Il rogo di Benevento, il giorno della Vigilia-i funerali della madre e dei 4 figli

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Rocco, il capofamiglia sopravvissuto interrogato dai carabinieri
«Ho sfondato una grata con un’ascia, poi è esplosa la bombola e sono svenuto»

Si svolgeranno la vigilia di Natale alle ore 11,30, nella chiesa di San Giovanni Battista di Cusano Mutri, i funerali di Genoveffa Vitelli (44 anni) e dei suoi quattro figli (Simone, 26 anni, Giovanni di 24, e dei due gemellini Antonio e Carlo, di tre anni), rispettivamente moglie e figli di Rocco Tammaro, 59 anni, sopravvissuto insieme al padre ottantacinquenne Simone al rogo del suo casolare nella notte tra sabato e domenica scorsa. A celebrare i funerali sarà il vescovo di Cerreto Sannita, monsignor Michele De Rosa, alla presenza, tra gli altri, di tutti gli studenti delle scuole di Cusano Mutri, e dei sindaci del comprensorio della Valle del Titerno con la fascia tricolore e i gonfaloni.

Per il 24 dicembre il sindaco di Cusano Mutri, Pasquale Frongillo, ha proclamato il lutto cittadino. Ma in paese il clima natalizio si era già spento dal giorno della tragedia. Tutte le attività festive programmate dall’amministrazione comunale e dalle associazioni locali sono state sospese. Spente anche tutte le luminarie. Domani mattina presso l’obitorio dell’ospedale ‘Rummò di Benevento verranno intanto eseguite dai medici legali le autopsie sui cadaveri delle cinque vittime che hanno commosso l’Italia, e non solo, a cominciare dal capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha inviato un messaggio di cordoglio ai familiari.

Ai superstiti del rogo stanno pervenendo messaggi di solidarietà sia dalle istituzioni che dalla gente comune, anche dall’estero, soprattutto dalla Svizzera e dalla Germania, Paesi dove i cusanesi sono emigrati per il passato in massa. «Stiamo registrando tanta commozione – dice il primo cittadino di Cusano Mutri – ma anche tanta solidarietà verso i familiari delle vittime.

A distanza di ventiquattro ore dalla apertura da parte dell’amministrazione comunale del conto corrente presso lo sportello della Banca Popolare di Novara di Cusano Mutri stanno pervenendo tante offerte per la ricostruzione del casolare distrutto della famiglia Tammaro-Vitelli». «Un destino crudele – dicono poi in paese – ha distrutto una famiglia umile, onesta e benvoluta».

«I due gemellini Antonio e Carlo avevano scritto la letterina a Babbo Natale – dicono oggi, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, alla scuola materna che le due giovani vittime frequentavano da quest’anno – con il desiderio di qualche dono. Nel giorno del Santo Natale, invece, Babbo Natale li ha voluti vicino a se».

Intanto Rocco Tammaro, il cinquantanovenne sopravvissuto insieme al papà Simone di 85 anni, al rogo del suo casolare nella notte tra sabato e domenica scorsa a Cusano Mutri (in provincia di Benevento), in cui sono morti la moglie e i suoi quattro figli, è stato ascoltato dai carabinieri, come disposto dal sostituto procuratore della Repubblica di Benevento, Giovanni Tartaglia Polcini, che coordina le indagini.

Rocco, che dimora ora presso la casa della sorella Maria Cristina, ha ripercorso, con tanta commozione e qualche ‘non ricordò, quei momenti tremendi della notte tra sabato e domenica in cui ha perso l’intera famiglia. «Io e mia moglie – racconta Rocco – sabato sera siamo andati a dormire intorno alle ore 21, insieme ai gemellini, Antonio e Carlo. Giovanni, il mio secondogenito, è andato nella sua cameretta a vedere la televisione. Simone, il primogenito, era invece uscito in paese».

«Stavo dormendo – continua nel suo racconto Rocco – quando ho sentito la voce di Simone, che non ho visto fisicamente, che urlava che la casa stava bruciando. Sono balzato dal letto insieme a mia moglie alla quale ho detto di prendere i bambini e di tenersi vicino alla finestra in quanto le stanze erano invase da fumo e fiamme (tutte le camere da letto del casolare erano al primo piano, mentre a piano terra c’era la cucina, ndr). Ho visto le scale invase dalle fiamme, le ho attraversate, alla ricerca di qualcosa per domarle e di un attrezzo utile a rompere l’inferriata. Mentre il casolare bruciava ho preso un’ ascia-martello per sfondare, salendo su una tettoia, la grata di ferro della finestra della camera da letto che mi separava da mia moglie e dai bambini. C’era tantissimo fumo poi ho sentito l’esplosione della bombola di gas e sono svenuto. Ricordo solo di essermi ripreso per qualche attimo tra le braccia di mia sorella Maria Cristina per poi riperdere i sensi e risvegliarmi in ospedale a Benevento».

Termina così la deposizione di Rocco il quale ha tenuto a precisare ai militari che a salvare il padre ottantacinquenne è stato il cognato, Nicola Tammaro, marito della sorella Maria Cristina Tammaro, con l’aiuto dei vicini.

fonte:ilmattino    scelto da michele d elucia