Yara, fermato un tunisino per omicidio «L´ha uccisa e ha occultato il cadavere» Aggiornamenti e I Video

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 Investigatori al lavoro tutta la notte a Bergamo al Comando provinciale dei carabinieri, dopo i fermi di ieri sera, uno sicuro l’altro non ancora confermato, nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio. Il fermo sicuro è quello di un tunisino bloccato ieri pomeriggio su una nave salpata da Sanremo e diretto in Marocco. L’altro sarebbe un italiano. Quindi in nottata il trasferimento a Bergamo al comando dei carabinieri, presidiato fino all’alba da fotografi e giornalisti ai quali non è stato fatto trapelare assolutamente nulla. Nessun particolare sul ruolo che i due avrebbero avuto nel sequestro della ragazzina sparita il 26 novembre. Pare che il tunisino sia un muratore al lavoro nei cantieri del bergamasco.


Le indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio potrebbero essere a una svolta: ieri sera i carabinieri sono saliti a bordo di un traghetto partito da Genova e diretto in Marocco, a bordo del quale c’era un extracomunitario tunisino ricercato dagli inquirenti nell’ambito delle indagini sulla tredicenne scomparsa venerdi’ 26 novembre da Brembate Sopra (Bergamo). Sarebbe stata fermata anche un’altra persona, forse un italiano, insieme al tunisino bloccato a Sanremo. Massimo riserbo a Bergamo, pero’, su questi fermi. Gli inquirenti che indagano sulla scomparsa di Yara non hanno voluto dare alcuna informazione sulla svolta nell’inchiesta, facendo anche capire di ritenere dannosa quella che e’ stata definita una fuga di notizie.

Secondo alcune indiscrezioni, il tunisino sarebbe stato trattenuto dai militari per controlli e potrebbe essere condotto nella notte a Bergamo per essere interrogato dal pm che si occupa del caso. Il nuovo scenario arriva dopo una giornata in cui le indagini si sono svolte ancora a 360 gradi. Si sono seguite tutte le piste, dallo squilibrato incontrato per caso, alla banda organizzata nel molestare le ragazzine. Sul fermo del tunisino trapelano pochissime notizie. L’uomo era tenuto d’occhio dagli investigatori fin da subito dopo la scomparsa della ragazzina. Ma finora nulla si era saputo su questo filone dell’inchiesta. Il nordafricano, da quanto si apprende, abiterebbe nel bergamasco, ma anche su questo non c’e’ alcuna conferma. Cosi’ come non e’ chiaro quale ruolo potrebbe avere avuto nel sequestro di Yara. Intanto ieri sono proseguite le battute di ricerca che si sono spinte fino al fiume Adda. Ieri mattina al quartier generale, nelle ex colonie elioterapiche lungo il fiume Brembo, si sono presentati circa 300 nuovi volontari. Tutte persone che lavorano dal lunedi’ al venerdi’ e hanno deciso di dare una mano per ritrovare Yara oggi e domani. Continuano anche ad essere ascoltati tutti quelli che potrebbero conoscere qualche particolare utile alle indagini. ”Non ci fermeremo neppure un istante, il mio primo pensiero e’ ritrovarla”, ripete il pm Letizia Ruggeri. In serata veglia di preghiera in quattro chiese della zona. Da ieri circolava la voce che in quella frequentata dai Gambirasio, Santa Maria Assunta, il parroco, don Corinno Scotti, avrebbe letto una lettera appello del padre Fulvio. Un ringraziamento – da quello che era trapelato – a tutti per l’affetto dimostrato, per aver rispettato il riserbo chiesto e un accorato invito perche’ chiunque sappia qualcosa lo riferisca alle forze dell’ordine. Ma stasera il parroco ha smentito che una lettera sia mai stata scritta. Yara e’ scomparsa il 26 novembre verso le 18.30. La ragazzina che ha 13 anni, studentessa modello, e promessa della ginnastica ritmica, e’ stata vista l’ultima volta nella Polisportiva di Brembate, dove si allena regolarmente. Alle 18.45 ha risposto all’sms di unamico e dalle 18.50 in poi il suo cellulare e’ risultato spento. La madre l’ha chiamata alcune volte e dopo averla aspettata a casa fino alle 19.30 ha dato l’allarme ai carabinieri.

dell’inviata Marisa Alagia Ansa

Aggiornamenti.

L’uomo fermato a bordo di un traghetto: «Non sono stato io» Smentito dagli investigatori il fermo di un cittadino italiano

BERGAMO (5 dicembre) – Ad una svolta le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio. Secondo quanto si apprende, il cittadino tunisino fermato ieri sera dai carabinieri a bordo del traghetto Berkane direto in Marocco è in stato di fermo per l’omicidio della ragazzina. Gli investigatori sospettano, infatti, che la ragazza sia stata uccisa ed il suo cadavere occultato. L’uomo è trattenuto da ieri dai militari perché «fortemente sospettato» di essere coinvolto nella vicenda della scomparsa di Yara. «Non sono stato io». Così, secondo indiscrezioni, una intercettazione telefonica nella quale il tunisino fermato la scorsa notte, con le accuse di sequestro di persona e omicidio in relazione alla vicenda di Yara Gambirasio, parlando al cellulare si sarebbe confidato con qualcuno. Analoga frase l’uomo avrebbe pronunciato ieri dopo essere stato bloccato dai carabinieri a bordo di una nave che si stava dirigendo a Tangeri. Secondo quanto si è appreso il tunisino è stato interrogato oggi dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri in carcere. L’extracomunitario, da ciò che si è appreso, lavorava come muratore nel cantiere edile di Brembate di Sopra dove nei giorni scorsi si erano concentrate le ricerche. Fase cruciale. «Siamo in una fase cruciale, non posso assolutamente né confermare né smentire alcuna notizia», aveva detto questa mattina il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, Roberto Tortorella, uscendo dalla caserma. Il traghetto. Il tunisino è stato bloccato ieri pomeriggio su una nave salpata da Sanremo e diretto in Marocco. Quindi in nottata il trasferimento a Bergamo al comando dei carabinieri, presidiato fino all’alba da fotografi e giornalisti ai quali non è stato fatto trapelare assolutamente nulla. Il testimone. Queste importanti novità gettano una nuova luce sul mistero della testimonianza del vicino di casa di Yara, Enrico Tironi, che non sarebbe stato creduto. Il giovane subito dopo la scomparsa di Yara aveva raccontato di aver visto la ragazzina nell’ora presunta del sequestro nei pressi dell’abitazione in compagnia di due uomini. La denuncia. Tironi era stato molto dettagliato nella sua testimonianza, descrivendo l’abbigliamento di Yara e i due uomini, che a lui erano sembrati due adulti. Poco distante, aveva aggiunto Tironi, era parcheggiata una Citroen rossa ammaccata. Ma gli inquirenti avevano ritenuto infondata, almeno in apparenza, questa testimonianza al punto che nei confronti del giovane era scattata la denuncia per procurato allarme e falso ideologico. Tironi era stato sentito un’altra volta anche dal pm e a quanto si era appreso nei giorni del suo interrogatorio avrebbe ritrattato la sua testimonianza.

Il Mattino di Napoli

scelto da Michele Pappacoda