SE IL SUD FACESSE AUTOCRITICA…..

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A Napoli furoreggia la guerriglia per lo smaltimento dei rifiuti e non solo. Altrove, nei paesi minimamente civili ed efficienti, l’immondizia è un business, perchè c’è una raccolta differenziata virtuosa; il che consente il riciclo di carta, plastica, legno e ferro con un ritorno consistente anche in termini economici. Il compostaggio dell’umido viene utilizzato come fertilizzante nelle serre e nei campi, riducendo l’uso dei pesticidi e senza avvelenare i prodotti di un’agricoltura, che già nell’anchità consentì ad un vasto territorio l’appellativo di “Campania felix”. Un ciclo funzionante dei rifiuti può produrre energia, che è ricchezza in un territorio che ne è sprovvisto. Sarebbe un bell’esempio di efficienza in un paese normale. Ma il Sud non lo è. E men che meno lo è la nostra regione, che vive da tempi immemorabili in uno stato di perenne emergenza. E la nostra politica(!?) non trova di meglio che gridare al “Sud abbandonato”, dando fiato alle trombe di un meridionalismo passivo, del lamento, e non attivo, della responsabilità. E’ la testimonianza di uno stato di minorità psicologica, culturale e politica, che rivela un pauroso deficit di classe dirigente. E langue la democrazia, che è tale se fa crescere il capitale umano e sociale e, conseguentemente, promuove sviluppo. Qui da noi imperversa, invece, la protervia dei maneggioni, ma si fa anche strada,purtroppo, nei pensieri e nelle parole di tante persone perbene (professionisti, insegnanti e di tutti quelli che gli americani chiamano la midclass e che sono a loro modo opinionleader nei rispettivi campi di attività ) la convinzione che viviamo in una condizione di abbandono da parte dello Stato. Mai, o quasi, un segnale di autocritica, ma quasi sempre atteggiamenti assolutori delle proprie pecche e latitanze.E’ la prova provata della mancanza di una vera classe dirigente a tutti i livelli, nella politica, nell’imprenditoria, nelle professioni. E così Napoli e dintorni danno vita a scene quotidiane di ordinaria follia: rivolte urbane, guerriglia notturna, sindaci alla mercè delle piazze. Il ribellismo dei nuovi “lazzari” e la voce della violenza sono lo specchio di una società senza legge. E nel territorio extraurbano assume connotati da tragicommedia l’editto del sindaco di Castellammare che vieta l’uso delle minigonne alle donne e ignora o quasi i drammi umani dei lavoratori della cantieristica, mentre a due passi, a Torre del Greco, da un lato, amministratori e vigili urbani sono pesantemente implicati in affari poco puliti di tangenti, e a Gragano, dall’altro, è in bilico l’amministrazione comunale sospettata di brogli elettorali. E tace la Poltica, con la P maiuscola. Tace anche di fronte all’ammutinamento degli albergatori, che minacciano di chiudere perchè le loro strutture affogano nell’immondizia. Eppure l’immagine di Napoli si ripercuote negativamente su tutti gli altri territori della regione. Lo dimostra, in forma di rappresentazione caricaturale, ma vera, un bel film attualmente in programmazione con successo in tutta Italia “Benvenuti al Sud”, in cui il protagonista, uno straordinario Bisio, semina sconforto tra familiari ed amici perchè trasferito a fare il direttore delle Poste da Milano a Castellabate, un grazioso centro della Costa Cilentana. C’è sconforto e paura perchè Castellabate è associato automaticamente a Napoli con tutto il pesante carico di camorra, criminalità, scippi e, naturalmente, immondizia. Questa l’immagine a Milano anche dell’incolpevole Cilento, che subisce le conseguenze negative della vicinanza, si fa per dire, a Napoli. Pensiamo per un attimo a cosa pensano gli stranieri (tedeschi, inglesi, francesi, americani, ecc.) per i quali tutto il territorio a sud di Roma è Napoli e,quindi, regno della malavita organizzata e del disordine permenente, senza servizi e senza legge: un territorio a rischio. Non vorrei essere nei panni degli agenti di viaggio che faticano non poco per vendere una vacanza non solo a Napoli, ma neppure nella penisola sorrentina, nella costiera amalfitana ed in quella cilentana. La vacanza, si sa, è sognata e vista come un periodo di relax, da vivere in serenità e usufruendo di servizi efficienti.Figuriamoci se ci sono turisti tanto masochisti da scegliere un territorio, dove pensano o, semplicemente, temono di essere derubati o di affogare nei rifiuti con pesanti rischi per la salute. Ma la Costa d’Amalfi, che spesso è associata a Napoli tanto che spesso Positano e la stessa Amalfi sono considerate provincia di Napoli da parte di chi chiede informazioni non da Berlino o da Londra ma da Milano, Bologna o Firenze, vive nella beata incoscienza di non essere toccata da questi problemi. E qui più che altrove tace la classe dirigente a tutti i livelli. Gli amministratori locali si pavoneggiano nel chiuso delle loro comunità e ne decantono le qualità, ignorando a volte di essere nel fuoco delle polemiche per litigiosità permanente tra le opposte fazioni. Gli imprenditori sono paghi di autoreferenzialità per le qualità, anche se non sempre eccellenti, delle proprie strutture e non temono minimamente la ricaduta negativa di immagine che li coinvolge in pieno. La più vasta società civile (professionisti, intellettuali, insegnanti ecc.) è rinserrata nell’incantamento della propria torre d’avorio e non è quasi mai pervasa dall’impegno civile per paura di “sporcarsi” con la politica. E tutto si farina e la democrazia langue, all’ombra del campanile simbolo del municipalismo individualistico e asfittico. E non c’è entusiasmo per il futuro. Si vive alla giornata, senza speranza di domani. E non ci si rende conto che il turismo, che è l’attività economica prevalente del territorio, subisce pesantemente l’influsso dell’immagine che riusciamo a dare di noi sui mercati. Altrove ci sarebbe preoccupazione e si correrebbe ai ripari con una progettualità forte ed una promozione intelligente e mirata.. Qui da noi si vive nell’attendismo e nel lassismo, fidando nella buona sorte o nel salvatore che viene dall’esterno, si chiami governo nazionale, regione o provincia: Ma anche a quei livelli la politica tace. E se si leva qualche voce è quella dei responsabili regionali del Turismo, che  balbettano proposte e non trovano di meglio per arginare la crisi che promuovere il Natale 2010, quando altrove già si programma il lancio di quello del 2011, con una passeggiata a San Gregorio Armeno tra le botteghe colorate dei pastorai e l’illuminazione dei tre castelli storici della città capoluogo.Sarebbe da ridere se non fosse tragicamente vero.Ma tanto alla rimozione dei rifiuti ci penserà la Protezione Civile di Bertolaso e la favola del Cavalier Berlusconi, malavita organizzata e lazzari di periferia permettendo. Che brutta regione nelle mani di una pessima politica!

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@aalice.it