Salerno crac Alvi arrestata Antonia Villani

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Era tranquilla Antonia Villani, quando ieri mattina ha aperto la porta della sua abitazione ai finanzieri del nucleo tributario di Salerno, diretti da Antonio Mancazzo, che le hanno notificato l’ordinanza di arresto ai domiciliari per il crac della Sannio discount srl. Era quasi come se la sorella dell’ex presidente della Provincia si aspettasse che, prima o poi, sarebbe toccato anche a lei fare i conti con la magistratura. Gli arresti del fratello Angelo e delle sorelle Elisa e Giovannina risalgono a tre settimane fa e la famiglia Villani aveva intuito che le prime ordinanze di custodia ai domiciliari avrebbero fatto da apripista per altri provvedimenti dipendenti da un’inchiesta partita lo scorso gennaio, dopo il fallimento del gruppo Alvi spa del 16 dicembre scorso. Ex presidente Angelo Villani oltre che noto imprenditore del settore della grande distribuzione alimentare è stato per cinque anni presidente della Provincia Il nome di Antonia, però, non compariva nel fascicolo d’inchiesta relativa alla Sannio (ma solo nel falcone principale del crac Alvi). Poi, gli interrogatori di garanzia dei familiari arrestati avrebbero peggiorato la sua posizione. Ed ecco, allora, che arriva l’ordinanza: un provvedimento di 41 pagine, in cui viene contestato anche a lei il reato di bancarotta fraudolenta aggravata. Il pubblico ministero è ancora Vincenzo Senatore e il gip è di nuovo Vincenzo Pellegrino. E’ una storia che si ripete. Con l’accusa, da un lato, che chiede il carcere per i quattro fratelli Villani, e il presidente dell’Anm, dall’altro, che opta per i domiciliari. Sposando, però, l’impianto accusatorio che descrive Antonia come una donna d’affari, legata affettivamente a suo fratello Angelo. Antonia, come Angelo, sarebbe stata un amministratore di fatto della piccola società fallita per un buco di 3 milioni di euro (contro i 200 milioni di debiti del gruppo madre). Antonia sarebbe stata il braccio destro di Angelo, dicono i magistrati, perché quando l’ex presidente della Provincia era impegnato in incontri politici, era la sorella a fare le sue veci. A impartire direttive e a pianificare strategie economiche e operative per l’azienda di famiglia. Del resto, Antonia aveva già dimostrato di avere intuito per gli affari e di saper gestire un’azienda, come l’Alvi spa, che, nel corso degli anni, era diventata il maggiore gruppo che riforniva i supermercati meridionali. Prima di crollare sotto presunti giri di danaro da una società all’altra per evitare i creditori. Ed ecco Antonia (che, nella Sannio è una socia di minoranza) inviare una mail aziendale dall’indirizzo di posta di sua sorella Giovannina in cui invitava a non versare più gli incassi dei punti vendita in banca, ma a consegnare il denaro contante, prelevato dalle security bags, ai vari ispettori di zona. E’ ancora Antonia a giustificare ai magistrati i 16mila euro al mese che venivano elargiti a suo fratello Angelo come compenso per consulenze. Ed è sempre lei a scegliere Pagano come «ad» della Sannio. Antonia Villani sarà interrogata domani. (Fonte Corriere del Mezzogiorno)

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