Alluvione Atrani, Conferenza e proiezione di un filmato curato dal comitato SOS Dragone. Passano i decenni nulla cambia

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C’è solo una parola che si può esprimere nei confronti della classe politica che ha governato la Costiera amalfitana sinora “Vergogna” Sabato 18 dicembre il Comitato SOS Torrente Dragone ha presentato ai cittadini il filmato “Viaggio nel Torrente Dragone” a cura di Giovanni Russo, con musiche originali, un video che ripercorre la tragedia che ha visto la morte di Francesca Mansi lo scorso nove settembre.

Il video comincia con straordinarie immagini di repertorio legate all’alluvione del 1954 a Maiori per arrivare a quelle di Atrani. Il messaggio è chiaro, è passato più di mezzo secolo e nulla è cambiato.

 

 Poi una carrellata di foto, e il video porta lungo il torrente Dragone, partendo da Scala. Lo stato dei luoghi, il pericolo ancora incombente: tanti flash che pongono molte domande che sono rimaste ancora senza risposta. “E’ la montagna assassina o l’imperizia dell’uomo?”, è il quesito “provocatorio” che la geologa Rosanna Miglionico di Italia Nostra pone alla platea. “Atrani ha un un bacino stretto a mare, largo in montagna – spiega Miglionico – non raro in Italia, questo fenomeni con distacco di balze rocciose e con frana di colata rapida sono fenomeni già avvenuti e censiti dall’Autorità di Bacino. Sicuramente è da monte che son partite le criticità ma le condizioni delle aste torrentizie sono pessime, molte sono ostruite “. E allora cosa non funziona nella macchina della difesa del suolo? “Manca la pianificazione del territorio e la gestione in sicurezza”, ribatte la geologa che da anni si interessa dell’area e che conosce bene storie e fatti. E ‘ come se il dissesto idrogeologico del territorio negli anni ha “attratto poco” le singole politiche territoriali. E così ad Atrani della tombinatura del fiume nessuno sembra preoccuparsene. E sembra – peccato che l’amministrazione comunale non era presente, né in verità era stata invitata ufficialmente – che tutto sarà come prima, solo piccoli accorgimenti. Si tombina nuovamente piuttosto che scoperchiare tratti. Si realizzeranno griglie. Si libererà l’ interno dal tubo che collega una parte degli impianti fognari alla condotta sottomarina. Si riprenderá con le attivitá manutentive, e magari con qualche progetto che prevederá opere lungo gli argini. Eppure ci sarebbe ben altro da fare, come spiega Vittorio Di Benedetto, geologo, residente ad Atrani, e che conosce come le sue tasche ogni tratto del Dragone. “ Tra gli ostacoli principali da rimuovere – spiega ai suoi stessi concittadini – è la sezione del parcheggio, da lì bisognerebbe partire per garantire la sicurezza del territorio. E’ sistemare l’alveo la prima necessità. Le mie considerazioni le ho comunque fatte avere all’amministrazione comunale, spero che qualcuno mi dia ascolto”. E’ Rosario Di Pino, rappresentante del Comitato Sos Dragone, ad evidenziare più volte come :“Ancora oggi manchi una sala operativa comunale che in tempo reale, e con ausilio di pluviometro metta in allarme la popolazione e l’allerti. Manca l’istruzione su cosa fare. Come devono comportarsi i cittadini in questi casi?”. Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente, spiazza un po’ la platea quando dice: “In Campania è il 90% dei Comuni a rischio idrogeologico, è un problema diffuso, e ciò significa che dobbiamo razionalizzare gli interventi e soprattutto nell’immediato possiamo imparare a convivere con il rischio imparando a gestire determinati fenomeni. Realizzando sistemi di protezione civile che servano anche a prevenire. La provincia di Salerno ha già finanziato 70 comuni, ma Atrani non ha neanche presentato il progetto. Gli interventi di mitigazione devono essere efficaci, ma fino ad ora non ci sono stati interventi davvero utili”. Più pragmatico sull’aspetto delle responsabilità è l’intervento di Pierlugi Morena legale del Codacons: “Abbiamo presentato un esposto alla Procura – denuncia l’avvocato – è evidente che ci sono stati delle inerzie degli enti, e noi faremo di tutto per accertarle”. Ma è Raffaella Di Leo, presidente regionale di Italia Nostra, a ribadire come l’unico intervento possibile e utile sia “quello di togliere la tombatura del fiume – afferma la Di Leo – unitamente a strumenti di monitoraggio continuo del territorio e rimuovendo quello che, momento per momento crea rischio, evitando interventi che possono creare pericoli. Con un controllo continuo si avrebbero minori disastri. Il parcheggio ad esempio andrebbe rimosso, come affermano tecnici esperti. Tutte le associazioni dovremmo far quadrato e cercare di mettere intorno ad un tavolo chi poi deciderà”. Il Comitato ha sollecitato  l’apertura di un dibattito e di un lavoro comune che possa coinvolgere l’intera cittadinanza di Atrani.  All’incontro hanno assicurato la loro presenza oltreché le Associazioni ambientaliste nazionali, Italia Nostra e Legambiente, anche il Forum giovani della Costiera, le altre Associazioni presenti sul territorio e i centri di Protezione civile dei Comuni costieri (quelli organizzati).

