN, UCCISO L´ALPINO MATTEO MIOTTO ,DI THIENE VICENZA AVEVA 24 ANNI FOTO

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In un giorno che doveva essere di festa un altro lutto nel nostro contingente italiano in Afghanistan ucciso un nostro soldato

Un alpino italiano, Matteo Miotto, 24 anni, è morto oggi in Afghanistan, centrato dal proiettile di un cecchino. E’ accaduto nel Gulistan (provincia di Farah), nell’ovest del Paese, una delle zone più «calde» del settore affidato al controllo dei militari italiani, al confine con l’Helmand. Miotto, originario di Thiene, in provincia di Vicenza, era caporal maggiore nel 7° reggimento Alpini di Belluno dal 12 gennaio del 2009, ma era già in servizio nel 2008. E’ stato colpito mentre si trovava all’interno della base di Buji, dove prestava servizio. Il proiettile è penetrato in prossimità della spalla, nella parte lasciata scoperta dal giubbetto, ed ha raggiunto organi vitali. Nonostante i soccorsi, immediati, non c’è stato niente da fare. I fatti sono avvenuti alle 15, ora locale. Nella stessa giornata è morto, sempre in Afghanistan, un altro militare della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato), a causa dello scoppio di un rudimentale ordigno in una provincia del sud.

IL REGGIMENTO DEGLI ALPINI – Nella zona, dal primo settembre, operano gli alpini del 7° reggimento di Belluno, che costituiscono l’ossatura della Task force south east, composta anche da militari di altri reparti. Il 4 ottobre scorso, proprio nella valle del Gulistan, si verificò l’imboscata in cui morirono altri quattro soldati italiani. L’area affidata al controllo degli alpini, denominata Box Tripoli, era un tempo sotto comando statunitense. In questi pochi mesi i militari italiani hanno portato avanti una serie di iniziative (tra cui quattro progetti di cooperazione civile-militare) con «notevole successo», come ha sottolineato solo qualche settimana fa il generale David Petraeus, comandante della missione Isaf in Afghanistan, in visita agli alpini del Gulistan.

«TROPPI LUTTI» – «Un altro lutto che arriva in un giorno che doveva essere di festa. Ci sono stati troppi lutti in Afghanistan tra i nostri soldati», ha detto ai giornalisti il ministro della difesa Ignazio La Russa, che annuncia di voler andare in Afghanistan subito dopo i funerali di Matteo Miotto. La Russa ha riferito: «Oltre che una tragedia è stato un fatto di grande sfortuna. Il militare era in una torretta di guardia, protetto da tutti gli accorgimenti, ma è stato colpito da un cecchino alla spalla, nella parte laterale non protetta. Il colpo è penetrato e ha leso organi vitali. Già nei giorni scorsi vi erano stati scambi di proiettili, che però non avevano avuto conseguenze». La Russa ha aggiunto che la tragedia di oggi non causerà cambiamenti nella strategia seguita finora, che ha permesso agli italiani di fare «molta strada in avanti in queste zone, dove oggi siamo presenti di continuo e non sporadicamente come in passato. Coloro che si oppongono sentono crescere la vicinanza della popolazione indigena ai nostri militari».

IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dell’attentato nel distretto di Gulistan in cui ha perso la vita un militare italiano, impegnato nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan, ha espresso i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del caduto e al cordoglio delle Forze Armate. Anche i ministro degli Esteri Franco Frattini ha espresso il suo personale cordoglio e quello della Farnesina: «Quello odierno è in termini di tempo l’ultimo, carissimo contributo pagato dai nostri soldati nella loro encomiabile lotta contro il terrorismo internazionale, finalizzata a garantire pace e sicurezza al nostro Paese ed alla nostra società».

35 VITTIME – Con la morte di Matteo Miotto sale a trentacinque il numero degli italiani morti in Afghanistan, dall’inizio della missione nel 2004 Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore ed uno si è suicidato. Sono 13 le vittime nell’anno 2010 (erano state 9 nel 2009).

In ricordo dei nostri soldati uccisi

Il 2010 e’ stato l’anno piu’ nero per il contingente nazionale impegnato in Afghanistan: sono state infatti 13 le vittime italiane (35 dall’inizio della missione, nel 2004). Il bilancio piu’ alto dall’inizio della missione Isaf, nel 2004. L’ultimo attacco, che ha provocato la morte di quattro alpini, e’ del 9 ottobre: un’imboscata con un ordigno e spari, nella provincia di Farah.

Sono circa 3.800 i militari italiani impiegati nella regione Ovest (un’area grande quanto l’Italia del Nord, popolata da circa 3milioni di persone), quella posta sotto il comando tricolore. Il numero massimo – 4mila – sara’ raggiunto entro la fine dell’anno; dal 2011 iniziera’ invece il graduale ritiro del contingente. Lo scorso 18 ottobre c’e’ stato il passaggio di consegne alla guida della Regione Ovest dell’Afghanistan: gli Alpini della brigata Julia sono subentrati a quelli della Taurinense.

Nei sei mesi di permanenza in Afghanistan i militari della Taurinense hanno subito ben 200 attacchi. Nell’area sono presenti, sotto il comando del generale Marcello Bellacicco, oltre 7mila militari di 11 nazioni

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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