TERZIGNO. LE FALDE ACQUIFERE ERANO INQUINATE E LO SI SAPEVA DA DUE MESI, CHE VERGOGNA

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Il veleno è arrivato fin nelle viscere del Vesuvio. E’ un veleno che ha trasformato quella terra in una bomba ecologica. Altro che attesa dell’eruzione che prima o dopo potrebbe arrivare. I risultati dei prelievi nella discarica «Sari» di Terzigno sono devastanti. Scrivono i periti: «I dati relativi all’accertamento effettuato il 29 ottobre scorso, nonché quelli pregressi svolti dall’Asìa (l’azienda del comune di Napoli che gestisce la discarica Sari, ndr), evidenziano una contaminazione della falda acquifera profonda». E’ di nuovo emergenza rifiuti. Ieri sera assemblea alla rotonda di Boscoreale. Animi più che surriscaldati e sono a rischio (nella notte) i compattatori dei 18 comuni del comprensorio che scaricano nella discarica contaminata. Ma la situazione sembra ancora più bloccata a Napoli. Depresso l’assessore comunale Giacomelli: «Eravamo riusciti a ridurre a 900 tonnellate i rifiuti non raccolti. Ma da domani (stamani, ndr) ne saranno di nuovo 1.500. Funziona solo la discarica di Chiaiano dopo la chiusura di Taverna del Re e gli impianti di trattamento dei rifiuti di Tufino e Giugliano sono saturi». Sembra una congiura del malocchio, quello che si è abbattuta su Napoli. La discarica calabrese non accetta più rifiuti campani, la Puglia si è rifiutata perché ancora aspetta i fondi dell’emergenza del 2008. Regione, Provincia e uomini di buona volontà stanno cercando soluzioni alternative. Più che la Svezia, le ultime indiscrezioni parlano di possibilità di una Spagna accogliente e solidale. Navigano a vista la Regione e la Provincia di Napoli. Speravano di aver trovato due nuove (micro)discariche a Nola e ad Afragola. Nulla da fare, i pareri tecnici sono negativi. Chissà se Berlusconi manterrà l’impegno assunto del decreto legge che cancella le discariche di Cava Vitiello (Terzigno), Andretta (Avellino) e di Valle della Masseria (Salerno). In questo clima, i risultati delle analisi sull’inquinamento della cava «Sari» di Terzigno sono carburante di un incendio che rischia di divampare di nuovo. «La mancata acquisizione di controlli pregressi, necessari e dovuti, circa lo stato di qualità presistente della falda acquifera prima dell’apertura della discarica, non consente di formulare ipotesi precise sulla fonte della sua contaminazione». La relazione tecnica è chiara, sul punto. «Anomala è la presenza di zinco, nichel, alluminio e boro che si rinvengono nei pozzi a valle della discarica, in concentrazioni superiori a quelli indicati». E ancora: «Si rileva una concentrazione elevatissima di zinco nel pozzo 3 mentre nel pozzo a monte della discarica i livelli sono al di sotto delle soglie minime». Gennaro Langella, sindaco di Boscoreale: «Ho disposto l’immediata chiusura di tutti i pozzi artesiani e ho inviato i risultati delle analisi che certificano l’inquinamento delle acque da metalli pesanti, alla magistratura. Temo che sia impossibile bonificare l’area. La discarica non andava aperta».