Il filmato “viaggio nel torrente dragone”  ha messo in evidenza anche il tema del dibattito ” tra disastro naturale e incuria dell’uomo”

 Tutto procede a rilento. La reazione positiva che ebbe l’intera cittadina di Atrani all’indomani del tragico alluvione del 9 settembre scorso sembra essersi spenta (alla stessa proiezione sono stati presenti alcune decine di persone) . Oltre 90 giorni sono stati impiegati solo per rifare un pezzo di Largo Marinella, di pochi metri quadrati, e mettere qualche toppa di asfalto. Il  tratto esploso è ancora aperto e Via dei Dogi permane in uno stato di degrado. Il paese versa nell’abbandono. La consegna dei lavori di ripristino, annunciata dalla Regione Campania e dal Comune di Atrani per il Natale 2010,  si allontana a non si sa quando.

 “È tempo di reagire con la stessa volontà dei primi giorni – dicono dal Comitato SOS Dragone -, con cui si è pulito e tolto il fango. I cittadini sono chiamati a reagire all’incuria in cui versa il paese e gli Amministratori a svolgere il proprio dovere attraverso l’apertura di un confronto con tutta la popolazione, abbandonando una logica di chiusura padronale dell’Ente che non porta a niente se non ad alimentare una sterile contrapposizione. Bisogna invece riconoscere i propri errori, modificare atteggiamento: confrontarsi anziché arroccarsi al chiuso delle stanze comunali; aprirsi alla discussione con tutti i cittadini, il Comitato, il Consiglio municipale, senza alcuna distinzione; iniziare a discutere seriamente di ricostruzione (oltre il ripristino) per la riduzione del rischio alluvione e le opere (idrauliche) da farsi nel nostro tratto nonché della necessità di organizzare subito la Protezione civile locale e il monitoraggio del torrente per l’allerta alla popolazione in caso di pericolo; discutere delle opportunità di sviluppo per la rinascita dei luoghi; non lasciarsi condizionare nella ricostruzione da alcuno (singolo o famiglie, per consensi o amicizie di parte) né da interessi diversi che non siano quelli dell’intera collettività.

 Questo è il punto di vista del Comitato che parte dai fatti per mettere in campo richieste e  proposte. Innanzitutto risolvere rapidamente ogni problema relativo ancora all’emergenza. Completare le opere di somma urgenza; liberare le briglie ancora colme in comune di Atrani, in località “Argine Fiorito” e le dighe borboniche di contenimento dette “Bottazze”, anche con l’opera di volontari perché un’altra piena non ci aspetta. Occuparsi celermente della ricostruzione: opera idraulica di mitigazione del rischio prima dell’area intombata; indennizzo di legge a favore dei soggetti colpiti e delle attività danneggiate; verifica delle condizioni dei fabbricati insistenti ai lati dell’alveo in zona rossa e analisi del suolo e del sottosuolo lungo l’alveo per appurare la presenza dei materiali, in specie di rocce calcaree o alluvionali da riporto; nuove norme comportamentali di Protezione civile locale per evitare il parcheggio degli autoveicoli in zona rossa, al di sopra dell’area intombinata; considerare  il parcheggio al di fuori della zona rossa come una nuova opportunità di sviluppo per Atrani. All’iniziativa di denuncia, svolta per anni, si affianca l’attività sui problemi della ricostruzione.