Fini: andrebbe bene anche un governo con Tremonti. Da mercoledì Fli partito di opposizione

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Fli da mercoledì sarà un partito «di opposizione», sia pure saldamente collocato nel centrodestra, anche se il premier dovesse ottenere la fiducia. Lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini durante la trasmissione “In 1/2 ora”. Se Berlusconi si dimettesse domani, precisa, «sarebbe un altro discorso! L’ho detto a Bastia Umbra che le dimissioni di Berlusconi con la volontà di aprire una nuova fase politica, sarebbero un’altra cosa

Ma per ora «Berlusconi continua a dire che il nostro è il Paese dei balocchi, che Napoli è pulita, nasconde la polvere sotto il tappeto…». In ogni caso, comunque vada il voto di fiducia, «mercoledì mattina saremmo in presenza di un fatto politico che fa assoluta chiarezza. Fli non sarà più un movimento politico di maggioranza critico, ma un movimento di opposizione, nell’ambito dei valori del centrodestra. Il centrodestra italiano merita di più del populismo demagogico di Berlusconi e di Bossi».
«Neanche chi crede a Babbo Natale, come mia figlia Carolina che ha tre anni, può pensare che Berlusconi vincerà con dieci voti in più», ha detto Fini. «Se Berlusconi ottiene la fiducia con dieci voti lei si dimette da presidente della Camera? Accetta questa scommessa?», chiede la conduttrice della trasmissione alla terza carica dello Stato. «Accetto la scommessa – risponde Fini – e le prometto che in quel caso comincio a credere a Babbo Natale…».

Serve un governo di centrodestra, magari anche con Tremonti
Le dimissioni di Silvio Berlusconi dovrebbero portare ad «un altro governo di centrodestra, altro che ribaltone!», ha detto il presidente della Camera rispondendo a Lucia Annunziata. Alla domanda se potrebbe escludere un governo tecnico, Fini ha risposto: «Ma non esistono i governi tecnici, esistono governi politici: faccio questo mestiere da tanti anni e non esistono governi tecnici». E alla domanda se considererebbe quello guidato da Tremonti un governo tecnico o un governo pienamente politico, Fini ha risposto: «Tremonti è il ministro cardine dell’attuale esecutivo ed è chiaro che sarebbe un nuovo governo di centrodestra, ma io non ne faccio una questione relativa al nome ne faccio una questione relativa al programma». 

Di Berlusconi non ci fidiamo più
«È del tutto insensibile agli interessi nazionali un premier che si preoccupa solo di vincere la sua personale partita con un voto in più», ha dichiarato poi Fini. «A meno che», ha aggiunto, «il disegno di Berlusconi non sia quello di andare a votare». Il problema è che «noi non ci fidiamo più delle parole di Berlusconi perché ne ha pronunciate tante in questi anni e ora servono i fatti. La leggerezza di alcuni amici» di Futuro e Libertà è di non aver capito che «siamo arrivati al dunque», ha aggiunto il presidente della Camera, tornando
sulla proposta di mediazione di alcune “colombe” del suo partito e di altri parlamentari del Pdl. Ciò, ha aggiunto il presidente della Camera nel corso del programma di Lucia Annunziata, «rende tardiva la proposta».

Legittima l’inchiesta sulla compravendita dei voti
L’inchiesta della magistratura sulla presunta compravendita di voti è pienamente legittima, non è affatto una «ingerenza», ha detto il presidente della Camera. «Hanno detto che c’è stata ingerenza della magistratura, ma la magistratura non ingerisce per verificare se Tizio o Caio hanno cambiato opinione, ma per capire se Tizio o Caio sono stati comprati. Questa è una enorme differenza tra il centrodestra come lo vediamo noi e il centrodestra come lo vede Berlusconi. Credo che la procura di Roma, se ha aperto un’inchiesta, lo abbia fatto a ragion veduta. Giudico davvero paradossale che si dica “è un’ingerenza”».

Casini non tornerà con Berlusconi
Casini non svenderà la sua storia politica per «tornare sotto l’ombrello di Berlusconi», questo è un «disegno fantasioso e consolatorio. Io conosco Casini da anni e ho stima della sua intelligenza politica. Casini – ha aggiunto – ha fatto un enorme sforzo e ha vinto la scommessa quando è tornato in Parlamento fuori dagli schieramenti, e lo ha fatto contro il Pd e contro l’asse Pdl-Lega, in quel momento anche contro di me. Ma le pare mai che svenda la sua recente storia politica per tornare sotto ombrello politico di Berlusconi?»

