Rifiuti, notte di scarico a Terzigno Compattatore dato alle fiamme. La Iervolino: abbandonati nel caos

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 TERZIGNO (3 novembre) – I camion tornano a sversare a Cava Sari, la discarica di Terzigno (Napoli), dopo i giorni della guerriglia prima e dello stop per la messa in sicurezza poi. Il via libera dopo il vertice serale in Prefettura a Napoli con Guido Bertolaso. Al termine della notte sono 23 i mezzi che portano nello sversatoio spazzatura proveniente dai 18 comuni vesuviani, una delle condizioni dell’accordo firmato tra sindaci e Berlusconi nei giorni scorsi: nella cava Sari, infatti, fino a poco fa arrivava anche immondizia della città di Napoli. Si temeva la reazione dei manifestanti al passaggio degli autocompattatori.

Le proteste ci sono state ma, tutto sommato, meno forti del previsto, anche per un ridotto numero di gente radunata alla rotonda di via Panoramica, l’epicentro della resistenza delle popolazioni vesuviane.

A far ritornare la mente ai giorni più difficili c’è solo l’incendio di un autocompattatore in via Zabatta, a Terzigno, nella zona che confina con San Giuseppe Vesuviano. Ignoti fanno scendere l’autista, poi incendiano il mezzo dando fuoco alla cabina di guida, probabilmente con una bottiglia incendiaria. Alla Rotonda, all’inizio della notte, si radunano un centinaio di persone. I primi tre camion passano attorno all’una senza problemi.

La protesta scatta all’arrivo del quarto. Una parte dei manifestanti si mette davanti al mezzo, c’è chi alza le mani, chi vorrebbe far scendere l’autista che prima apre la portiera, poi la richiude. Qualcuno si stende sotto al mezzo fermo. Intervengono le forze dell’ordine che fanno alzare l’uomo, spostano le persone. Sarà l’unico momento vero della resistenza, a parte il raid incendiario che avviene in una zona diversa.

Applausi polemici vengono indirizzati dai manifestanti alle forze dell’ordine ma non mancano però le prove di dialogo. La gente si rivolge a carabinieri, polizia e finanzieri presenti sul posto per dire che nessuno garantisce sul fatto che quei camion vengano effettivamente dai comuni vesuviani e che trasportino solo ed esclusivamente frazione secca. Dopo un paio di ore, quando i manifestanti sono andati quasi tutti via, passano cinque mezzi scortati, mentre gli altri non lo erano, nella parte iniziale e finale da auto della polizia.

Alle 4 il presidio della Rotonda resta completamente vuoto. Solo le forze dell’ordine attendono l’arrivo degli altri mezzi. All’altro presidio, quello qualche chilometro più avanti, la notte era iniziata con momenti di tensione, tra barricate formate da falò, tronchi di alberi e sacchetti di spazzatura e la protesta di un centinaio di persone riunite presso la località ‘Il Rifugiò, un’altra area di accesso alla discarica. Uno dei manifestanti, Pietro Avino, racconta ai giornalisti che nella calca è stato strattonato, lui che è visibilmente invalido. Sulla Rotonda compaiono nuovi striscioni, ispirati sempre ai fatti dell’attualità. Uno di essi immagina un dialogo tra Berlusconi e Bertolaso sulla vicenda Ruby e la ‘questionè Bunga Bunga. L’appuntamento, al presidio, è per la prossima notte. Loro, annunciano i manifestanti, ci saranno ancora

E sul caos torna anche il sindaco Rosa iervolino che risponde a muso duro a Berlusconi: «Ci hanno lasciato nel caos non sappiamo dove andare a
scaricare, non c’è nessuno che decida». Così il sindaco dipinge la situazione della città partenopea sulla questione, ancora irrisolta, dei rifiuti.

«Fino a una settimana fa il capro espiatorio era la nostra azienda Asia – afferma il sindaco – poi, quando è morto sul lavoro un povero operaio di Portici, per fortuna hanno avuto pudore. Oggi la colpevole divento io, mi sembra una commedia».
Il primo cittadino di Napoli se la prende con il presidente del Consiglio Berlusconi e dice di non ascoltarlo più, «quando non sa più che pesci pigliare
– dice – si inventa di nuovo che la colpa è del Comune di Napoli. È una vecchia canzone sentita e risentita»

Il Mattino di Napoli

scelto da Michele Pappacoda