Una Carmen intorno al mondo

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Questa sera, alle ore 21, sul palcoscenico del teatro Verdi il mito di Prosper Merimeè rivivrà nella rilettura dell’Orchestra di Piazza Vittorio, diretta da Leandro Piccioni

Di Olga Chieffi

Ritorna la Carmen sul palcoscenico del teatro Verdi di Salerno e ritorna nella speciale rilettura dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Da stasera alle ore 21, sino a domenica, la originale formazione romana diretta da Leando Piccioni e Mario Tronco, ci condurrà nel loro viaggio tra i Sud del mondo, dal Senegal alla Tunisia, dalla Francia alla Spagna, sino a percorrere le strade dell’antica Persia, sulle tracce della misteriosa gitana. Il prodigio “Carmen” inizia con il ritmo di habanera. Bizet con un balzo folgorante e vertiginoso riesce a portarsi nel cuore delle cose, delle persone, delle situazioni, scrutandole fin nel profondo, forte di una percezione acuta fino allo spasimo, partecipe fino alla sofferenza, il palcoscenico che è un luogo non luogo, un recinto magico, anche se vuoto, diviene da sempre simbolo polisemico: l’arena della corrida ove si svolge un rituale della morte e dell’amore, un rituale pieno di regole, di usanze, di convenzioni, in cui la circolarità dello spazio, come nella tragedia greca, aiutava il pubblico e il coro a vivere insieme le passioni dei loro eroi. Ognuno può essere lo spettatore ed ognuno può diventare il fulcro della storia nel momento in cui il destino lo decide. Se Carmen è nell’immaginario comune, sensualità, ritmo primordiale, i personaggi sono degli archetipi: Micaela, è la coscienza borghese dell’epoca, attaccata ai valori tradizionali, alla famiglia, alla casa, Don Josè, vede sostanzialmente mantenuta integra la sua parabola discendente da brav’uomo ad assassino, sino alla morte di una parte di se stesso, nell’uccisione di Carmen, attraverso cui ri-nascerà affidandosi di nuovo alla Legge, mentre Escamillo è il simbolo della forza fisica, della sfida infinita con la morte, del Super Uomo. Con l’orchestra di piazza Vittorio, si racconta di una coloratissima e gioiosa carovana di migranti e contrabbandieri che giunge alle porte di Siviglia esibendosi in balli e canti popolari, sotto gli occhi di un gruppo di sfaccendati soldati che fingono di mantenere l’ordine. Carmen, che avrà la voce della vocalist pugliese Mama Marjas, è una di loro. José, interpretato da Evandro Dos Reis, è un giovane e pacifico soldato di origine brasiliana, il quale ammaliato dalla sua bellezza se ne innamora perdutamente e per lei prima diserta, quindi, offuscato dalla gelosia, affronta in duello Escamillo, un equivoco, ma affascinante torero arabo, il cui “traje de luces” sarà indossato da Houcine Ataa. José arriverà fino alla dannazione per conquistare la zingara, spezzando il cuore di Micaela, Elsa Birgè, la giovane e dolce infermiera che accudisce la madre e che avrebbe dovuto sposare. Ma Carmen, pur amandolo, non sarà disposta a perdere la sua libertà, neanche se questo significherà morire. Specchio dei protagonisti è una coppia di fidanzatini, Hersjana Matmuja e Dario Ciotoli , che, in cerca di un posto tranquillo dove fare l’amore, si apparta sulle mura di cinta della città e da qui inizia ad osservare la chiassosa carovana accampata di sotto. La fidanzatina riconosce in quella gente qualcosa di familiare e, scena dopo scena, nel ripercorrere la storia della Carmen bizetiana, la giovane coppia, quasi vittima di un incantesimo, finirà per identificarsi completamente con i personaggi, che si muoveranno sul palcoscenico disegnato da Lucio Fiorito, su musiche che spazieranno dalla salsa al flamenco, dalla tecno alla lirica, dal blues al tango, fino al reggae e alle esotiche sonorità arabe, indiane e africane. Nella consonanza con questa eroina, risiede forse la risposta all’enigma Carmen. Il male non esiste, suggerisce Bizet, nella sua opera, pervenuto per vie misteriose e insondabili a una sorta di momento epifanico: c’è solo l’infelicità. Carmen è un essere in fuga, nel girello del mondo, in uno spazio senza misure, come i musicisti dell’ orchestra di Piazza Vittorio, è l’espressione compiuta e dolente dei sentimenti, delle passioni, delle lacerazioni, del disagio di vivere che agitano l’animo umano e che fanno di Carmen un mito tanto moderno, tanto vicino.

