Inchiesta Enav-Finmeccanica: ipotesi di corruzione per Guido Pugliesi e Marina Grossi

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Corruzione: é questa l’ipotesi di reato per cui gli amministratori delegati di Enav, Guido Pugliesi, e di Selex Sistemi Integrati, Marina Grossi (moglie del numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini), sono indagati dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti assegnato a Selex Sistemi Integrati (Finmeccanica) dall’Ente nazionale di controllo di assistenza al volo.

In tutto gli indagati sono una decina, tra cui il direttore centrale delle relazioni esterne di piazza Montegrappa, Lorenzo Borgogni, il presidente dell’Enav, Luigi Martini, l’ex consulente esterno di Finmeccanica, Lorenzo Cola, il commercialista di Cola, Marco Iannilli, e l’imprenditore Tommaso Di Lernia, proprietario di Print System, una delle società perquisite oggi. Nella lista figurano anche altri dirigenti di Selex S.I.. Per tutti questi indagati i magistrati, coordinati dal procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, ipotizzano reati di natura fiscale. Gli appalti assegnati da Enav a Selex Sistemi Integrati al centro dell’inchiesta sono una decina e risalgono al periodo che va dal 2005 al 2010. Tra questi figurano i lavori per gli aeroporti di Palermo, Napoli e Lamezia Terme.

L’inchiesta, sottolineano gli inquirenti, «riguarda esclusivamente alcuni appalti assegnati da Enav a Selex Sistemi Integrati tramite l’affidamento diretto, senza ricorrere alla gara ad evidenza pubblica, a nostro giudizio in violazione della normativa vigente». Secondo l’ipotesi investigativa, molti degli appalti sono stati affidati da Selex S.I. in subappalto a società (quelle oggetto delle perquisizioni effettuate oggi) che hanno sovrafatturato i lavori eseguiti, in violazione della normativa fiscale. A loro volta, sia Enav che Selex S.I., avrebbero sovrafatturato i lavori. Per gli inquirenti il sistema consentiva l’assegnazione di appalti nel settore della Difesa e della sicurezza aerea, frazionando le commesse e generando una maggiorazione di costi, dunque un guadagno illecito per gli intermediari. Il sospetto é che il giro di sovrafatturazioni servisse ad accantonare provviste destinate a pagare tangenti ai dirigenti di Selex e Enav.

Le perquisizioni e i sequestri eseguiti stamani sono serviti a raccogliere materiali utili a valutare la congruità delle fatture emesse dalle società coinvolte rispetto ai lavori fatti e ai flussi finanziari tra le medesime aziende. In alcuni casi gli inquirenti si sono trovati di fronte a livelli di redditività che vengono definiti «eccezionali, indizio del ricorso a sovraffatturazioni e a tangenti destinate alla corruzione». Borgogni e Cola, riferiscono le medesime fonti, sono indagati in quanto avrebbero beneficiato di somme derivanti dal giro di sovrafatturazioni per garantire alle società amiche i lavori in subappalto. «Borgogni e Cola – spiega una fonte vicina alle indagini – avevano la possibilità di indicare a Selex S.I. le società a cui dare in subappalto i lavori». Iannilli é indagato in qualità di titolare della Arc Trade Srl, una delle società perquisite. Proprio Cola e Iannilli sono il “trait d’union” tra l’inchiesta sugli appalti dell’Enav e quella sull’affare Digint, con l’ingresso di Gennaro Mokbelnella società lussemburghese che controllava la partecipata al 49% da Finmeccanica. Tommaso Di Lernia, imprenditore noto alle cronache per essere stato arrestato nell’aprile del 2006 nell’inchiesta sulla scalata alla Rcs, é il proprietario della Print System, società con 6,5 milioni di fatturato specializzata in sistemi radar e con un portafoglio clienti che ha in Selex S.I. ed Enav i due principali committenti.

