RAVELLO COME METAFORA DELL´ITALIA

0

Le vicende in atto a Ravello fanno di questo piccolo comune una metafora dell’intera nazione. L’uno e l’altra hanno alle spalle una nobile storia, posseggono straordinarie bellezze artistiche e naturali, ripongono molte speranze nel turismo.

Ma Ravello, in controtendenza rispetto al resto del Paese, per una decina di anni era riuscito davvero a trasformare queste sue risorse in motori di sviluppo. Poi, quasi pentito di rappresentare un’eccezione positiva in un panorama nazionale in crisi, Ravello è rientrato nei ranghi del caos generale e ora, privo di una strategia e di una governance, rischia di cacciarsi a sua volta nel tunnel del declino. Come i governi nazionali, così anche le giunte ravellesi sono rimaste quasi sempre appese ad esili vittorie e a fragili alleanze: il penultimo sindaco vinse le elezioni per 4 voti e l’ultimo per 14.

Qualunque metà abbia governato il paese, si è sempre ritrovato con l’altra metà frontalmente ostile. Così, nei giorni scorsi, l’equilibrio instabile della giunta si è rotto e il Comune è commissariato. Ravello e l’Italia sono di nuovo allineati. A partire dal Duemila, lo sviluppo socio-economico del paese si è giovato dell’azione equilibratrice e trainante di una fondazione in cui confluivano Regione, Provincia, Comune e Fondazione Monte Paschi di Siena. Rilanciando il festival, migliorando la gestione di villa Rufolo, creando una scuola internazionale di management culturale, la Fondazione Ravello è riuscita a determinare una selezione qualitativa dei turisti, una crescita del prodotto interno lordo, una gara virtuosa nella modernizzazione estetica e culturale. E stava sul punto di avviare la prima destagionalizzazione turistica del Mezzogiorno grazie all’auditorium firmato dal più prestigioso architetto vivente.

Dunque, un’operazione di vasto respiro, finalmente pensata e realizzata in Campania. Ma ora tre pilastri di questo programma di sviluppo promosso dalla Fondazione sono andati contemporaneamente in tilt. Il più generoso dei soci – Monte Paschi – scoraggiato dalle beghe locali, ha abbandonato il campo e ritirato i finanziamenti; l’auditorium si avvia a restare chiuso per il secondo inverno consecutivo; la Fondazione è ibernata perché i vecchi consiglieri sono scaduti e i nuovi attendono da tre mesi di essere designati dalla Regione e dalla Provincia. I nuovi vertici di queste due istituzioni lamentano spesso che, arrivati al potere, hanno trovato buchi e carenze di vario genere.

Ma, almeno per quanto riguarda la Fondazione Ravello, non possono negare di avere ricevuto su un piatto d’argento un organismo economicamente sano e culturalmente prestigioso, che fa onore a tutta la Campania. Un organismo che esse possono solo rovinare con le loro inadempienze. Non si sa a cosa addebitare il paralizzante ritardo nella designazione dei nuovi consiglieri. Voglio escludere che esso dipenda da sciattezza burocratica e da tortuosità lobbystica, preferendo pensare che sia dovuto a semplice inesperienza in materia di fundraising. Regione e Provincia, infatti, si trovano di fronte a un dilemma: prima rinnovare i consiglieri della Fondazione e poi cercare uno sponsor che possa sostituire Montepaschi; o cercare prima lo sponsor, barattare con esso le cariche statutarie e poi designare i nuovi Consiglieri? Se esse propendono verso questa seconda soluzione – come il ritardo nelle designazioni fa pensare – commettono un errore metodologico. Acquisire una sponsorizzazione comporta sempre una trattativa tra la Fondazione sponsorizzata e l’impresa sponsorizzante. In tale trattativa la Fondazione Ravello deve cercare il maggiore finanziamento possibile in cambio di contropartite che non intacchino la sua indipendenza e la sua dignità. Perciò la Fondazione deve presentarsi al tavolo delle trattative con la necessaria forza contrattuale e, dunque, già completa dei suoi nuovi organi statutari e già dotata dell’auditorium.

Queste due condizioni potrebbero essere raggiunte in pochi giorni, se la Provincia e la Regione lo volessero. Una volta rinnovata nei suoi organi direttivi, ampliata nelle sue dotazioni strutturali e consolidata nel suo prestigio, sarà facile alla Fondazione mettere insieme alcuni sponsor di media grandezza, preferibili ad un unico grande sponsor, naturalmente incline all’egemonia e difficilmente sostituibile in caso di abbandono. Ma è purtroppo probabile che si stia procedendo in senso opposto: cioè cercando prioritariamente uno sponsor proprio ora che la Fondazione, decapitata e priva dell’auditorium, versa in uno stato di massima debolezza organizzativa e di minima forza contrattuale.

Ciò comporterebbe ulteriore perdita di tempo prezioso (siamo già in ritardo nella preparazione del Festival 2011) e indurrebbe alla tentazione di svendere, poco decorosamente, le massime cariche della Fondazione a uno sponsor che in tal modo cumulerebbe il potere economico, quello organizzativo e quello culturale. Regione e Provincia sono dunque di fronte a un bivio. E’ loro il potere di scegliere la via giusta ed è loro il dovere di farlo in fretta perché la Costiera Amalfitana non può attendere. Anche in questo, Ravello è una metafora dell’Italia.

Professor Domenico De Masi Presidente Fondazione Ravello