Dal G20 di Seul solo un mezzo passo avanti senza una vera intesa sulla guerra delle valute

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Berlusconi lascia il G20 senza fare la conferenza stampa (dall’inviato Gerardo Pelosi)

Il G20 di Seul ha fatto solo un mezzo passo avanti. Senza una vera intesa su cosa fare per metter fine alla guerra della valute, con la spaccatura non sanata fra Stati Uniti da una parte e Cina e Germania dall’altra, i capi di Stato e di Governo dei grandi paesi avanzati e delle maggiori economie emergenti alla fine hanno badato più che altro a confermare il compromesso faticosamente raggiunto tre settimane fa, sempre qui in Corea, dai loro ministri delle finanze e a proclamare, per il tempo delle conferenze stampa finali, che intendono procedere d’amore e d’accordo: e cioè che tutti devono evitare svalutazioni competitive e che i cambi debbono muoversi sulla base delle indicazioni dei mercati e dei fondamentali delle economie.

L’aggiunta piu significativa, se così si può dire, del vertice di Seul è stata di assegnare al Fondo monetario il compito di elaborare una serie di indicatori e poi valutare le politiche economiche dei paesi in modo da ridurre gli squiibri commerciali, considerati uno dei fattori di rischio dell’economia mondiale. Il Fondo monetario, quindi, farà un check up ai grandi paesi, ma poi non ha potere di imporre sanzioni: sarà lo stesso G-20, allora, nella prima metà dell’anno prossimo, sotto la presidenza francese, a giudicare se stesso. Difficile pensare che i governi siano disposti a un’autocritica pubblica se non avranno mantenuto le promesse fatte solennemente nei vertici.

Progressi concreti, invece, sul fronte delle regole delle finanza, il lavoro coordinato dal Financial Stability Board, presieduto dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Il vertice ha dato il suo avallo politico a Basilea 3, i nuovi requisiti di capitale per le banche. Resta incerto invece cosa fare per mettere in sicurezza le banche globali, quelle che possono mettere a rischio il sistema: gli Stati Uniti e Gran Bretagna (assieme alla Svizzera) sono favorevoli a dotarle di un cuscinetto di capitale più robusto per evitare che un’eventuale futura crisi debba essere pagata ancora una volta dalle tasche dei contribuenti. Germania e Francia si sono opposte. Anche dopo Seul, la soluzione è in alto mare ed è rimessa al Comitato di Basilea degli organismi di vigilanza.

fonte:sole24ore           scelto da michele d elucia

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