Editoriale:Addio Bearzot, ct della migliore Italia

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Sette anni fa si propose di nominarlo senatore a vita. Naturalmente non se ne fece nulla: la classe politica ha sempre snobbato lo sport e i suoi Eroi

Tratto dal blog di Xavier Jacobelli.

In morte di Enzo Bearzot, evitare la retorica è il primo obbligo per onorare la sua memoria. E’ stato il ct della migliore Italia della nostra vita, di un’altra Italia, di un altro calcio che non ha niente a che spartire con questo circo infestato di nani e ballerine, con tutto il rispetto per i nani e le ballerine. Te ne rendi conto a mano a mano che frughi nell’archivio della memoria e le immagini in bianco e nero degli Eroi dell’82 sovrastano quelle a colori e la voce di Martellini che ripete campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, ti fa venire la pelle d’oca.

In morte di Enzo Bearzot pensi alla sua dignità di Italiano Vero, alla sobrietà della sua vita, alla compostezza del suo stile, alla forza d’animo con la quale ha affrontato la malattia, senza mendicare pietà o commiserazione. Non ha mai amato il grigio, i compromessi, i ruffiani, i cialtroni, purtroppo moltiplicatisi tutti in quantità industriale negli anni dopo l’82. Si dimise all’indomani della delusione messicana, senza mendicare né prebende né sinecure, lui che, in un Paese serio sarebbe dovuto essere onorato in ben altro modo. Dal Palazzo del calcio e da quello della politica dove una Casta putrida e marcia se ne sta asserragliata, convinta di essere immortale, facendo finta di non sapere che arriverà il giorno in cui verrà spazzata via. Ricordo il moto di sufficienza con cui, sette anni fa, venne accolta la proposta di nominare Bearzot senatore a vita. Naturalmente non se ne fece nulla: la classe politica, di qualunque colore essa sia, ha sempre snobbato lo sport e i suoi Eroi, non possiede cultura sportiva, non capisce che cosa significhino l’esempio e il rigore di uomini come Bearzot, non ha mai meritato uno come Bearzot.

E lasciamo stare gli omuncoli che ora si affannano attorno al feretro e alle agenzie di stampa, prefiche incartapecorite da anni di occupazione abusiva di poltrone, cariatidi sopravviventi a se stesse e rivendicanti meriti che non hanno mai avuto nel trionfo dell’82. Tutto del ct e dei suoi uomini, di Tardelli il Coyote e degli altri. Di Scirea il Grande, taciturno come Bearzot, galantuomo come lui. Di Spillo che sgrana gli occhi dopo il terzo gol alla Germania e si domanda e ci domanda se sia tutto vero. Di Zoff che è stato il degno erede di Bearzot, anche nella decisione di dimettersi dopo le incredibili critiche di Berlusconi pronto a rimproverargli di avere sbagliato la marcatura di Zidane nella finale dell’Europeo 2000 persa solo al golden gol inventato da Blatter, l’anti-italiano che è ancora lì, ma a Bearzot non sarebbe manco degno di portare la pipa. Berlusconi chi? Sbottò Zoff, campione del mondo prima di sbattere la porta. Bearzot con Pertini, l’Italia di Bearzot e Pertini opposta a questa Italia che non ci piace per niente. Nè per il suo calcio né per la sua politica. Il calcio di Bearzot eliminava i brocchi e premiava gli uomini prima ancora che i campioni. Oggi il mondo è dei brocchi. Non è mai stato il tuo, Enzo.

di Xavier Jacobelli
Direttore www.quotidiano.net
http://club.quotidiano.net/blog/mister_x

il trionfo a Spagna ’82.

 

Al Bernabeu l’Italia firma la sua impresa più bella: 3-1 alla Germania e terzo titolo mondiale

Il gol di Rossi, l’urlo di Tardelli, il sigillo di Altobelli. E, al fischio finale, l’esultanza del telecronista Nando Martellini, che al microfono ripete per tre volte “Campioni del Mondo”. Tutto questo è Italia-Germania 3-1, finale di Spagna ’82, la partita che ha regalato all’Italia il terzo dei suoi quattro titoli mondiali. E che ha consegnato alla storia del nostro calcio Enzo Bearzot, commissario tecnico di quell’impresa leggendaria.

Plabito Rossi “Per me era come un padre”

Il bomber di Spagna ’82: “Gli devo tutto; mi ha sempre trattato come un figlio, nel bene e nel male”

“Per me lui era come un padre, mi ha sempre trattato come un figlio, nel bene e nel male”. Cosi’ Paolo Rossi ha voluto ricordare, in un’intervista a Sky Sport 24, Enzo Bearzot, il ct della Nazionale italiana di calcio campione del Mondo nel 1982, scomparso all’età di 83 anni. “Io – ha aggiunto il bomber di Spagna 82 – a lui devo tantissimo, se non tutto, ricordo con gioia quando gli abbiamo fatto fare il giro con la Coppa del Mondo”.

Per Paolo Rossi, Bearzot non è stato solo un grande allenatore, ma anche “una persona onesta, genuina” che “si contraddistingueva per questi valori. Un uomo di grande cultura che amava parlare di arte, di letteratura, di storia. Un allenatore così oggi non c’è più”. Pablito ricorda di avere incontrato Bearzot circa un anno e mezzo fa: “Siamo stati insieme un’oretta. Era molto provato dalla malattia, ma amava sempre parlare di calcio, era sofferente ma con voglia ancora di vivere”.

Redazione Datasport

 

scelto  da michele de lucia

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