Ruby, il pm: doveva andare in comunità Bersani attacca: Berlusconi si dimetta

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Bufera sulla telefonata del premier. Di Pietro: questura umiliata
Avvenire: l’Italia vuole sobrietà personale dal premier

ROMA  – Non si placa la bufera scoppiata sul caso di Ruby, la ragazza marocchina minorenne al centro di una inchiesta della procura di Milano per favoreggiamento della prostituzione, ospite in passato di Silvio Berlusconi ad Arcore.

A quanto si è appreso da fonti giudiziarie qualificate, nell’inchiesta sono confluite le segnalazioni del Tribunale dei Minorenni al Procuratore aggiunto Piero Forno sui trascorsi della giovane e le indagini del pm Antonio Sangermano nate dopo il fermo di Ruby in Questura del 27 maggio scorso per il presunto furto di tremila euro e di alcuni orologi.

Per la vicenda sono state sentite alcune amiche che raccontarono agli investigatori le confidenze ricevute dalla giovane marocchina sul giro dei personaggi importanti da lei frequentato e delle serate a villa San Martino. A ciò si è aggiunta, tra gli atti dell’inchiesta, la relazione della polizia sulle indicazioni ricevute la notte del fermo di Ruby e che hanno portato ad affidare la ragazza alla consigliera regionale Nicole Minetti, ex igienista dentale del premier eletta al Pirellone per volontà del Cavaliere.

La notte del 27 maggio, Ruby era stata affidata a Minetti in seguito a una telefonata di Silvio Berlusconi al capo di gabinetto della Questura di Milano. Telefonata agli atti dell’inchiesta e in cui, in base al testo della chiamata riportato oggi dal Messaggero, il premier ha spiegato di voler confermare che conosceva la ragazza e che sarebbe stato meglio affidarla a una persona di fiducia, cioè Nicole Minetti.

L’episodio della notte del 27 maggio è al centro di una serie di approfondimenti da parte degli inquirenti milanesi in quanto bisogna appurare se l’aver consegnato la ragazza a Minetti non abbia disatteso le disposizioni date dal pm dei minori di turno quel giorno.

Lo scontro tra pm e questura. Il pm di turno quella sera al tribunale dei minori di Milano, Annamaria Fiorillo, ha affermato di aver dato disposizione affinché la ragazza venisse collocata in una comunità protetta in attesa dell’intervento del Tribunale per i minorenni. La questura, in una nota, sostiene invece che il magistrato di turno, «preso atto della certa identificazione della minore» ha autorizzato l’affidamento al Consigliere Minetti. Dell’intera procedura seguita il 27 e il 28 maggio, precisa al questura, il Tribunale per i Minorenni di Milano dà atto in un decreto di affidamento datato 30 giugno 2010.

In attesa che la magistratura chiarisca come andò quella notte, quel che è certo è che qualche giorno dopo, Ruby venne sorpresa in giro a Milano in «atteggiamenti non adeguati» e, su ordine di un altro pm dei minori, venne mandata in comunita. Questa volta ci andò ma da lì scappò ancora. Intanto la relazione su quel 27 maggio, insieme ad altre informative sulla minorenne, arrivarono sui tavoli della Procura dei Minori (ma non del pm Fiorillo) solo a partire dal 14 giugno quando venne aperto formalmente un procedimento per chiedere l’intervento del Tribunale dei Minorenni.

Bersani: il premier si dimetta. «Le notizie che emergono da Milano ci dicono una cosa chiara: Berlusconi non può stare un minuto di più in un ruolo pubblico che ha indecorosamente tradito – dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – L’Italia ha una dignità che non può essere messa a repentaglio davanti al mondo. L’Italia ha dei problemi che devono essere finalmente affrontati in un clima di serietà e di impegno. Ormai il tempo è finito. Bisogna aprire una fase nuova».