Questa sera, alle ore 21, sul palcoscenico del teatro Verdi il mito di Prosper Merimeè rivivrà nella rilettura dell’Orchestra di Piazza Vittorio, diretta da Leandro Piccioni

Di Olga Chieffi

Ritorna la Carmen sul palcoscenico del teatro Verdi di Salerno e ritorna nella speciale rilettura dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Da stasera alle ore 21, sino a domenica, la originale formazione romana diretta da Leando Piccioni e Mario Tronco, ci condurrà nel loro viaggio tra i Sud del mondo, dal Senegal alla Tunisia, dalla Francia alla Spagna, sino a percorrere le strade dell’antica Persia, sulle tracce della misteriosa gitana. Il prodigio “Carmen” inizia con il ritmo di habanera. Bizet con un balzo folgorante e vertiginoso riesce a portarsi nel cuore delle cose, delle persone, delle situazioni, scrutandole fin nel profondo, forte di una percezione acuta fino allo spasimo, partecipe fino alla sofferenza, il palcoscenico che è un luogo non luogo, un recinto magico, anche se vuoto, diviene da sempre simbolo polisemico: l’arena della corrida ove si svolge un rituale della morte e dell’amore, un rituale pieno di regole, di usanze, di convenzioni, in cui la circolarità dello spazio, come nella tragedia greca, aiutava il pubblico e il coro a vivere insieme le passioni dei loro eroi. Ognuno può essere lo spettatore ed ognuno può diventare il fulcro della storia nel momento in cui il destino lo decide. Se Carmen è nell’immaginario comune, sensualità, ritmo primordiale, i personaggi sono degli archetipi: Micaela, è la coscienza borghese dell’epoca, attaccata ai valori tradizionali, alla famiglia, alla casa, Don Josè, vede sostanzialmente mantenuta integra la sua parabola discendente da brav’uomo ad assassino, sino alla morte di una parte di se stesso, nell’uccisione di Carmen, attraverso cui ri-nascerà affidandosi di nuovo alla Legge, mentre Escamillo è il simbolo della forza fisica, della sfida infinita con la morte, del Super Uomo. Con l’orchestra di piazza Vittorio, si racconta di una coloratissima e gioiosa carovana di migranti e contrabbandieri che giunge alle porte di Siviglia esibendosi in balli e canti popolari, sotto gli occhi di un gruppo di sfaccendati soldati che fingono di mantenere l’ordine. Carmen, che avrà la voce della vocalist pugliese Mama Marjas, è una di loro. José, interpretato da Evandro Dos Reis, è un giovane e pacifico soldato di origine brasiliana, il quale ammaliato dalla sua bellezza se ne innamora perdutamente e per lei prima diserta, quindi, offuscato dalla gelosia, affronta in duello Escamillo, un equivoco, ma affascinante torero arabo, il cui “traje de luces” sarà indossato da Houcine Ataa. José arriverà fino alla dannazione per conquistare la zingara, spezzando il cuore di Micaela, Elsa Birgè, la giovane e dolce infermiera che accudisce la madre e che avrebbe dovuto sposare. Ma Carmen, pur amandolo, non sarà disposta a perdere la sua libertà, neanche se questo significherà morire. Specchio dei protagonisti è una coppia di fidanzatini, Hersjana Matmuja e Dario Ciotoli , che, in cerca di un posto tranquillo dove fare l’amore, si apparta sulle mura di cinta della città e da qui inizia ad osservare la chiassosa carovana accampata di sotto. La fidanzatina riconosce in quella gente qualcosa di familiare e, scena dopo scena, nel ripercorrere la storia della Carmen bizetiana, la giovane coppia, quasi vittima di un incantesimo, finirà per identificarsi completamente con i personaggi, che si muoveranno sul palcoscenico disegnato da Lucio Fiorito, su musiche che spazieranno dalla salsa al flamenco, dalla tecno alla lirica, dal blues al tango, fino al reggae e alle esotiche sonorità arabe, indiane e africane. Nella consonanza con questa eroina, risiede forse la risposta all’enigma Carmen. Il male non esiste, suggerisce Bizet, nella sua opera, pervenuto per vie misteriose e insondabili a una sorta di momento epifanico: c’è solo l’infelicità. Carmen è un essere in fuga, nel girello del mondo, in uno spazio senza misure, come i musicisti dell’ orchestra di Piazza Vittorio, è l’espressione compiuta e dolente dei sentimenti, delle passioni, delle lacerazioni, del disagio di vivere che agitano l’animo umano e che fanno di Carmen un mito tanto moderno, tanto vicino.

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