ristorante dei Vassallo chiesto dissequestro

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Per la procura di Vallo della Lucania, il ristorante “Il rosso e il mare” gestito dai figli di Angelo Vassallo, non poteva beneficiare della legge sul condono. Per questo, otto persone sono state iscritte nel registro degli indagati e il locale di via Nicotera nella frazione di Acciaroli è stato posto sotto sequestro preventivo. • L’indagine è partita da un esposto anonimo giunto in Procura nel giugno del 2009, poi oggetto di approfondimento dei carabinieri. Secondo l’inchiesta, quell’immobile non rientrava nelle fattispecie previste dal condono edilizio, concesso, invece, nel 2007. Per il gip, «la pratica avrebbe dovuto essere definita negativamente» perché non rispondente ad alcuni requisiti richiesti dalla normativa con una «macroscopica sottostima della sanzione (derivante dall’accertamento di conformitá paesaggistica, ndr) determinata in 516 euro anziché in 120mila euro, da ritenersi congrua in relazione al profitto conseguito dall’interessato». «In tale quadro di irregolaritá – scrive ancora il gip – va considerato lo stretto legale familiare tra i soggetti beneficiari dei permessi illegittimi e il legale rappresentante dell’ente territoriale, legame che lascia ipotizzare nei pubblici ufficiali della piena consapevolezza del loro agire e l’intento di procurare un indebito vantaggio ai richiedenti». Otto le persone indagate: Giuseppina Masarone, mamma del sindaco ucciso e titolare dell’immobile che presentò richiesta di condono nel 1988; Giuseppina Vassallo, figlia del sindaco e titolare delle autorizzazioni commerciali; i tecnici comunali Luigi Lombardi e Domenico Giannella, Manlio Pappacena, la funzionaria Giovanna Mazzotta, i funzionari della Soprintendenza Isabella Mandia e Fausto Martino. • Un provvedimento che Angela Amendola, moglie del sindaco ucciso il 5 settembre scorso, definisce «indelicato», visto il momento particolare in cui vive la famiglia. «Siamo i primi a chiedere il rispetto della legge – dice la signora -. I primi a ritenere che la giustizia debba fare il suo corso. Sapevamo da tempo di quest’indagine e siamo molto tranquilli. I nostri legali stanno giá predisponendo il ricorso, perché riteniamo che vi siano dei grossolani errori. Piuttosto, ci aspettavamo una maggiore vicinanza dalle istituzioni, ma andremo avanti. In questo momento, un provvedimento simile ci pare indelicato». Per il figlio di Vassallo, Antonio, «qualcuno sta cercando di attaccare una persona che ora non può più difendersi, infangando il suo nome. Non ci preoccupa il sequestro, ma la ricaduta mediatica che qualcuno vorrebbe dare alla vicenda, cercando di screditare i valori di mio padre». • Anche il vicesindaco Stefano Pisani, si è detto «assolutamente sereno», perché «gli atti degli uffici sono regolari». «Quando si trattava di iniziative che lo riguardavano in prima persona – aggiunge – Vassallo era ancora più rigoroso del solito. Certamente, lo ha fatto anche in questa circostanza». (l.c.)