Lettere da Piano di Sorrento. Ma questo è un referendum?

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Lettere da Piano di Sorrento
Ma questo è un referendum?

Ho sempre saputo che il referendum è lo strumento costituzionalmente previsto, traverso il quale il popolo, senza condizionamenti politici o di altra natura, può liberamente esprimere il suo pensiero. A giorni dovremo nuovamente portarci alle urne per decidere se accettare o meno una preannunziata riforma costituzionale. A parte la delicatezza del quesito referendario, di natura squisitamente tecnica, sul quale non tutti sono in grado di rispondere, a meno che non abbiano una cultura costituzionalistica, o quantomeno un titolo di studio tale da consentire un’ottimale valutazione, ma che c’entra la politica? Invece si ha la sensazione di essere alla vigilia di un’elezione elettorale, siamo in piena campagna, con lo schieramento dei partiti e con delle pressioni sull’opinione pubblica che andrebbero certamente ridimensionate in un ambito di ragionevole dissertazione. Questa volta non conta se si raggiunga o meno il quorum, sicché non incide l’eventuale assenteismo. Comunque, per invogliare la gente alle urne, che cosa non si sono inventato i politici? Circolano voci che, se si dovesse votare per il no, correremmo il rischio di uscire dall’Europa, il fallimento di varie banche, non arriverebbero più i soldi stanziati per il Sud, insomma cadremmo in un vero e proprio pantano (come se già non ci fossimo) per non uscirne più.
È mai possibile che si giochi così sulla credulità popolare da sfornare queste autentiche panzane? La verità è che la politica la fa da padrona; teniamo presente che il precedente referendum dell’aprile scorso, lo hanno fatto fallire proprio i politici, invitando sfacciatamente a non andare a votare, sicché alla fine non si è raggiunto il quorum. Vi sarà mai una crescita in questo Paese?

Avv. Augusto MarescaLettere da Piano di Sorrento
Ma questo è un referendum?

Ho sempre saputo che il referendum è lo strumento costituzionalmente previsto, traverso il quale il popolo, senza condizionamenti politici o di altra natura, può liberamente esprimere il suo pensiero. A giorni dovremo nuovamente portarci alle urne per decidere se accettare o meno una preannunziata riforma costituzionale. A parte la delicatezza del quesito referendario, di natura squisitamente tecnica, sul quale non tutti sono in grado di rispondere, a meno che non abbiano una cultura costituzionalistica, o quantomeno un titolo di studio tale da consentire un’ottimale valutazione, ma che c’entra la politica? Invece si ha la sensazione di essere alla vigilia di un’elezione elettorale, siamo in piena campagna, con lo schieramento dei partiti e con delle pressioni sull’opinione pubblica che andrebbero certamente ridimensionate in un ambito di ragionevole dissertazione. Questa volta non conta se si raggiunga o meno il quorum, sicché non incide l’eventuale assenteismo. Comunque, per invogliare la gente alle urne, che cosa non si sono inventato i politici? Circolano voci che, se si dovesse votare per il no, correremmo il rischio di uscire dall’Europa, il fallimento di varie banche, non arriverebbero più i soldi stanziati per il Sud, insomma cadremmo in un vero e proprio pantano (come se già non ci fossimo) per non uscirne più.
È mai possibile che si giochi così sulla credulità popolare da sfornare queste autentiche panzane? La verità è che la politica la fa da padrona; teniamo presente che il precedente referendum dell’aprile scorso, lo hanno fatto fallire proprio i politici, invitando sfacciatamente a non andare a votare, sicché alla fine non si è raggiunto il quorum. Vi sarà mai una crescita in questo Paese?

Avv. Augusto Maresca

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