«Ho trovato le dichiarazioni di Maroni, che scagiona la Questura di Milano e asserisce che è tutto perfetto, abbastanza gravi. Il ministro deve spiegarle. Vorrei che lui, da ministro leghista, spiegasse ai suoi elettori che il presidente del Consiglio può far sì che una extracomunitaria marocchina accusata per furto possa essere liberata solo perché è amica del presidente del Consiglio»: ha detto Enrico Letta, vicesegretario del Pd. «Dal punto di vista giuridico e legale – rimarca Letta – non credo che le dichiarazioni di Maroni, che cercano di mettere il tappo sulla pentola a pressione, possano essere accettate, anzi sono gravi. Se le dichiarazioni sono vere, allora vuol dire che le nostre Questure e forze dell’ordine lavorano come dei colabrodi, come delle strutture al servizio del satrapo, che decide chi va in galera e chi no. Noi riteniamo invece che forze dell’ordine e Questura facciano bene il loro lavoro e nel rispetto delle leggi».

L’aspetto più deplorevole della vicenda Ruby è «l’umiliazione a cui il presidente del Consiglio ha sottoposto i funzionari della questura di Milano». Lo afferma in una nota il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. «Cos’altro deve aspettare il Parlamento – si chiede l’ex magistrato – prima di togliere la fiducia a questo satrapo nostrano?».

Avvenire: l’Italia vuole sobrietà dal premier. «Siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo “stile di vita”»: lo scrive in un editoriale pubblicato oggi su Avvenire il direttore Marco Tarquinio a proposito della vicenda Ruby e delle ultime affermazioni del premier. Tarquinio sottolinea anche un altro «punto nodale», ovvero «se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole». Il premier «nega che questo sia avvenuto» e comunque, prosegue Tarquinio, «mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva».

Confalonieri: il premier si smarchi come Maradona. «Concentrarsi sulla politica e inventarsi una grande giocata per smarcarsi, come Maradona»: è questa, secondo Fedele Confalonieri, la ricetta con la quale il premier può rilanciarsi, a cominciare «dal partito», poi «il governo seguirebbe». Il presidente di Mediaset definisce il caso Ruby come l’ennesimo attacco a Berlusconi e l’ennesima prova di «un’operazione che mira a far cadere il premier» e che ha «in certi giornali l’avanguardia mediatica». Confalonieri esorta quindi Berlusconi a «smarcarsi», a «uscire in dribbling dalla morsa come Maradona: nessun altro potrebbe farlo, solo lui può riuscirci. Alla faccia dei Bersani, dei Di Pietro e di quanti lo vorrebbero spedire anzitempo negli spogliatoi».

Feltri: il premier giochi a porte chiuse. «Il premier giochi a porte chiuse». E’ questo il titolo dell’editoriale firmato da Vittorio Feltri pubblicato oggi sul Giornale. Il direttore editoriale del quotidiano suggerisce al premier consigli «su come gestire la sua esuberanza», raccomandando «prudenza e discrezione». Feltri invita Berlusconi ad «evitare assembramenti in camera da letto e possibilmente anche in salotto». «Si sfoghi pure – prosegue -, ci dia dentro di brutto, ma non davanti a un folto pubblico, perché tra gli spettatori c’è sempre un tizio che prende nota degli esercizi più spericolati cui assiste». Poi l’invito alla «bonifica del talamo», perché «tra le pieghe delle lenzuola – aggiunge – non si esclude che qualche pidiellino deviato (magari con propensioni finiane) abbia nascosto congegni elettronici atti a videoregistrare gli avvenimenti sotto coperta».

Belpietro: Berlusconi apra gli occhi anche di notte. Stessa linea di pensiero per il direttore di Libero, Maurizio Belpietro che, nell’editoriale di oggi, sottolinea che «quel che accade in camera da letto sono solo affari» di Berlusconi, tuttavia dal premier «esige» che «amministri al meglio l’Italia e che faccia ogni cosa per non farsi mettere i bastoni fra le ruote». Per Belpietro «la storia è piena di capi di Stato puttanieri» e «il più noto è John Fitzgerald Kennedy» che «ciò nonostante è il politico americano che più piace alla sinistra italiana». Il direttore di Libero lancia poi un appello al premier: «Silvio, di notte fai quel che vuoi, ma anche se c’è buio apri gli occhi».

Il Mattino di Napoli

scelto da Michele Pappacoda