TUTTI LIBERI I 23 ARRESTATI: SCONTRO TRA ALFANO E ANM

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Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha disposto accertamenti da parte degli ispettori ministeriali sulle scarcerazioni dei manifestanti fermati dopo gli incidenti di Roma. «A seguito della scarcerazione dei responsabili, appena poche ore prima, di gravi atti di guerriglia urbana e di violenta contestazione delle istituzioni – riferisce una nota del ministero della Giustizia – il ministro Alfano ha incaricato l’Ispettorato Generale di effettuare l’accertamento urgente sulla conformità formale e sostanziale alle norme, del provvedimento disposto dall’Autorità Giudiziaria». ALFANO: «STO CON CITTADINI» «Invito l’Anm a non trincerarsi dietro un sindacalismo esasperato che difende sempre e comunque i magistrati. Il mio dovere è stare dalla parte dei cittadini, anche quando non sono togati». Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano replica in una nota al sindacato delle ‘toghè che ha definito una «indebita interferenza» quella del Guardasigilli di avviare un’ispezione in merito alla decisione della magistratura di rimettere in libertà i fermati negli scontri di martedì scorso. ANM: «INDEBITA INTERFERENZA» L’Associazione nazionale magistrati Anm esprime «preoccupazione» per l’iniziativa del Ministro della Giustizia Alfano di inviare gli ispettori per compiere accertamenti sulle scarcerazioni di alcuni manifestanti accusati di aver partecipato agli scontri del 14 dicembre.. «Siamo di fronte a un’indebita interferenza nello svolgimento dell’attività giudiziaria che rischia di pregiudicare il regolare accertamento dei fatti e delle responsabilità dei singoli». «La nostra condanna degli episodi di violenza cui abbiamo assistito – affermano in una nota il presidente e il segretario dell’Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini – è ferma e netta e l’Anm esprime solidarietà agli appartenenti alle forze dell’ordine che sono rimasti feriti nello svolgimento delle loro funzioni». «Ma – aggiungono – abbiamo il dovere di ricordare che alla magistratura è affidato il delicatissimo compito di accertare responsabilità individuali, di verificare la fondatezza delle accuse e di valutare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione di misure cautelari, a partire dai fondamentali principi della presunzione di non colpevolezza e di assoluta eccezionalit… della custodia in corso di processo». «Sono principi – concludo i vertici dell’Anm – che sovente molti politici ci ricordano in occasione di inchieste che toccano la pubblica amministrazione e che troppo facilmente vengono dimenticati in altre occasioni». ALFANO ALL’ANM: STO COI CITTADINI «Invito l’Anm a non trincerarsi dietro un sindacalismo esasperato che difende sempre e comunque i magistrati. Il mio dovere è stare dalla parte dei cittadini, anche quando non sono togati». Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano replica in una nota al sindacato delle ‘toghè che ha definito una «indebita interferenza» quella del Guardasigilli di avviare un’ispezione in merito alla decisione della magistratura di rimettere in libertà i fermati negli scontri di martedì scorso. «Nessuna interferenza – replica il ministro Alfano -. Faccio il mio dovere tenendo a mente le prerogative che la Costituzione attribuisce al Ministro della Giustizia. Ho annunciato che gli ispettori svolgeranno accertamenti. Non ho emesso giudizi preventivi – precisa il Guardasigilli – consapevole come sono delle garanzie di tutti i cittadini». BERLUSCONI: C’ERANO INFILTRATI CENTRI SOCIALI «L’ho detto già una volta: c’erano degli infiltrati dei centri sociali». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, lasciando il Consiglio Ue e parlando degli scontri nel corso delle manifestazioni di questa settimana. Parlando della riforma Gelmini il Cavaliere aggiunge:«L’unico torto che do al governo è che non abbiamo comunicato bene i contenuti della riforma, ne ho parlato anche con il ministro». MARONI: NON CONDIVIDO SCARCERAZIONE La scarcerazione dei 23 fermati per gli scontri a Roma è una decisione «che rispetto, ma non condivido: questi violenti fermati hanno infatti la possibilità di reiterare le violenze. Logico sarebbe stato mantenere per loro le misure restrittive». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in un’informativa al Senato. «Sono destituite da ogni fondamento le illazioni sulla presenza di infiltrati negli scontri di martedì scorso a Roma: sono ipotesi offensive nei confronti delle forze dell’ordine». