I due volti della Salerno jazzistica

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Gran pienone al teatro Delle Arti per il blockbuster di Diane Schuur, ospite della Salerno Jazz Orchestra e serata raffinata ed elegante al Modo con i Gaia Cuatro e la loro special guest Paolo Fresu

 

Doppio stellare appuntamento la scorsa settimana per il popolo della Salerno jazzistica, che ha dovuto, purtroppo, dividersi tra la proposta del teatro Delle Arti con la pianista e vocalist Diane Schuur, ospite della Salerno Jazz Orchestra, diretta da Stefano Giuliano e il Modo, che ha presentato la formazione dei Gaia Cuatro, con special guest Paolo Fresu. Nel jazz, i termini della contesa tradizione contro innovazione si aggiornano senza tregua. Da questo percorso non è escluso certo il jazz cantato, che ha le sue brave propaggini di ricerca, avanguardia e sperimentazione. Ma, rispetto alle forme esclusivamente strumentali della musica improvvisata, il jazz vocale ha sempre saputo rinnovarsi guardando, più che al futuro, al presente: alla musica di consumo, al pop in tutte le sue variazioni generazionali, ai suoni che di volta in volta hanno caratterizzato le varie epoche. Influssi, questi, che sono spesso ben lontani sia dalla musica colta, sia da quella improvvisata. E’, forse, questa costante vicinanza alle musiche commerciali che ha fatto del jazz cantato un eterno “blockbuster”. E “blockbuster” si è rivelato il concerto di Diane Schuur & Big band protagonista di una lunga scaletta di suoi immortali successi, accompagnata da un SJO, il cui turn over ha tirato fuori dal cilindro una sezione di ance da “urlo”, che ha fatto coppia perfetta con la Schuur, la quale ha rubato la scena a tutti, anche allo stesso direttore dando personalmente l’attacco alla band, fermandosi, riprendendo a proprio piacimento, un vero e proprio gioco che si è svolto sui suoi cavalli di battaglia da “Travelin’ light” a “Come rain or come shine”, da “Everyday” a “Sweet Georgia Brown”, un comportamento da tenere, però, quando si è soli sulla scena, non certo con alle spalle una big band. E’ oggi come oggi, solo un ricordo l’ampia tessitura della sua voce e quell’attento controllo sull’emissione, unica prerogativa per l’accesso ai virtuosismi sui salti di registro che, oramai sono solo suoni urlati e non rotondi e torniti, che urtano non poco con l’immagine e l’intenzione sempre solare dell’interpretazione della Schuur, la quale in non pochi momenti ha offerto un’immagine scomposta dell’esecuzione, con poca attenzione per la ricerca del suono, trascinando giù per la china anche la formazione di fiati. Eccezionale perizia tecnica, invece, per il quartetto dei Gaia Cuatro con  Aska Kanako vocalist e superba violinista, Gerardo Di Giusto al pianoforte, Carlos “El Tero” Buschini basso elettrico  e contrabbasso e Tomohiro Yahiro alle percussioni, i quali si sono presentati al Modo di Gaetano Pappacena, con special guest Paolo Fresu. Un incontro, questo di due mondi lontani, in particolare come filosofia, con mediatore il musicista sardo, nato sulle note di Haruka”, terza produzione del quartetto, con ospite Fresu, in cui la voce, il violino, la tromba e il pianoforte, in un mix di assoluta intonazione e di bel suono danno vita a quelle armonie “vuote”, a quelle scale orientali che ritroviamo anche nel nostro Giacomo Puccini, dal forte senso esotico, per poi passare ai contrasti sudamericani di “Jugadeta” e “Ventarron”, firmati da Di Giusto, in cui il senso ritmico delle percussioni di Tomohiro Yahiro hanno predominato, sino a “Nada”, che rappresenta la sintesi delle diverse e pur accomunate da quei momenti regolarmente ed emozionalmente in bilico – dato caratterizzante della musica argentina, così come quella orientale – fra un lirismo allentato e dolente, talora fino alla rarefazione, e picchi di alta drammaticità e forza penetrativa, delle diverse ragioni natie dei cinque musicisti. Una differenza specifica che lungi dall’impedire, rende ancora più avvincente questo scambio, questo rapporto tra civiltà musicali: “Una conversazione ragionevole” per dirla con Goethe e aggiungerei “commossa”, per quella commozione che nasce dal confronto di intelligenze superiori.

Olga Chieffi