Contributo di sbarco, le critiche dell’Ancim al Governo. Il sindaco di Capri “Maltrattate isole minori”

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L’ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) dopo aver lavorato per consentire ai Comuni Isolani di poter programmare l’aumento del Contributo di Sbarco ed a seguito della notizia che la legge finanziaria in itinere non ha preso in considerazione la richiesta dell’Associazione, ha diffuso un comunicato che stigmatizza la questione. “Purtroppo ancora una volta – dichiara il Sindaco di Capri, Giovanni De Martino – “non viene presa coscienza della particolare condizione dei comuni delle piccole isole che soffrono di problematiche organizzative e finanziarie certamente più difficili rispetto ai territori della terraferma. Trasporti, sanità, scuole sono tra i principali problemi delle nostre realtà. La questione del contributo di sbarco sicuramente consentirebbe ai nostri territori di alleviare alcuni aspetti delle citate problematiche, senza incidere sulla pressione fiscale dei cittadini ed, anzi, contribuirebbe alle finanze dei comuni e dello stato. Viene ancora dimenticato che le Isole minori italiane rappresentano, per la nazione, una eccellenza sotto il piano turistico, economico, culturale e ambientale senza la quale l’Italia non avrebbe il richiamo internazionale che la contraddistingue”. Documento dell’A N C I M (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) APPELLO AL GOVERNO ED AL PARLAMENTO I Comuni delle piccole isole italiane affidano alla Stampa un messaggio rimasto inascoltato, da parte del Parlamento e del Governo, su due temi sui quali non si capisce la loro ipoacusia. Il primo punto riguarda la richiesta di escludere, dal divieto di innalzamento delle imposte, il “Contributo di Sbarco” che i Comuni delle isole minori possono applicare, in alternativa all’imposta di soggiorno. La finalità di detto Contributo è quella di fare contribuire i turisti, che producono rifiuti, all’onere finanziario del loro smaltimento che ora grava sui cittadini residenti nelle isole. Quindi, l’onere finanziario viene imputato a soggetti diversi da quelli che hanno prodotto il rifiuto, contravvenendo sia al principio comunitario “chi inquina paga” e sia al principio della correlazione tra costo del servizio e produzione del rifiuto. Aggiungere al comma 26 della Finanziaria, in discussione alla Camera, l’esclusione del divieto di innalzamento del “Contributo di Sbarco” avrebbe l’effetto di equità, di sgravio contributivo sui cittadini residenti nelle isole e quindi diminuzione della tassazione, di benefici ai bilanci comunali che già sono in difficoltà per il cosiddetto “fondo di solidarietà”, che li vede -spesso- pagatori netti invece che fruitori proprio anche a causa di una non adeguata pesatura dei criteri per il riparto.In ultimo l’emendamento non avrebbe alcun costo per il Governo e graverebbe turisti che spesso sono stranieri e verrebbe correttamente applicato il principio “chi inquina paga”. Stante così le cose, perché l’emendamento presentato da qualche Deputato è stato cassato? I Comuni non capiscono, ma neanche i cittadini capiscono perché venga rigettato un emendamento che avrebbe l’effetto di ridurre le loro tasse in tema di rifiuti! L’altro tema che risulta di difficile ed impossibile attuazione è quello della percentuale delle persone che possono essere assunte e cioè il 25% del personale che è andato in pensione e un numero di dipendenti rapportato alla popolazione residente. Se è andato in pensione il solo ed unico dipendente da sostituire quale è la percentuale da applicare? La percentuale corrisponde ad una parte di una persona? La norma sul contenimento della spesa non tiene conto di questa fattispecie che nei piccoli Comuni è diffusa. Inoltre, non si tiene conto che, per le isole minori, la popolazione va calcolata su residenti fissi più un X che corrisponde ai turisti. Pertanto, il personale deve essere correlato ai servizi che vanno prestati. Quindi, la nuova finanziaria dovrebbe correggere anche questa distorsione per non lasciare Comuni senza servizi essenziali.

CAPRI – «Ancora una volta maltrattati i comuni delle isole minori». È quanto afferma, in una dura dichiarazione, il sindaco di Capri Gianni De Martino, nel dare notizia che l’Ancim (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori), dopo aver lavorato per consentire ai comuni isolani di poter programmare l’aumento del contributo di sbarco, ha constatato e fortemente stigmatizzato la circostanza che la legge finanziaria in itinere non ha preso in considerazione la richiesta di innalzamento dell’imposta avanzata dall’associazione. «Purtroppo ancora una volta – dichiara il sindaco di Capri – non viene presa coscienza della particolare condizione dei comuni delle piccole isole che soffrono di problematiche organizzative e finanziarie certamente più difficili rispetto ai territori della terraferma. Trasporti, sanità, scuole sono tra i principali problemi delle nostre realtà. La questione del contributo di sbarco sicuramente consentirebbe ai nostri territori di alleviare alcuni aspetti delle citate problematiche, senza incidere sulla pressione fiscale dei cittadini ed, anzi, contribuirebbe alle finanze dei comuni e dello stato. Viene ancora dimenticato che le isole minori italiane rappresentano, per la nazione, una eccellenza sotto il piano turistico, economico, culturale e ambientale senza la quale l’Italia non avrebbe il richiamo internazionale che la contraddistingue». La richiesta dell’Ancim, avanzata a Governo e Parlamento, è dunque quella di escludere, dal divieto di innalzamento delle imposte, il contributo di sbarco che i comuni delle isole minori possono applicare, in alternativa all’imposta di soggiorno.

