Capodanno 2011 è tempo di musica!

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L’Orchestra Filarmonica Salernitana, diretta da Janos Acs rinnova il doppio appuntamento al teatro Verdi proponendo uno spettacolo alle ore 18,30 e uno alle 21 proponendo musiche di Johann Strauss, Caijkovskij, Elgar, Ravel e una vera chicca,  “An American in Paris” di George Gershwin

Doppio appuntamento al teatro Verdi per la serata del primo dell’anno. Gli auguri in musica dell’Orchestra Filarmonica Salernitana diretta per l’occasione da Janos Acs saranno raddoppiati con ben due esibizioni, la prima alle ore 18,30, la seconda alle ore 21,30. Il concerto verrà aperto da un florilegio di walzer inaugurato dall’ouverture del Fledermaus, una pagina gioiello, di Johann Strauss figlio, risposta al genio di Offenbach, contenente i temi più brillanti dell’operetta, tra cui il celeberrimo valzer Du und Du. Seguirà il Perpetuum mobile, il Musikalischer Scherz, op.257, un autentico gioiello d’oreficeria musicale, il cui titolo sottintende all’incessante martellio delle due crome sincopate che accompagna un continuo e vivacissimo rincorrersi di motivi. Tra cui sghignazzano flauti e oboi, rimbrotta il fagotto, svolazza il flauto piccolo, per far largo ai corni e ai tromboni ed al contrasto timbrico del glockenspiel e del flauto. Da Vienna a alla Russia a ritmo di danza con Petr ll’ic Caijkovskij e il suo Schiaccianoci. Giunto ai lidi estremi della fantasia e della invenzione, questo balletto è specchio di quel tipo di società apparentemente allegra dell’Europa danubiana, che danzava i valzer di Strauss e si beava nei tabarin. L’ultima grande corte europea, quella degli zar di Russia, celebrava i suoi fasti ignara dei tragici destini che l’attendevano, non c’erano guerre e pareva che davvero il mondo potesse aver raggiunto pacifiche armonie, sia pure a spese dei popoli inferiori, colonizzati in modo sovente brutale. Simbolo di questo balletto è il Valzer dei fiori, con la sua introduzione dominata dall’arpa, che con volteggi aerei interrompe la citazione del tema principale esposto dai legni sin dalla prima battuta. Appena si spengono gli ultimi suoni vibranti dell’arpa attacca il vero valzer con il tema eseguito dai corni accompagnati dagli archi. Il secondo tema è, invece, affidato ai violini ed è più agile e movimentato. Segue un secondo valzer, anch’esso in forma bipartita: di nuovo un primo tema ai fiati, i flauti questa volta, e un secondo agli archi, viole e celli. Un breve episodio di collegamento porta alla ripresa del primo valzer e alla coda che conclude gioiosamente la composizione con il tripudio dell’orchestra intera. E sarà l’equilibrata osmosi tra musica descrittiva e musica pura, di “An American in Paris” di George Gershwin a chiudere la prima parte della serata. La celeberrima pagina comprende una prima sezione di presentazione del materiale tematico, una parte centrale con elemento “americani” – il tema blues e il tema charleston – e una grandiosa e altisonante finale di ricapitolazione delle idee espresse. Di grande effetto è il tema blues esposto dalla tromba solista, un momento magico per liricità espressa e per l’enorme potere evocativo sprigionato da questa sorta di incantato e sognante notturno orchestrale. Uno dei  pezzi obbligati in un concerto di Capodanno, “An der schonen blauen donau” al quale “Si deve soltanto accennare alle prime tre note della triade di Re maggiore, che tutte le facce s’accendono di entusiasmo”(Eduard Hanslick) e sarà proprio l’attesissimo “Sul bel Danubio blu” a inaugurare la seconda parte del concerto. La Filarmonica Giuseppe Verdi  procederà   ritmo di marcia sulle note del celebre “Pomp and Circumstance” di Edward Elgar. Il titolo della marcia trae ispirazione da un verso del terzo atto dell’Otello shakespeariano, nel quale il protagonista dice addio al suo destino di soldato, snervato dalla gelosia per Desdemona. In due tempi, la composizione si apre con un allegro acceso in un clima solenne e vigoroso con l’uso massiccio delle percussioni e degli ottoni. A fare da contrappunto all’Allegro è il Trio solenne ma calmo. Un brano senza dubbio anticonvenzionale in cui la marcia si spoglia via via delle sue peculiarità per migrare verso il ritmo fluido e melodico della sinfonia.  Si continuerà, poi, con il Kaiserwalzer, con il suo monumentale tema di marcia lenta in 4/4 che cede il passo ai tre quarti d’un valzer languido e dolente, quasi un Walzer-Requiem, per usare un’espressione di Hanslick, nel cui noto ondeggiare si affievoliva l’eco dell’eccidio di Mayerling, ennesimo colpo inflitto dalla sorte alla vita privata dell’imperatore più tetro d’Europa. Gran finale con il Bolero, pezzo popolarissimo di Maurice Ravel. Il 22 novembre 1928, infatti, il pubblico dell’ Opera di Parigi assistette ad un balletto sulle note di un Bolero di quindici minuti: un unico, continuo e graduale crescendo, costruito su una melodia chiara ed inarrestabile. La musica appare di stupefacente semplicità, disegnata con i pochi tratti di un ritmo ostinato che si ripresenta sempre uguale a se stesso. In realtà cela un finissimo gioco di combinazione degli strumenti dell’orchestra, che entrano uno dopo l’altro ad arricchire il suono, in una trascinante progressione, dal flauto ai sax tenore e soprano, fino all’esplosione finale, che accenderà l’applauso di un teatro Verdi interamente ai piedi di Janos Acs.

Olga Chieffi