L’inchiesta della Procura di Roma verte su una presunta attività di riciclaggio e ruota attorno all’acquisizione della società Digint da parte di Gennaro Mokbel. Nel mirino del procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo e del pm Paolo Ielo, c’è il sistema degli appalti. Tra le ipotesi di reato il falso in bilancio e la frode fiscale. Dopo le dichiarazioni di un ex dipendente Enav l’attività degli inquirenti si sarebbe concentrata sull’acquisizione del ramo di azienda Vitrociset, gruppo specializzato in sistemi elettronici e informatici civili e militari.

Botta e risposta sulle indagini tra Berlusconi e Anm. «Sono preoccupato – ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa a palazzo Chigi commentando le ultime vicende del gruppo di piazza Monte Grappa – perché Finmeccanica è un asset straordinario, in questi giorni ha firmato un contratto per un miliardo e mezzo per forniture alla Federazione russa, mi auguro che queste indagini portino a nulla, come sono convinto sia, e comunque considero suicida che il paese proceda contro chi costituisce con la propria capacità operativa la forza del paese». Immediata la replica dell’Anm (il sindacato delle toghe) per bocca del segretario Giuseppe Cascini. «Dovere delle istituzioni è quello di collaborare con la magistratura nella difficile azione di contrasto di tali fenomeni illegali e non quella di attaccare iniziative giudiziarie senza conoscerne motivazioni e contenuti».

La procura dell’Aquila e quella di Napoli, con il pm John Woodcock, lavorano invece su alcuni filoni d’inchiesta che coinvolgono uomini legati a Finmeccanica come Vincenzo Angeloni, ex deputato Pdl, e Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex Service management. Gli investigatori napoletani sono sulle tracce di un conto corrente a Lugano con 18 milioni di euro, di cui occorre accertare la provenienza.

Lo scorso 22 novembre l’amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, ha ribadito in un’intervista al Tg1: «Non c’è nessun fondo nero e nessuna società». Secondo l’ad c’è «una campagna diffamatoria, un gioco che fa male non solo al gruppo ma all’Italia intera». Finmeccanica valuta, infatti, azioni giudiziarie contro la stampa e contro la trasmissione Report, che domenica scorsa ha ipotizzato l’esistenza di fondi neri.

Lunedì scorso Capaldo ha di nuovo interrogato per diverse ore il consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola, agli arresti. Nel verbale di interrogatorio del 14 ottobre, i magistrati chiedono conto a Cola su una serie di appalti assegnati alla Cogim, società piacentina specializzata nella fornitura di prefabbricati militari alle missioni di pace internazionali di cui l’ex consulente è stato presidente dal 2004 al 2007. Le domande si riferiscono a una vecchia inchiesta rispolverata di recente da Capaldo. A Cola viene chiesto chi sia Filippo Braghieri, fondatore e titolare della Cogim, e chi fossero i membri del cda. Cola ricorda chi è Braghieri e risponde che il cda era composto da 12 persone tra cui l’ex direttore generale dell’Enav, Fabio Marzocca, e l’ex generale delle Fiamme Gialle Giovanni Verdicchio.

Cola allora viene interrogato su alcune commesse affidate alla Cogim come la realizzazione di campi militari in Irak, Bosnia e Afghanistan e appalti relativi a opere negli aeroporti italiani, come Lamezia Terme, assegnati dall’Enav tramite Finmeccanica. L’indagato risponde in maniera evasiva e i pm entrano nello specifico chiedendo per quale motivo, per Lamezia Terme, l’ex direttore generale di Alenia Marconi Systems (oggi Selex Sistemi Integrati), Paolo Prudente, indagato per questa inchiesta e che ha lasciato il gruppo Finmeccanica nel 2006, chiama proprio la Cogim.

Cola risponde che si trattava di una zona a rischio e che la legge prevede l’affidamento diretto per i casi inerenti alla sicurezza militare. «Perché chiamano proprio lei, sono stati pagati soldi?» incalzano i pm. Cola nega. Va detto che la Cogim non eseguirà mai i lavori, perché la commessa non andrà in porto. Quella vecchia indagine, tra l’altro, aveva un uomo delle Fiamme Gialle che firmava le informative: era Luca Berriola, arrestato con Mokbel nell’indagine sul maxiriciclaggio di 2 miliardi per false fatturazioni telefoniche.

fonte:sole24ore              scelto da michele de lucia