Uno spesometro ad ampio raggio. Così cambiano le regole dell´accertamento basato sulle spese

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Se tanto spendi, altrettanto (almeno) devi avere guadagnato. È questa la logica che ha sempre guidato l’accertamento sintetico, il quale sta per diventare, anche attraverso le nuove comunicazioni delle operazioni rilevanti Iva, il metodo di accertamento più utilizzato dall’amministrazione.

L’accertamento sintetico ha origine remote: vive già dall’imposta complementare del reddito di cui al regio decreto n. 1261 del 1932. La logica del “sintetico” è sempre stata quella della ricostruzione presuntiva della capacità contributiva del soggetto sulla base delle spese sostenute. Il principio è che la spesa non può che essere alimentata dal reddito che si dovrebbe dichiarare. Nel tempo sono stati introdotti vari “temperamenti” a questo principio, come il fatto che l’accertamento è possibile quando il reddito presunto si discosta per almeno un quarto (oggi un quinto) rispetto a quello dichiarato, e che la spesa per incrementi patrimoniali si presume sostenuta con una ricchezza stratificata nel tempo (almeno cinque periodi d’imposta, norma oggi abrogata). Sempre nel tempo, è stato introdotto il redditometro (il primo si ebbe con il Dm 21 luglio 1983), basato sulla disponibilità di determinati beni e servizi.

Di accertamenti sintetici “puri”, basati sulla spesa effettiva, non ne sono stati effettuati molti, perché per l’amministrazione rintracciare la spesa significava spendere molte energie (nel senso di tempo e costi), mentre era più facile individuare la disponibilità dei beni del redditometro.

Alcuni esempi del metodo sintetico, basato sulla spesa effettiva, si rintracciano nella circolare 27/7/2648 del 14 agosto 1981, dove è scritto che le spese rilevanti per un accertamento sintetico possono essere (attenzione all’attualità di queste affermazioni): le spese per mantenere i figli in scuole private, le crociere e i viaggi dispendiosi, le spese per il mantenimento dei familiari a carico, le spese condominiali, le spese di riscaldamento dell’abitazione, gli oneri deducibili, come le spese mediche e la rate del mutuo.

Ed è quello che accadrà domani con quello che viene definito il nuovo “spesometro”. Oggi l’amministrazione finanziaria è in grado, attraverso le varie banche dati, di rintracciare molte spese sostenute dal contribuente (dal riscaldamento all’energia elettrica, ai mutui, eccetera). A questi dati già in possesso dell’Agenzia, si aggiungeranno i dati risultanti dalle nuove comunicazioni, relativi agli acquisti effettuati presso gli operatori economici. Ad esempio, l’acquisto di una bicicletta da corsa per un appassionato di ciclismo molte volte costa sopra i 3.500 euro, per cui questa spesa dovrà essere indicata dal venditore (della bicicletta) nelle nuove comunicazioni. Questa spesa, sommata alle altre risultanti dalle stesse comunicazioni, e a quelle derivanti dai dati in possesso dell’amministrazione, potrà determinare il reddito presunto del contribuente.

Quest’ultimo si potrà difendere, norma alla mano, dimostrando che la sua capacità di spesa deriva non soltanto dal reddito dell’anno (di sostenimento della spesa), ma anche da redditi degli altri anni, da redditi esenti, da redditi assoggettati alla fonte a imposizione (tipo una vincita a un concorso pronostici) oppure da altri accadimenti legalmente esclusi dalla base imponibile (come una donazione, un finanziamento, eccetera). Questo a meno che non si voglia sostenere, visto che la stessa norma chiede ulteriormente che si debbano fornire altri elementi all’ufficio, che si tratti di accertamento basato su presunzione semplice – come sembra indicare anche la Cassazione, con ordinanza 21661/2010 – per cui, in questo caso, l’onere probatorio ricade, per primo, sull’ufficio.

Lo spesometro vale per tutti. Dal 2011 per gli acquisti dei privati scontrini con il codice fiscale

Uno «spesometro» a due vie, che per imprese e operatori economici rappresenterà la versione semplificata dell’elenco clienti-fornitori abolito nel 2008, ma per gli altri cittadini intende rappresentare una finestra aperta su tutti i consumi significativi. Il nuovo strumento, su cui l’amministrazione finanziaria sta lavorando per attuare le previsioni della manovra d’estate, vedrà le prime comunicazioni ufficiali solo dall’autunno 2011, ma già dalla metà del prossimo anno dovrebbe imbarcare tutti i contribuenti che effettuano acquisti superiori a 3.500 euro. Spese e prestazioni di cui il fisco chiederà conto a professionisti, artigiani e commercianti domandando loro di inviargli i dati, magari indicati negli scontrini fiscali, relativi a chi acquista.

Il censimento
Secondo il calendario ipotizzato dai tecnici dell’agenzia delle Entrate, il debutto ufficiale della nuova comunicazione unica avverrà entro la fine di ottobre 2011, quando imprese e intermediari dovranno mandare al fisco i dati sulle vendite di beni o le prestazioni di servizi che avvengono in ambito business; il primo monitoraggio sugli acquisti effettuati dai consumatori finali dovrebbe invece scattare a maggio 2012, e riguardare le operazioni effettuate nel 2011, escludendo quindi le puntate nei negozi in queste ultime settimane dell’anno. Il censimento, che nelle intenzioni dell’amministrazione finanziaria non può deragliare dai binari della semplificazione, sarà una comunicazione unica, in via telematica, su tutte le operazioni rilevanti avvenute nel corso dell’anno precedente. Per essere considerate «rilevanti», le operazioni 2010 (dunque solo quelle fra imprese) dovranno superare una soglia ancora da fissare, ma comunque molto superiore a quella minima da 3mila euro indicata dalla manovra correttiva, mentre nel 2011 per entrare nel censimento sarà sufficiente superare i 3.500 euro.

Gli obblighi
Le date lontane in cui è prevista la comunicazione telematica, però, non devono ingannare, perché la raccolta di informazioni deve cominciare molto prima: per le attività tra imprese l’avvio sarà praticamente immediato (il provvedimento del direttore dell’agenzia dovrebbe arrivare in settimana), mentre per quelle che riguardano i consumatori l’avvio sarà a metà 2011 (anche se è possibile un periodo-finestra di qualche mese). È questo l’aspetto che interessa più da vicino i contribuenti: quando si effettuerà un acquisto superiore a 3.500 euro, insieme all’importo bisognerà fornire al venditore il proprio codice fiscale, che il commerciante o l’impresa provvederanno poi a comunicare al fisco.

I nodi applicativi
Il meccanismo ricorda da vicino lo
«scontrino parlante» che si usa per ottenere le detrazioni fiscali sui farmaci, con una differenza fondamentale: lo scontrino stampato in farmacia finisce nelle mani del contribuente, che lo allega alla dichiarazione per ottenere lo sconto Irpef. Con lo «spesometro», invece, il dato rimane nelle mani del venditore, e bisognerà vedere in che modo si supereranno gli importanti problemi di privacy che un sistema del genere comporta. Il provvedimento del direttore dell’Agenzia dovrà anche risolvere la questione degli acquisti a rate, in cui al debutto si paga solo l’acconto. È probabile che il valore per considerare rilevante o meno l’operazione sia quello complessivo, ma sarà necessario introdurre una serie di strumenti per evitare frazionamenti che nascano solo per dribblare il censimento.

fonte:sole24ore            scelto da michele de lucia

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