L'ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) dopo aver lavorato per consentire ai Comuni Isolani di poter programmare l'aumento del Contributo di Sbarco ed a seguito della notizia che la legge finanziaria in itinere non ha preso in considerazione la richiesta dell'Associazione, ha diffuso un comunicato che stigmatizza la questione. "Purtroppo ancora una volta – dichiara il Sindaco di Capri, Giovanni De Martino – “non viene presa coscienza della particolare condizione dei comuni delle piccole isole che soffrono di problematiche organizzative e finanziarie certamente più difficili rispetto ai territori della terraferma. Trasporti, sanità, scuole sono tra i principali problemi delle nostre realtà. La questione del contributo di sbarco sicuramente consentirebbe ai nostri territori di alleviare alcuni aspetti delle citate problematiche, senza incidere sulla pressione fiscale dei cittadini ed, anzi, contribuirebbe alle finanze dei comuni e dello stato. Viene ancora dimenticato che le Isole minori italiane rappresentano, per la nazione, una eccellenza sotto il piano turistico, economico, culturale e ambientale senza la quale l'Italia non avrebbe il richiamo internazionale che la contraddistingue". Documento dell'A N C I M (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) APPELLO AL GOVERNO ED AL PARLAMENTO I Comuni delle piccole isole italiane affidano alla Stampa un messaggio rimasto inascoltato, da parte del Parlamento e del Governo, su due temi sui quali non si capisce la loro ipoacusia. Il primo punto riguarda la richiesta di escludere, dal divieto di innalzamento delle imposte, il “Contributo di Sbarco” che i Comuni delle isole minori possono applicare, in alternativa all’imposta di soggiorno. La finalità di detto Contributo è quella di fare contribuire i turisti, che producono rifiuti, all’onere finanziario del loro smaltimento che ora grava sui cittadini residenti nelle isole. Quindi, l’onere finanziario viene imputato a soggetti diversi da quelli che hanno prodotto il rifiuto, contravvenendo sia al principio comunitario “chi inquina paga” e sia al principio della correlazione tra costo del servizio e produzione del rifiuto. Aggiungere al comma 26 della Finanziaria, in discussione alla Camera, l’esclusione del divieto di innalzamento del “Contributo di Sbarco” avrebbe l’effetto di equità, di sgravio contributivo sui cittadini residenti nelle isole e quindi diminuzione della tassazione, di benefici ai bilanci comunali che già sono in difficoltà per il cosiddetto “fondo di solidarietà”, che li vede -spesso- pagatori netti invece che fruitori proprio anche a causa di una non adeguata pesatura dei criteri per il riparto.In ultimo l’emendamento non avrebbe alcun costo per il Governo e graverebbe turisti che spesso sono stranieri e verrebbe correttamente applicato il principio “chi inquina paga”. Stante così le cose, perché l’emendamento presentato da qualche Deputato è stato cassato? I Comuni non capiscono, ma neanche i cittadini capiscono perché venga rigettato un emendamento che avrebbe l’effetto di ridurre le loro tasse in tema di rifiuti! L’altro tema che risulta di difficile ed impossibile attuazione è quello della percentuale delle persone che possono essere assunte e cioè il 25% del personale che è andato in pensione e un numero di dipendenti rapportato alla popolazione residente. Se è andato in pensione il solo ed unico dipendente da sostituire quale è la percentuale da applicare? La percentuale corrisponde ad una parte di una persona? La norma sul contenimento della spesa non tiene conto di questa fattispecie che nei piccoli Comuni è diffusa. Inoltre, non si tiene conto che, per le isole minori, la popolazione va calcolata su residenti fissi più un X che corrisponde ai turisti. Pertanto, il personale deve essere correlato ai servizi che vanno prestati. Quindi, la nuova finanziaria dovrebbe correggere anche questa distorsione per non lasciare Comuni senza servizi essenziali.

CAPRI – «Ancora una volta maltrattati i comuni delle isole minori». È quanto afferma, in una dura dichiarazione, il sindaco di Capri Gianni De Martino, nel dare notizia che l’Ancim (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori), dopo aver lavorato per consentire ai comuni isolani di poter programmare l'aumento del contributo di sbarco, ha constatato e fortemente stigmatizzato la circostanza che la legge finanziaria in itinere non ha preso in considerazione la richiesta di innalzamento dell’imposta avanzata dall’associazione. «Purtroppo ancora una volta – dichiara il sindaco di Capri – non viene presa coscienza della particolare condizione dei comuni delle piccole isole che soffrono di problematiche organizzative e finanziarie certamente più difficili rispetto ai territori della terraferma. Trasporti, sanità, scuole sono tra i principali problemi delle nostre realtà. La questione del contributo di sbarco sicuramente consentirebbe ai nostri territori di alleviare alcuni aspetti delle citate problematiche, senza incidere sulla pressione fiscale dei cittadini ed, anzi, contribuirebbe alle finanze dei comuni e dello stato. Viene ancora dimenticato che le isole minori italiane rappresentano, per la nazione, una eccellenza sotto il piano turistico, economico, culturale e ambientale senza la quale l'Italia non avrebbe il richiamo internazionale che la contraddistingue». La richiesta dell’Ancim, avanzata a Governo e Parlamento, è dunque quella di escludere, dal divieto di innalzamento delle imposte, il contributo di sbarco che i comuni delle isole minori possono applicare, in alternativa all’imposta di soggiorno.

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