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in un’informativa al Senato. «La verità – ha sostenuto il ministro – è che gli agenti hanno agito con senso di responsabilità esemplare per tutelare l’esercizio delle istituzioni dall’attacco di violenti, di veri e propri delinquenti. Solo grazie a loro – ha aggiunto – non ci sono state nè vittime nè feriti gravi». «I professionisti della violenza – ha invocato Maroni – non possono trovare sponda da forze politiche, ma vanno isolati e perseguiti con il massimo rigore». DOMICILIARI AL “GIOVANE CON LA PALA” «Permanenza in casa»: così ha disposto il Gip del tribunale dei minori di Roma Domenico De Biase, nei confronti del minorenne, figlio di un leader di Autonomia operaia, arrestato nel corso degli scontri avvenuti nel centro storico della Capitale il 14 dicembre scorso. S.M. è passato alla cronaca come «il ragazzo con la pala». Il giovane, apparso in alcuni video e foto mentre impugna, oltre alla pala, un manganello e delle manette sottratte ad un finanziere aggredito da un gruppo di teppisti, era stato additato come possibile agente infiltrato, circostanza poi smentita dalla Questura d Roma. Il pm Tullia Monteleone aveva chiesto la permanenza in carcere per il minorenne. Il sedicenne è accusato di rapina: secondo il gip, che ha convalidato il fermo, per il ragazzo, difeso dall’avvocato Caterina Calia, benchè «sussistono gravi indizi di colpevolezza» la misura della permanenza in casa «è al momento adeguata e sufficiente». LIBERATI I MANIFESTANTI Tutti liberi, tutti a casa. Il tribunale di Roma scarcera i 23 fermati negli scontri di martedì nel centro storico. Le direttissime hanno portato alla convalida degli arresti e solo per uno dei fermati, il figlio di Vincenzo Miliucci, leader dell’autonomia operaio romana negli anni ’70, si è deciso per gli arresti domiciliari. Resistenza aggravata, danneggiamento e, in alcuni casi, lesioni aggravate: questi i capi di imputazione nei confronti dei 23. In tribunale non sono mancati momenti di forte tensione. In una cittadella giudiziaria blindata già dalle prime ore di questa mattina, erano tanti gli amici e «sostenitori» dei ragazzi arrestati. Al termine di una delle udienza di convalida, nei corridoi al primo piano della palazzina A, si è rischiato il tafferuglio quando una ragazza, amica di uno dei fermati, ha tentato di forzare il cordone che le forze dell’ordine avevano creato per consentire il passaggio degli arrestati. «Fumose e poco chiare», così i difensori descrivono le accuse mosse nei confronti di chi è rimasto coinvolto nella guerriglia che ha seminato terrore nel cuore della Capitale. Nel convalidare e poi disporre il ritorno in libertà degli otto arrestati le cui posizioni erano alla loro attenzione, i giudici della IV sezione del tribunale penale collegiale scrivono che «appare necessario approfondire le posizioni individuali alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’ udienza di convalida, e, per altro verso, che non si ravvisano esigenze cautelari, attesa la eccezionalità dell’evento nel quale le condotte incriminate hanno trovato occasione di manifestarsi, la giovane età e lo stato di incensuratezza degli arrestati ». Nel racconto dei parenti, soprattutto delle mamme e dei papà in attesa fuori dalle Aule, emergono particolari sul vissuto dei ragazzi fermati. «Non sono dei violenti, le forze dell’ordine non hanno fermato i veri teppisti», giurano gli amici. Nel caso di Mario Milicucci, a difenderlo di fronte al collegio giudicante è stata la madre, l’avvocato Simonetta Crisci. « »Mio figlio è un ragazzo tranquillo – spiega – lo chiamano ‘l’inglese’ per i suoi modi: lo accusano di aver imbrattato con dello spray una filiale di una banca e, dicono, di averlo fermato con tre grosse pietre addosso. Mario ovviamente ha negato di avere sassi con s‚: nel verbale delle forze dell’ordine si parla di tre massi da oltre due chili l’uno, una cosa che non sta n‚ in cielo n‚ in terra«. Domani, intanto, comparirà davanti al gip del tribunale dei minorenni per la conferma del fermo il minorenne ripreso in alcuni video mentre impugna un manganello e delle manette. Il giovane è anche lui figlio di un esponente di Autonomia Operaia ed è accusato di rapina per il materiale sottratto ad un finanziere aggredito da un gruppo di manifestanti in via del Corso. Secondo quanto affermano i suoi amici, in un primo tempo la polizia lo aveva identificato e rimandato a casa, ma, dopo la pubblicazione sui siti e sui giornali di alcune foto, aveva deciso di mettersi a disposizione degli inquirenti che gli hanno così notificato il provvedimento di fermo portandolo nel centro di prima accoglienza. I 23 NON ERANO PROFESSIONISTI Tra i 23 arrestati probabilmente non c’erano i professionisti della guerriglia che sono anche quelli che riescono a non farsi prendere: credo fossero dei collaboratori, dei manovali e non le punte avanzate«. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine del convegno organizzato dalla Cgil ‘Continuiamo a volarè rispondendo a chi gli chiedeva un commento su quanto accaduto martedì scorso nel centro storico di Roma. Per Alemanno »chi si è mosso lì lo ha fatto con grande esperienza e poi probabilmente è riuscito anche a scappare mentre i 23 arrestati li coadiuvavano. Tuttavia, non meritano sconti nè indulgenza«. RITORNO ALLA NORMALITÀ Stanno tornando nel capoluogo ligure i tre studenti genovesi arrestati martedì durante gli scontri che hanno messo a ferro e fuoco Roma. Dario Campagnolo, Emanuele Gatti e Fabrizio Ripoli hanno abbracciato i genitori davanti al tribunale capitolino, dopo che i giudici li hanno scarcerati. Ai magistrati hanno detto di non avere partecipato agli scontri, ma di essere stati fermati mentre scappavano. «Noi non c’entriamo nulla con quanto successo. Siamo scappati – hanno detto – siamo caduti e ci hanno arrestato». I ragazzi dovranno però rispondere di partecipazione agli scontri, anche se nei loro confronti sono cadute le accuse di lancio di oggetti. Il prossimo 23 dicembre, torneranno dinnanzi al giudice. TRA ARRESTATI “FIGLI D’ARTE” Negli anni ’70 e ’80 a protestare contro «il sistema» erano i padri; oggi a farlo, anche con metodi violenti, sono i figli. Almeno due dei giovani fermati in relazione agli scontri di Roma sono «figli d’arte»: uno è Mario Miliucci, di 32 anni, l’altro è Sirio M., il «sedicenne con la pala». Mario Miliucci – agli arresti domiciliari, mentre tutti gli altri sono stati rimessi in libertà dopo la convalida degli arresti – è il figlio di Vincenzo, leader storico dell’autonomia operaia romana, protagonista di molte ‘battagliè (che lo hanno portato anche in carcere) e in anni recenti impegnato con i Cobas su fronti diversi, che spaziano dall’università alla base di Vicenza. La madre, l’avvocato Simonetta Crisci, l’ha assistito nel corso dell’udienza di convalida e lo ha difeso a spada tratta, sia dentro che fuori dall’aula del tribunale. «Mio figlio è un ragazzo tranquillo – dice – lo chiamano ‘l’inglesè per i suoi modi: lo accusano di aver imbrattato con dello spray una filiale di una banca e, dicono, di averlo fermato con due grosse pietre addosso». «Nel provvedimento – prosegue la madre-avvocato – il giudice scrive che c’è il concreto pericolo di reiterazione del reato. Mario ovviamente ha negato di avere sassi con sè: nel verbale delle forze dell’ordine si parla di tre massi da oltre due chili l’uno, una cosa che non sta nè in cielo nè in terra». La penalista, parlando del figlio, spiega che «non ha mai avuto problemi con la giustizia: è un ragazzo tranquillo, assolutamente pacifico». Comparirà invece domani davanti al Gip il sedicenne Sirio M., destinato ad essere ricordato come «il giovane con la pala», quello con il giaccone beige ed il volto coperto immortalato in decine di foto, comprese quelle del finanziere con la pistola in mano aggredito da un gruppo di manifestanti. Il ragazzo – accusato di rapina per aver sottratto il manganello e le manette al militare – è amico di Mario Miliucci e figlio, pure lui, di un esponente dell’autonomia degli anni ’70 e ’80, che gli investigatori definiscono «non di primo piano». Sirio M., come documentano foto e video, era stato bloccato dalla polizia durante gli scontri: dopo l’identificazione, riferiscono alcuni suoi amici, era stato rimandato a casa, ma poi, in seguito al clamore suscitato, aveva deciso di mettersi a disposizione degli inquirenti, che gli hanno notificato il fermo e portato in un centro di prima accoglienza. Sarebbe chiarito così il ‘giallò del doppio fermo: una circostanza anomala che ieri aveva fatto sospettare anche che il ragazzo fosse un infiltrato e che avesse preso parte al corteo nella veste di agente provocatore. Notizia smentita dalla Questura di Roma.

fonte Leggo

scelto da Michele Pappacoda

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