Aspettando i veri bomber Sarri crea la coop del gol. Nelle 12 partite dopo l’infortunio di Milik a segno 8 giocatori

0

Non è ancora una invincibile armata quella che guida Sarri, eppure è pur sempre un gruppo dove tutti o quasi hanno segnato, a dimostrare la metamorfosi di una squadra che è stata sempre costruita attorno a grandi goleador (da Cavani a Higuain) e che ora si è invece trasformata in una cooperativa del gol, con ben otto uomini che hanno fatto centro almeno una volta nell’ultimo mese e mezzo. Ovvero da quando Milik si è fatto male. Un piccolo primato per chi, con il Pipita, l’anno scorso ha stracciato statistiche e tagliato traguardi su traguardi. Questo dovrebbe essere un buon motivo di conforto ma è anche vero un altro aspetto: il Napoli ha segnato dodici gol nelle ultime otto gare. Ovvero lo stesso numero di reti che la squadra azzurra ha realizzato nelle prime quattro giornate di campionato (con Pescara, Milan, Palermo e Bologna). La storia è sempre la stessa. Ed è la storia del solito quesito: meglio pochi gol ma in tanti o meglio tanti gol di pochi? Nel Napoli di oggi prevale la prima via: otto uomini diversi in rete in campionato, gol senza frontiere, democrazia pura e (come da slogan che battezzò una volta Renzo Ulivieri) un’autentica cooperativa del gol. Insomma, si fa prima a dire chi non lo ha fatto – gol – perché una distribuzione così è istinto di tanti, un coro multivocale. Un anno fa c’era sempre e solo Higuain, ora al Napoli un gol non se lo nega quasi nessuno, finora. Al mini bottino hanno contribuito in otto in questi 45 giorni senza Milik. I capocannonieri, per così dire, sono quattro, con due reti: Insigne, Hamsik, Callejon e Mertens. A ruota con un gol c’è mezza difesa (Chiriches, Maksimovic e Koulibaly), poi c’è pure Gabbiadini. Attaccanti a parte, quattro formichine operaie, quasi metalmeccaniche. Alcune di loro hanno segnato gol pesantissimi: come quello di Maksimovic nel 2-1 di Crotone. Mancano, nel conto, le reti dei centrocampisti: da Diawara a Zielinski, da Allan a Jorginho. Anche quest’anno c’era una specie di superman del gol ed era Milik. In nove presenze ben sette gol. Avrà pure ragione, Maurizio Sarri, a soffermarsi sui gol presi (cinque in più rispetto a dodici mesi fa), ma anche in attacco le cose sono cambiate da quando il polacco si è rotto il crociato del ginocchio. La prima gara saltata quella con la Roma: quel pomeriggio il Napoli era secondo, adesso è sesto sia pure ad appena due punti di lontananza dalla Champions diretta. Di tutti questi gol segnati da inizio stagione, appena quattro portano la firma di un giocatore italiano: due quelli di Insigne, due quelli di Gabbiadini. Che peraltro ha un piccolo primato: il suo gol al Besiktas è l’unico made in Italy della Champions. Numeri su cui si può fare qualche semplice riflessione. La mancanza di un attaccante che finalizzi il gioco ha trasformato la squadra di Sarri in una coop. E il gioco del tecnico toscano è studiato per facilitare gli inserimenti da dietro. E comunque il vizio di dividersi i gol la squadra poi lo perde in Champions: dieci le reti realizzate. E solo dagli attaccanti, volendo considerare il capitano una specie di punta in più. Ovvero tre gol di Milik e Mertens, due di Hamsik e uno di Gabbiadini (quello in casa su rigore al Besiktas). Quindi, per continuare a restare in scia delle migliori in campionato e in corsa per gli ottavi di Champions, Sarri si è dovuto inventare qualcosa di diverso e ha dovuto sfruttare le qualità di quelli che ci sono. D’altronde, è o non è il suo il calcio più bello e più totale della serie A? (Pino Taormina – Il Mattino) 

