Fini: Berlusconi lasci prima del 14, non ha la maggioranza

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Vado avanti, successore non c’e’. Grave danno da cambio della legge elettorale

ROMA – Giurano di averlo visto ottimista e convinto di avere i numeri per poter incassare la fiducia in entrambi i rami del Parlamento. Silvio Berlusconi sarebbe apparso, ai suoi interlocutori piu’ che determinato nell’andare alla conta finale per costringere Fini e Casini a scoprire le carte. Chiuso a palazzo Grazioli per tutto il giorno, il premier avrebbe messo mano al discorso da pronunciare sia al Senato che alla Camera, e poi, nelle varie riunioni avrebbe chiesto dettagli su quei parlamentari che sarebbero ancora indecisi su come votare martedi’. Una sorta di zona grigia che potrebbe fare la differenza. L’obiettivo del Cavaliere, spiegano dalla maggioranza, sarebbe quello di ‘scavallare’ il 14 con una maggioranza anche risicata e poi provare a riaprire le trattative. Approfittare della pausa natalizia per sondare i centristi e magari anche qualche esponente di Fli offrendo la disponibilita’ ad un Berlusconi-bis. Un’ipotesi, questa, quasi irrisa – in serata dagli studi di Ballaro’ – dal presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini. ”Berlusconi non ha piu’ la maggioranza ne’ numerica ne’ politica e quindi non otterra’ la fiducia”, scandisce Fini che sottolinea la necessita’ per il paese di avere un governo che governi e non galleggi. Proprio per questo, e’ l’invito perentorio dell’ex alleato, ”lasci prima del 14”. Parole che confermano le posizioni dei piu’ oltranzisti del Pdl che continuano a disegnare un ‘copione’ diverso: il premier sale al Colle avendo incassato la fiducia, chiede di nuovo il mandato e, preso atto che i numeri della maggioranza restano immutati, torna da Napolitano a chiedere le elezioni. La settimana che manca all’appuntamento parlamentare servira’ dunque a capire quale strada percorrere una volta avuta la certezza dei numeri. Nonostante i radicali oggi abbiano tolto la riserva dicendo apertamente di votare la sfiducia al governo, diversi dirigenti del Pdl confidano che alla fine qualche defezione, o assenza ‘tattica’ possa esserci. Cosi’ come non sono certo passate inosservate le dichiarazioni di Domenico Scilipoti (Idv) che, lamentando minacce ricevute dal partito, ha sospeso ogni decisione a dopo l’Immacolata quando vedra’ Antonio Di Pietro. Che ormai sia una guerra di pallottolieri lo dimostra la presenza di Aldo Brancher a palazzo Grazioli. L’ex sottosegretario alla Riforme poi ‘promosso’ ministro per l’Attuazione del Federalismo (incarico che ricopri’ per pochi giorni a causa di una bufera giudiziaria) negli ultimi tempi aveva frequentato poco l’aula di Montecitorio ma, in vista del 14, il Cavaliere non accetta defezioni. Un concetto che il premier mettera’ in chiaro lunedi’, il giorno prima del voto, incontrando i parlamentari del Pdl anche se non e’ escluso che entro venerdi’ – o gia’ giovedi’ – possa riunire i vertici del partito a Palazzo Grazioli. Indisponibile a qualsiasi trattativa se Berlusconi non fa passi indietro e’ Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista taglia corto e rende nota la sua disponibilita’ a votare ”Gianni Letta o Mario Draghi” come presidenti del Consiglio invitando Berlusconi a lasciare ”oggi” il suo incarico: ”Io voto per la sfiducia – ribadisce – perche’ e’ giusto fare un atto di chiarezza. Ma che l’esecutivo abbia la fiducia o no non cambia nulla. Berlusconi – e’ la convinzione dell’ex presidente della Camera – vuole la maggioranza per una ragione soltanto: per andare a elezioni anticipate”. Incassata l’assicurazione di Marco Pannella che non ci saranno tentennamenti al momenti di votare la sfiducia tra i radicali, Pier Luigi Bersani in vista della manifestazione di sabato chiama il popolo del Pd alla mobilitazione: ”E’ il momento giusto per provare a mandarlo a casa”, dice il segretario democratico provando ad anticipare quella spallata al governo che l’opposizione pensa di dare il 14 in Aula. Guerra di numeri e di nervi, dunque, che pero’ infastidiscono Idv che con il suo leader denuncia i giochi di Palazzo: loro litigano per le poltrone, e’ il suo concetto, e intanto il paese muore.

di Yasmin Inangiray Ansa

scelto da Michele Pappacoda