Positano un ricordo di Mario Monicelli

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Mario Monicelli aveva esordito nel cinema nel 1932 con il cortometraggio. E’ stato uno dei padri della commedia italiana, con Dino Risi, Steno, Luigi Comencini. Nasce così nel 1949 “Totò cerca casa”, esordio ufficiale nella regia sia di Monicelli che di Steno, grandissimo successo e farsa passata alla storia come “una delle più belle parodie del neorealismo mai realizzate”.

E’ impossibile ripercorrere tutta la sua carriera, film dopo film, successo dopo successo, con oltre 66 regie e più di 80 sceneggiature. Basti dire che al trionfo dei successivi “Vita da cani” e “Guardie e ladri” (premiato a Cannes per l’interpretazione e la sceneggiatura nel ’51) corrispondono i problemi con la censura sia per questo che per “Totò e Carolina”. Dall’anno successivo cessa il sodalizio con Steno e dal ’54 quello sistematico con Totò. Al ritmo di più di un film all’anno Monicelli approda nel 1958 ad uno dei successi più limpidi: “I soliti ignoti” (nomination all’Oscar), l’ultimo film con Totò e il primo con Vittorio Gassman ‘sdoganato’ come mattatore comico. Del 1959 è un capolavoro assoluto come “La grande guerra” (altro film avversato dalla censura e poi trionfatore a Venezia con il Leone d’oro), del 1963 il doloroso “I compagni” con Mastroianni, del ’66 l’irripetibile invenzione de “L’armata Brancaleone”. Sono gli anni dell’amicizia con Dino Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all’italiana e dei ‘colonnelli della risata’. Nel 1968 Monicelli inventa Monica Vitti attrice comica per “La ragazza con la pistola”, nel ’73 ironizza sulle voglia di golpe all’italiana con “Vogliamo i colonnelli”, nel 1975 raccoglie l’ultima volontà di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di “Amici miei”. Molto apprezzato anche in America, riceve ben tre nomination all’Oscar (oltre che per “I soliti ignoti” candidato come miglior film straniero, per le sceneggiature de “I compagni” e “Casanova 70”). Nel 1977 recupera la dimensione tragica della commedia sceneggiando il libro di Vincenzo Cerami “Un borghese piccolo piccolo”. Negli anni 80, da ricordare, fra i tanti film, “Il Marchese del Grillo” e l’unanime consenso per “Speriamo che sia femmina”. Nel 1991 riceve il Leone d’oro alla carriera. L’anno dopo con il feroce “Parenti serpenti” dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l’acume e la cattiveria di sempre. E’ del 2006 invece il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con “Le rose del deserto”, liberamente ispirato a “Il deserto della Libia” di Mario Tobino ed a “Guerra d’Albania” di Giancarlo Fusco.

Massimo Capodanno