Non è ancora una invincibile armata quella che guida Sarri, eppure è pur sempre un gruppo dove tutti o quasi hanno segnato, a dimostrare la metamorfosi di una squadra che è stata sempre costruita attorno a grandi goleador (da Cavani a Higuain) e che ora si è invece trasformata in una cooperativa del gol, con ben otto uomini che hanno fatto centro almeno una volta nell’ultimo mese e mezzo. Ovvero da quando Milik si è fatto male. Un piccolo primato per chi, con il Pipita, l’anno scorso ha stracciato statistiche e tagliato traguardi su traguardi. Questo dovrebbe essere un buon motivo di conforto ma è anche vero un altro aspetto: il Napoli ha segnato dodici gol nelle ultime otto gare. Ovvero lo stesso numero di reti che la squadra azzurra ha realizzato nelle prime quattro giornate di campionato (con Pescara, Milan, Palermo e Bologna). La storia è sempre la stessa. Ed è la storia del solito quesito: meglio pochi gol ma in tanti o meglio tanti gol di pochi? Nel Napoli di oggi prevale la prima via: otto uomini diversi in rete in campionato, gol senza frontiere, democrazia pura e (come da slogan che battezzò una volta Renzo Ulivieri) un’autentica cooperativa del gol. Insomma, si fa prima a dire chi non lo ha fatto – gol – perché una distribuzione così è istinto di tanti, un coro multivocale. Un anno fa c’era sempre e solo Higuain, ora al Napoli un gol non se lo nega quasi nessuno, finora. Al mini bottino hanno contribuito in otto in questi 45 giorni senza Milik. I capocannonieri, per così dire, sono quattro, con due reti: Insigne, Hamsik, Callejon e Mertens. A ruota con un gol c’è mezza difesa (Chiriches, Maksimovic e Koulibaly), poi c’è pure Gabbiadini. Attaccanti a parte, quattro formichine operaie, quasi metalmeccaniche. Alcune di loro hanno segnato gol pesantissimi: come quello di Maksimovic nel 2-1 di Crotone. Mancano, nel conto, le reti dei centrocampisti: da Diawara a Zielinski, da Allan a Jorginho. Anche quest’anno c’era una specie di superman del gol ed era Milik. In nove presenze ben sette gol. Avrà pure ragione, Maurizio Sarri, a soffermarsi sui gol presi (cinque in più rispetto a dodici mesi fa), ma anche in attacco le cose sono cambiate da quando il polacco si è rotto il crociato del ginocchio. La prima gara saltata quella con la Roma: quel pomeriggio il Napoli era secondo, adesso è sesto sia pure ad appena due punti di lontananza dalla Champions diretta. Di tutti questi gol segnati da inizio stagione, appena quattro portano la firma di un giocatore italiano: due quelli di Insigne, due quelli di Gabbiadini. Che peraltro ha un piccolo primato: il suo gol al Besiktas è l’unico made in Italy della Champions. Numeri su cui si può fare qualche semplice riflessione. La mancanza di un attaccante che finalizzi il gioco ha trasformato la squadra di Sarri in una coop. E il gioco del tecnico toscano è studiato per facilitare gli inserimenti da dietro. E comunque il vizio di dividersi i gol la squadra poi lo perde in Champions: dieci le reti realizzate. E solo dagli attaccanti, volendo considerare il capitano una specie di punta in più. Ovvero tre gol di Milik e Mertens, due di Hamsik e uno di Gabbiadini (quello in casa su rigore al Besiktas). Quindi, per continuare a restare in scia delle migliori in campionato e in corsa per gli ottavi di Champions, Sarri si è dovuto inventare qualcosa di diverso e ha dovuto sfruttare le qualità di quelli che ci sono. D’altronde, è o non è il suo il calcio più bello e più totale della serie A? (Pino Taormina – Il Mattino)