Regione scandalo, ecco la laurea "gratis"ai dipendenti. Stanziati 700mila euro

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NAPOLI (17 dicembre) – E mica li volevamo lasciare solo con la laurea triennale? Perché altrimenti come farebbero i concorsi interni per salire di grado e far scattare verso l’alto gli stipendi? No, per carità. Ed ecco il nuovo piano triennale di formazione per i dipendenti regionali (relatore il dipietrista Nicola Marrazzo), licenziato il 26 ottobre scorso dall’ufficio di presidenza: 700 mila euro per corsi «finalizzati per il conseguimento di crediti formativi per la formazione culturale di primo e secondo livello», nonostante le casse esangui dell’ente e la stretta imposta dalla recente riforma Gelmini. Eppure i questi nuovi crediti permetteranno agli stessi dipendenti, come già accaduto per la laurea triennale in Scienze dell’amministrazione, di completare il ciclo di studi. Con percorsi personalizzati, lezioni ed esami in sede (presso la sede del consiglio) e valutazioni affidate anche al personale interno. Al riparo da insidie, bocciature, spese e aumenti delle tasse. E senza sobbarcarsi l’onere di recarsi all’università per gli esami. E poi dicono che gli studenti scendono in strada a protestare… Un passo indietro. Alla fine del 2005 la presidenza del consiglio regionale vara un piano triennale di formazione riservato ai dipendenti del Centro direzionale in possesso del diploma di scuola superiore. Sono i corsi biennali «Codap» e «Modap» tenuti dall’università Parthenope che terminano il 19 dicembre del 2008 con il costo totale, tutto a carico del Consiglio, di 300mila euro. Sono 50 i dipendenti-studenti che vi hanno partecipato. Di mattina al lavoro nel grattacielo dell’Isola F/13, di pomeriggio nelle aule al primo piano dello stesso edificio a seguire diligentemente i corsi. Travet, insomma di nuova generazione. Ma sono solo corsi di aggiornamento? Macché. Perché la convenzione firmata l’8 giugno del 2006 tra l’ateneo di via Acton e il consiglio indovinate cosa prevedeva? Le materie di quei corsi danno diritto al riconoscimento di crediti utili per il conseguimento della laurea di primo livello. E, guarda caso, 18 materie (compreso l’esame finale in consiglio regionale) per i primi due anni e 12 per il terzo danno diritto, in totale, a 180 crediti (e ben oltre convenzioni simili che arrivano a 120). Ovvero il diritto, quasi matematico, con 180, all’agognata pergamena. Per la discussione della tesi però, che faticaccia, il dipendente-studente stavolta deve per forza recarsi all’università. E ora dopo ore e ore passate sui libri vogliamo lasciarli solo con la laurea triennale? Non sarà il caso di premiare tutta l’abnegazione di questa cinquantina di dipendenti-studenti con una laurea di secondo livello? Giusto, giustissimo anche secondo le organizzazioni sindacali che pure, è bene chiarirlo, hanno convenzioni di riconoscimento analoghe. Ed ecco che l’ufficio di presidenza del consiglio regionale il 26 ottobre scorso approva «il piano triennale di aggiornamento/formazione per il personale per un costo totale di 700mila euro», compresi «i 250mila necessari per l’avvio delle lezioni». E a leggere il piano triennale redatto dagli uffici del personale, si «ritiene prioritaria ed improcastinabile la realizzazione di 4 corsi di formazione. Uno finalizzato all’attivazione della posta elettronica certificata, il II livello di informatica (word ed excel), approfondimenti in merito alla riforma Brunetta e, ci siamo, «corsi di formazioni finalizzati all’acquisizione di competenze amministrative per il conseguimento di crediti formativi per la formazione culturale di primo e secondo livello». Abbastanza per aprire le porte all’agognata laurea di secondo livello. Ma anche qui si tratterà di passare sotto le forche caudine di esami difficilissimi. E infatti fermo restando che «la riforma della pubblica amministrazione – è spiegato nel piano – prevede criteri meritocratici per le progressioni economiche», tutte le attività formative saranno soggette a valutazione. Quali? «Un apposito questionario di gradimento somministrato a fine corso ai partecipanti»..

di Adolfo Pappalardo Il Mattino

scelto da Michele Pappacoda