Ferrara, Gabbiadini piu’ forte di Pavoletti e Zaza -merita fiducia

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La mentalità vincente è il requisito numero uno per arrivare ai grandi successi. Ciro Ferrara, che lo sa bene avendo vinto in carriera scudetti e coppe europee, nel dopo partita di Napoli-Dinamo Kiev a Sport Premium ha avuto un vivace scambio di opinioni con Sarri proprio su questo aspetto. «In effetti, mi sono agganciato alle sue parole e cioè che per andare lontano la devi mostrare in ogni occasione. Ne è nato un divertente siparietto, senza nessun tipo di polemica: gli ho semplicemente precisato in merito alla mia mentalità vincente che a 17 anni giocavo già nel Napoli e ci sono rimasto fino ai 27 vincendo due scudetti, tutto questo, quindi, prima di passare alla Juve». Il Napoli non ha ancora questa mentalità? «Bisogna migliorare questo aspetto, il Napoli è sulla buona strada ma occorre superare questo ultimo step.

Ad esempio, contro la Dinamo Kiev, proprio come spiegava Sarri, gli azzurri sono stati probabilmente condizionati dall’altro risultato: la chiave di lettura può essere proprio questa per la crescita, bisogna giocare sempre allo stesso modo al di là di quello che fanno le altre e pensare solo a se stessi. Però ritengo un fatto normale che in Champions il Napoli non possa avere la stessa esperienza di Barcellona, Bayern Monaco, Real Madrid che ogni anno arrivano almeno in semifinale: però affrontare tutte le partite allo stesso modo senza farsi influenzare da altri fattori aiuta il percorso di crescita». A Lisbona gli azzurri possono farcela? «Il Napoli ha due risultati su tre e questo è già un aspetto importante anche se chiaramente non sarà semplice. Un vantaggio è rappresentato dal fatto che la squadra affronta un avversario capace di giocare un grande calcio ma che tendenzialmente lascia degli spazi così come avvenne già nella partita di andata e si è ripetuto nell’ultima loro gara con il Besktas. Un avversario quindi che potrebbe esaltare le qualità del Napoli». Ovviamente, un Napoli totalmente diverso rispetto a quello contro la Dinamo Kiev. «Sicuramente ci vuole un Napoli molto diverso, però dal punto di vista tattico è una partita più congeniale agli azzurri che potrebbero avere più spazi per colpire: per quelle che sono le caratteristiche degli attaccanti è più facile affrontare una difesa alta, come lo era inizialmente quello della Dinamo Kiev, perché così si può sfruttare la profondità. Invece con gli avversari più bassi e gli spazi chiusi aumentano le difficoltà». E si avverte l’assenza di un centravanti vero… «Dopo l’infortunio di Milik era giusto che Sarri provasse, in un momento di difficoltà numerica, qualcosa di diverso e ha schierato Mertens falso nove. Anche a me nel Wuhan Zall è capitato che il mio centravanti si è fatto male e non avendo altre soluzioni mi sono inventato un attaccante veloce e bravo tecnicamente da prima punta. Contro l’Udinese il primo gol di Insigne è nato proprio da un movimento perfetto di Mertens che si è staccato dai centrali e ha consentito la giocata di Callejon finalizzata da Lorenzo». Gabbiadini ha mostrato qualche lampo contro la Dinamo Kiev: può finalmente svoltare? «Manolo l’ho avuto da ragazzo e per me ha grandissime potenzialità: nell’Under 21 giocavo con il 4-4-2 classico che prevedeva due attaccanti, lui insieme a Borini o a Destro, e anche se in quel periodo non giocava titolare nella sua squadra con l’Italia faceva la differenza. Sto sentendo vari nomi di mercato per il Napoli e pur considerando molto bravi Zaza e Pavoletti io punterei ancora su Gabbiadini: me lo terrei stretto». Insigne, napoletano come lei, quest’anno sta avendo delle difficoltà in più in maglia azzurra: come le spiega? «Rispetto a me ha avuto un percorso diverso perché ha fatto esperienze in altre categorie prima di tornare alla casa madre e giocare nel Napoli. Con la partenza di Higuain, che attirava la maggiore attenzione anche mediatica, adesso quest’ultima si sta spostando sugli altri e soprattutto su Insigne che è sottoposto a una maggiore pressione perché è napoletano. Deve proseguire il percorso di crescita nella sua città e non è facile. Comprendo il suo momento particolare, ho vissuto anch’io un periodo simile quando diventai il capitano con Ranieri nel 1991: ebbi delle difficoltà, mi sentivo più responsabilizzato proprio perché rappresentavo la squadra e la città». Ora il campionato, Sassuolo e Inter: il Napoli può rientrare nel discorso di vertice? «Dopo il campionato scorso c’erano grandi aspettative sugli azzurri. In questo momento però è bene non farsi illusioni: se la gioca per il secondo posto con la Roma e il Milan. Per esperienza, storia e per il mercato estivo la Juventus è davanti a tutte le altre. Ora battere Sassuolo e Inter sarebbe importante soprattutto per il morale in vista della sfida decisiva in Champions con il Benfica. Le vittorie aumentano l’autostima e in questo senso avrebbe fatto bene anche il successo sul Besiktas». Quale sarà l’approccio giusto a Lisbona sapendo che un pareggio può bastare? «Non pensare a questo: il Napoli deve andare a giocarsela e basta, con il suo calcio e senza fare calcoli. Deve fare quello che gli è riuscito benissimo in tante occasioni».