Moffa: a questo punto è superflua la riunione dei capigruppo Fli di domani sera
Silvano Moffa, uno dei promotori della lettera delle “colombe”, esprime amarezza per la chiusura di Gianfranco Fini rispetto all’iniziativa: «Prendo atto, con profonda amarezza, che il presidente Fini ha praticamente bollato come “tardiva” e inutile l’iniziativa che con altri parlamentari di Fli e del Pdl avevo assunto inviando una lettera-documento al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e allo stesso presiente della Camera, al solo scopo di offrire una possibile via di uscita dalla crisi politica nell’interesse del Paese».
Moffa aggiunge: «All’amarezza si aggiunge la constatazione della assoluta ineluttabilità della decisione annunciata da Fini ai microfoni della trasmissione ‘”n 1/2 ora! di votare la sfiducia al governo e di passare all’opposizione a prescindere dall’esito del voto di martedì. Decisione che, per quanto mi riguarda, rende praticamente superflua la riunione dei gruppi parlamentari di Fli fissata per domani sera, vanificando di fatto ogni serio confronto con quanti hanno aderito a Futuro e libertà senza rinunciare alla propria libertà di pensiero e di coscienza».

Bonaiuti smentisce: nessuna reazione da Berlusconi
Nel pomeriggio alcune agenzie avevano riportato che Silvio Berlusconi si sarebbe “infuriato” per le parole di Fini. Un evento del tutto falso, commenta in una nota il sottosegretario dalla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, che ha aggiunto anche come «l’ipotesi Monti (nel governo, ndr) prospettata da alcune agenzie è totale e assoluta fantasia».

Le critiche di Bersani, Bondi, Capezzone
Reduce dalla manifestazione del Pd di ieri a Roma, il segretario Pier Luigi Bersani ha letto nelle parole di Gianfranco Fini la riprova che la stagione politica attuale è al tramonto e che si deve aprire una pagina completamente nuova:«È evidente che la soluzione non c’è», ha sottolineato il segretario del Pd. Fini, con le sue dichiarazioni, «testimonia ancora una volta che così non si può andare avanti, che la soluzione non c’è nè nel perimetro scompaginato delcentrodestra nè in nuove improbabili elezioni».
«Credo che l’intervista rilasciata oggi dall’onorevole Fini tradisca un evidente nervosismo e una ancor più evidente debolezza politica», ha detto il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi. «Si tratta in realtà – aggiunge – di un ultimo tentativo di impedire ogni dialogo, ora e anche per il futuro tra le forze politiche del centrodestra, e di spegnere tutte quelle voci che in questo momento non sono disposte ad archiviare con tanta frettolosa acrimonia e chiusura politica una storia comune di valori, di programmi e di esperienze».
«E’ ormai chiaro che Fini è chiuso in un bunker, senza prospettive e senza ragionevolezza, e parla come Di Pietro», dichiara dichiara Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, «con la differenza che a Di Pietro va riconosciuta la nettezza e la chiarezza di una posizione ormai storica. Invece, Fini si arrampica sugli specchi, si appella ipocritamente al calcolo dei giorni (quello che non è possibile oggi sarebbe invece stato possibile sette giorni fa o tre giorni fa, secondo lui): ma ormai non può più nascondere che la sua unica bussola è l’antiberlusconismo», prosegue.

Bossi: vedremo cosa fare dopo la fiducia
«Dopodichè… lo dico dopo la fiducia»: è un Umberto Bossi ironico quello che interviene sulla questione fiducia a Berlusconi. Dopo aver detto che il premier a suo parere «piglia la fiducia» con l’aggiunta maliziosamente sospesa «…se non ha sbagliato i conti», il leader del Carroccio, che da due settimane non era più intervenuto sulla questione lasciando la parola ai dirigenti del suo Movimento, ride apertamente divertito quando gli si chiede che cosa accadrà dopo l’eventuale fiducia: «Dopodichè lo dico dopo la fiducia», si limita a replicare salutando l’interlocutore.

Casini: il premier si dimetta ora
«Se Berlusconi capisce che l’unica cosa seria è andare a dimettersi evitando una ridicola conta» darebbe prova di aver capito che «non sarebbe una prova di debolezza ma di forza, dignità e responsabilità ». Pier Ferdinando Casini, dal palco di una manifestazione dell’Udc in un teatro di Roma, ribadisce la richiesta di dimissioni per il presidente del Consiglio.
A giudizio del leader centrista, infatti, «non si tira a campare quando il Paese va a fondo» e così facendo «logora non soltanto l’Italia, ma anche il governo e lui stesso».

fonte:sole24ore             scelto da michele de lucia