Mense, ospedali e carceri femminili: è un Natale di solidarietà

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24/12/2010 – Sono attese oltre mille persone al tradizionale pranzo di beneficenza promosso dalla Camera di Commercio partenopea nella Galleria Principe di Napoli. Per gli ospiti della “Vigilia Insieme”, è stato preparato un menu nel solco della tradizione: prosciutto e mozzarella, pennette alla Maria Carolina, frittura di calamari e gamberi, rollé di vitello, patate al forno e broccoli di Natale, mandarini e mele annurche, cassatine, panettone, vino bianco e vino rosso, acqua minerale e spumante. L’iniziativa, giunta alla quindicesima edizione, rientra negli eventi del programma ‘Il Natale siamo noi’ voluto dall’ente camerale ed è realizzata dall’Associazione Amici della Galleria onlus onlus (guidata da Stefano Cimaglia Gonzaga) con la collaborazione di diversi sponsor. I volontari (circa 200 tra i quali anche scout) allestiranno tavole imbandite con bicchieri di cristallo e posateria per ogni portata, e addobbi natalizi. Saranno offerti pacchi dono e la manifestazione, che si svolgerà con la collaborazione dell’Ordine Costantiniano della Real Casa di Borbone e della Ustica Lines, sarà allietata da musiche e canti. Si esibiranno venticinque ragazzi dell’orchestra Iuvenilia Corda diretti dal maestro Matteo Gigantino e ci saranno anche performance di alcuni artisti. Grazie all’intervento degli sponsor (come Perrotta catering per il pranzo, evidenziano gli organizzatori) saranno anche distribuiti pacchi dono e sarà allestito un albero di Natale, alto circa 7 metri e composto da 250 piantine. “La casa delle imprese – spiega Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di Commercio – vuole essere concretamente vicina a chi è nel bisogno specie in un momento nel quale più forti si evidenziano le contraddizioni. La solidarietà e la promozione caratterizzano le iniziative del ‘Natale siamo noi’, un programma che cerca di sostenere lo sforzo delle piccole e medie imprese in una logica che non dimentica i più deboli e i più bisognosi”. Natale di solidarietà anche per gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli, che hanno organizzato una raccolta fondi per l’acquisto di giocattoli e personal computer destinati ai piccoli pazienti ricoverati al Reparto di pediatria oncologica del I Policlinico di Piazza Miraglia e della Casa famiglia “Fratello Sole” di Via Capodimonte. Il progetto di solidarietà degli agenti della Polizia di Stato napoletana nasce con la collaborazione dell’associazione “Diamo una mano”. Occhio ai meno fortunati, ma anche ai bambini costretti a trascorrere le festività natalizie nelle celle. “Visitare un qualsiasi istituto penitenziario della Penisola, di questi tempi, rappresenta di per se una vera sofferenza per le degradanti ed incivili condizioni di detenzione e per le infamanti condizioni di lavoro. Visitare un carcere che ospita sezioni per mamme-detenute, con annessi nidi, è uno strazio”, dice Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa Penitenziari, al termine della visita effettuata questa mattina alla casa circondariale di Avellino-Bellizzi dove sono ospitate cinque donne con bambini in cella. “Tra gli innumerevoli impegni disattesi dal Governo e dal Parlamento c’é anche la mancata legiferazione in materia di bimbi-detenuti. Gli sguardi di quei cinque angioletti chiusi nel nido di Bellizzi hanno rappresentato delle vere stilettate al cuore. Ho sentito l’umiliazione della coscienza e la rabbia di essere inerme di fronte a tale inciviltà. Faccio un appello ai politici perché questa barbarie dei bimbi in carcere abbia immediatamente a cessare. Un Paese non può considerarsi civile se costringe i bambini ad una ingiusta detenzione. Mi appello – continua Sarno – agli amministratori di Avellino : al sindaco, al presidente della Provincia, al vescovo, alle associazioni di volontariato perché possano sinergicamente individuare con l’Amministrazione Penitenziaria una soluzione che liberi quegli innocenti dall’affronto delle sbarre”. Secondo la Uil Pa penitenziari “le norme consentono di de localizzare in ambienti esterni, sebbene protetti, le mamme detenute. A Bellizzi, secondo quanto riferisce Sarno, erano presenti 458 detenuti (433 uomini – 25 donne, 428 adulti e 30 giovani adulti) “in una struttura che ne potrebbe contenere al massimo 308”.

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scelto da Michele Pappacoda