Fonte:ilmattino

La mentalità vincente è il requisito numero uno per arrivare ai grandi successi. Ciro Ferrara, che lo sa bene avendo vinto in carriera scudetti e coppe europee, nel dopo partita di Napoli-Dinamo Kiev a Sport Premium ha avuto un vivace scambio di opinioni con Sarri proprio su questo aspetto. «In effetti, mi sono agganciato alle sue parole e cioè che per andare lontano la devi mostrare in ogni occasione. Ne è nato un divertente siparietto, senza nessun tipo di polemica: gli ho semplicemente precisato in merito alla mia mentalità vincente che a 17 anni giocavo già nel Napoli e ci sono rimasto fino ai 27 vincendo due scudetti, tutto questo, quindi, prima di passare alla Juve». Il Napoli non ha ancora questa mentalità? «Bisogna migliorare questo aspetto, il Napoli è sulla buona strada ma occorre superare questo ultimo step.

Ad esempio, contro la Dinamo Kiev, proprio come spiegava Sarri, gli azzurri sono stati probabilmente condizionati dall'altro risultato: la chiave di lettura può essere proprio questa per la crescita, bisogna giocare sempre allo stesso modo al di là di quello che fanno le altre e pensare solo a se stessi. Però ritengo un fatto normale che in Champions il Napoli non possa avere la stessa esperienza di Barcellona, Bayern Monaco, Real Madrid che ogni anno arrivano almeno in semifinale: però affrontare tutte le partite allo stesso modo senza farsi influenzare da altri fattori aiuta il percorso di crescita». A Lisbona gli azzurri possono farcela? «Il Napoli ha due risultati su tre e questo è già un aspetto importante anche se chiaramente non sarà semplice. Un vantaggio è rappresentato dal fatto che la squadra affronta un avversario capace di giocare un grande calcio ma che tendenzialmente lascia degli spazi così come avvenne già nella partita di andata e si è ripetuto nell'ultima loro gara con il Besktas. Un avversario quindi che potrebbe esaltare le qualità del Napoli». Ovviamente, un Napoli totalmente diverso rispetto a quello contro la Dinamo Kiev. «Sicuramente ci vuole un Napoli molto diverso, però dal punto di vista tattico è una partita più congeniale agli azzurri che potrebbero avere più spazi per colpire: per quelle che sono le caratteristiche degli attaccanti è più facile affrontare una difesa alta, come lo era inizialmente quello della Dinamo Kiev, perché così si può sfruttare la profondità. Invece con gli avversari più bassi e gli spazi chiusi aumentano le difficoltà». E si avverte l'assenza di un centravanti vero… «Dopo l'infortunio di Milik era giusto che Sarri provasse, in un momento di difficoltà numerica, qualcosa di diverso e ha schierato Mertens falso nove. Anche a me nel Wuhan Zall è capitato che il mio centravanti si è fatto male e non avendo altre soluzioni mi sono inventato un attaccante veloce e bravo tecnicamente da prima punta. Contro l'Udinese il primo gol di Insigne è nato proprio da un movimento perfetto di Mertens che si è staccato dai centrali e ha consentito la giocata di Callejon finalizzata da Lorenzo». Gabbiadini ha mostrato qualche lampo contro la Dinamo Kiev: può finalmente svoltare? «Manolo l'ho avuto da ragazzo e per me ha grandissime potenzialità: nell'Under 21 giocavo con il 4-4-2 classico che prevedeva due attaccanti, lui insieme a Borini o a Destro, e anche se in quel periodo non giocava titolare nella sua squadra con l'Italia faceva la differenza. Sto sentendo vari nomi di mercato per il Napoli e pur considerando molto bravi Zaza e Pavoletti io punterei ancora su Gabbiadini: me lo terrei stretto». Insigne, napoletano come lei, quest'anno sta avendo delle difficoltà in più in maglia azzurra: come le spiega? «Rispetto a me ha avuto un percorso diverso perché ha fatto esperienze in altre categorie prima di tornare alla casa madre e giocare nel Napoli. Con la partenza di Higuain, che attirava la maggiore attenzione anche mediatica, adesso quest'ultima si sta spostando sugli altri e soprattutto su Insigne che è sottoposto a una maggiore pressione perché è napoletano. Deve proseguire il percorso di crescita nella sua città e non è facile. Comprendo il suo momento particolare, ho vissuto anch'io un periodo simile quando diventai il capitano con Ranieri nel 1991: ebbi delle difficoltà, mi sentivo più responsabilizzato proprio perché rappresentavo la squadra e la città». Ora il campionato, Sassuolo e Inter: il Napoli può rientrare nel discorso di vertice? «Dopo il campionato scorso c'erano grandi aspettative sugli azzurri. In questo momento però è bene non farsi illusioni: se la gioca per il secondo posto con la Roma e il Milan. Per esperienza, storia e per il mercato estivo la Juventus è davanti a tutte le altre. Ora battere Sassuolo e Inter sarebbe importante soprattutto per il morale in vista della sfida decisiva in Champions con il Benfica. Le vittorie aumentano l'autostima e in questo senso avrebbe fatto bene anche il successo sul Besiktas». Quale sarà l'approccio giusto a Lisbona sapendo che un pareggio può bastare? «Non pensare a questo: il Napoli deve andare a giocarsela e basta, con il suo calcio e senza fare calcoli. Deve fare quello che gli è riuscito benissimo in tante occasioni».

Fonte:ilmattino