IL PERSONAGGIO DE LUCA #CAMPANIAFELIX

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I Fescennini di De Luca
di Isabella Guarini

Non sono una fan di Vincenzo De Luca, attuale Presidente della Giunta regionale della Campania e non condivido il suo modo tirannico d’amministrare, ma rifletto sul suo modo di comunicare, d’interloquire con poteri a vari livelli sul personaggio, or ora uscito dalle antiche maschere del teatro campano, dalla tradizione delle atellane e fescennini. Dai ricordi della prima letteratura latina, tra i banchi del Liceo si materializza De Luca, che si esibisce, assumendo, di volta in volta, varie maschere tipiche su canovacci popolari e farsechi, antropomorfe Maccus Bucco Pappus Dossennus, ma Lui preferisce l’aspetto animale del Kikirrus, che richiama il verso del Gallo. Per questo primitivo tipo di spettacolo teatrale, giocoso e licenzioso scrissero autori famosi, Nevio, Lucio Pomponio, Plauto. Comunque nella tradizione campana le tradizioni locali si mescolano con altre, specialmente con quella romana ed emerge il verso fescennino. Della sua origine etimologica non si sa molto ma si diffuse molto nell’antica Roma specialmente in forma libera e spettacolare, costituito da un dialogo di tipo sboccato e licenzioso e coinvolgente, tanto da far sviluppare da qui una tradizione di salaci motteggi che potevano avere anche il carattere di una diffamazione pubblica. A causa degli eccessi, dovette intervenire il Senato che bandì tali rappresentazioni per impedire che si dicessero delle cose offensive per i cittadini romani. Ma nonostante le severe limitazioni, il carattere sboccato dei dialoghi rimase e s’incarna nei nostri teatranti politici, tra i quali De Luca spicca per essere il più colto e il più rassomigliante ai suoi antenati campani e romani, con il suo mento volitivo e le labbra strette!I Fescennini di De Luca
di Isabella Guarini

Non sono una fan di Vincenzo De Luca, attuale Presidente della Giunta regionale della Campania e non condivido il suo modo tirannico d’amministrare, ma rifletto sul suo modo di comunicare, d’interloquire con poteri a vari livelli sul personaggio, or ora uscito dalle antiche maschere del teatro campano, dalla tradizione delle atellane e fescennini. Dai ricordi della prima letteratura latina, tra i banchi del Liceo si materializza De Luca, che si esibisce, assumendo, di volta in volta, varie maschere tipiche su canovacci popolari e farsechi, antropomorfe Maccus Bucco Pappus Dossennus, ma Lui preferisce l’aspetto animale del Kikirrus, che richiama il verso del Gallo. Per questo primitivo tipo di spettacolo teatrale, giocoso e licenzioso scrissero autori famosi, Nevio, Lucio Pomponio, Plauto. Comunque nella tradizione campana le tradizioni locali si mescolano con altre, specialmente con quella romana ed emerge il verso fescennino. Della sua origine etimologica non si sa molto ma si diffuse molto nell’antica Roma specialmente in forma libera e spettacolare, costituito da un dialogo di tipo sboccato e licenzioso e coinvolgente, tanto da far sviluppare da qui una tradizione di salaci motteggi che potevano avere anche il carattere di una diffamazione pubblica. A causa degli eccessi, dovette intervenire il Senato che bandì tali rappresentazioni per impedire che si dicessero delle cose offensive per i cittadini romani. Ma nonostante le severe limitazioni, il carattere sboccato dei dialoghi rimase e s’incarna nei nostri teatranti politici, tra i quali De Luca spicca per essere il più colto e il più rassomigliante ai suoi antenati campani e romani, con il suo mento volitivo e le labbra strette!