Soprintendenza, tangenti per il Castello di Baia: processo per Guglielmo e altri 9

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NAPOLI – Inchiesta sul restauro del castello di Baia e dell’Albergo dei poveri: sono stati rinviati a giudizio l’ex soprintendente ai Beni architettonici di Napoli e poi di Caserta , Enrico Guglielmo, e altre nove persone destinatarie di misure cautelari nel luglio del 2009. Lo ha stabilito oggi il gup Paola Russo. Il processo comincerà il prossimo 14 aprile davanti alla IV sezione del Tribunale. Oltre a Guglielmo, accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta, erano imputati l’imprenditore Luigi Lucci, specializzato nel restauro di beni culturali e accusato di corruzione; Gianluca Guglielmo, nipote dell’ex soprintendente di cui è ritenuto un prestanome; l’ingegnere Mauro Fusco, collaboratore esterno della Soprintendenza, e gli architetti Giuseppe Monaco, Giuseppe Taccogni (accusati di associazione per delinquere), Massimo Panarese, Monica Pisani e Valentina Salvi (turbativa di gara), Michele Barone Lumaga e Teresa Tauro (corruzione). Quest’ultima, assistita dall’avvocato Luigi Tuccilo, è stata prosciolta dall’accusa. Dallo stesso capo di imputazione è stato prosciolto anche Guglielmo, che è difeso dagli avvocati Giovanni Esposito Fariello e Annalisa Mancini. Secondo il pm Graziella Arlomede, Enrico Guglielmo si sarebbe adoperato affinché fosse aggiudicato ad un’impresa di Lucci l’appalto per il restauro del Castello di Baia. In altre occasioni il soprintendente avrebbe consentito che imprese ritenute riconducibili all’imprenditore venissero invitate o comunque partecipassero alle gare, come nel caso dell’Albergo dei Poveri e del sito reale borbonico di Portici. Lucci, riconoscente, avrebbe in parte pagato una barca acquistata dal soprintendente, versando 39.000 euro su 156.000. L’altro filone dell’inchiesta riguarda le presunte «costanti interferenze» di Guglielmo nelle procedure per l’affidamento di incarichi professionali a soggetti ritenuti a lui collegati. L’ex soprintendente avrebbe ricevuto compensi indebiti attraverso fatture per prestazioni inesistenti emesse dalla società del nipote «Studio 3»

Il Mattino di Napoli

scelto da Michele Pappacoda