Sconcertanti dichiarazioni sull´A.C.I.I.E.F di Sant´Anastasia -Inchiesta di Lidia Ianuario, inviata della zona vesuviana

0

Stupefacenti dichiarazioni quelle di due ragazze universitarie, svolgenti attualmente la professione di promoter presso centri commerciali, secondo le quali durante la prova finale del corso n° 86 per “Alimentaristi – Addetti di livello di rischio 01”, della durata di 4 ore, hanno conseguito l’idoneità alla mansione sopra indicata. Ad essere coinvolta è l’A.C.I.I.E.F., Associazione Culturale Italiana Informazione e Formazione, con sede sia corsuale che legale in Via Cecilia Rocca, località Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia, zona vesuviana del napoletano. Le stesse manifestano il loro dissenso circa lo svolgimento dell’esame: avvenuto in data 15 luglio 2010 – probabilmente all’oscuro di tali vicende Nicola Massimo Trinchese ed Aldo Gini, in qualità rispettivamente di direttore del SIAN e di responsabile scientifico del corso – con una presenza di esaminandi inferiore rispetto agli attestati realmente conseguiti, è bastato rispondere ai quiz a risposta multipla considerando che quella giusta avesse come finale la lettera “i”; suggerimento proveniente non solo dal corpo docenti, ma dagli stessi esaminandi, che conoscevano già tale modalità mediante terze persone, quali amici, parenti, colleghi di lavoro, aventi già conseguito l’attestato di formazione per addetti alle attività connesse all’igiene degli alimenti, ai sensi del Decreto Dirigenziale della Regione Campania n° 46 del 23 febbraio 2005 e successive modificazioni ed integrazioni. L’alternativa ai corsi A.C.I.I.E.F., tra l’altro risulta non comprensibile come si possa sostenere una prova finale subito dopo la partecipazione ad un corso – in quanto non è previsto alcun tempo utile al fine di memorizzare e approfondire i temi presentati durante lo stesso, diversamente da altri tipi di esami pubblici, che presuppongono un adeguato tempo di preparazione – è rappresentata dalla possibilità di rivolgersi alle proprie Aziende Sanitarie Locali, mediante una procedura a molti sconosciuta, visto il proliferarsi anche di corsi on line. La differenza in termini di costi tra le due opzioni? Dieci euro. Per tale motivo, molti preferiscono rivolgersi all’A.C.I.I.E.F., sostenendo una maggiorazione di prezzo che rappresenta il 25% del costo totale, piuttosto che impiegare il loro tempo rivolgendosi ad enti pubblici svolgenti attività istituzionali.

Tale episodio apre un’ampia riflessione sulla legalità e sulla tutela dei diritti di una categoria, molto ampia, comprendente tutti coloro che producono, somministrano e manipolano alimenti, riguardante i contratti usati dalle agenzie di servizi e promozione napoletane, a loro volta collegate a cooperative con sede legale al Nord, la cui quota viene versata dalle agenzie stesse per conto delle promoter: si calcola che il costo di una promoter al fornitore, ossia il produttore del marchio promosso, presso un centro commerciale, è superiore ad 80 euro, mentre le promoter ne percepiscono dai 30 ai 40. Maggiore la possibilità di evasione fiscale nei negozi al dettaglio, dove, a differenza della grande distribuzione, come gli Auchan, non è richiesta alcuna documentazione preventiva ma semplicemente una lettera di presentazione, consegnata a mano dalle stesse lavoratrici.

 

Lidia Ianuario