Pari e rimpianti, serve più coraggio: altra chance sprecata per salto di qualità in classifica

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_dsc8045Un punto. Sotto cui tracciare una linea che, inevitabilmente, costringe a tornare su discorsi triti e ritriti. Perché il pareggio di Latina può essere letto sotto duplice, se non triplice ottica. “Da che punto guardi il mondo tutto dipende”, recitava qualche anno fa una famosa canzone. Perché se l’obiettivo della Salernitana è quello di garantirsi una tranquilla salvezza, allora il pari fuori casa è sempre da accogliere di buon grado. Viceversa, se l’intenzione (neppure tanto nascosta) è quella di alzare l’asticella degli obiettivi, allora il brodino di Latina va ingoiato come l’ennesima occasione sprecata per fare il salto di qualità. La gara del Francioni a (lunghi) tratti è stata brutta, povera di spunti tecnici di rilievo. Sarebbe bastato poco per tornare a casa con l’intera posta in palio, magari un pizzico di attenzione in più in fase difensiva ed una maggiore determinazione nella ricerca della porta avversaria. I tre punti avrebbero notevolmente assottigliato le distanze dall’ottavo posto in classifica e riportato, almeno per una (lunga) settimana la Salernitana nella parte sinistra della graduatoria. La zona playoff invece resta distante quattro punti, quella playout appena due. Qualsiasi sia il “punto da cui guardi il mondo” il bottino non può essere definito soddisfacente. Urge un cambio di rotta, una nuova mentalità. Soprattutto a gara in corso. Perché le partite possono essere risolte anche con guizzi dalla panchina. Non è affatto un caso che la Salernitana non abbia mai trovato la rete con calciatori subentrati a partita già iniziata. Spesso e volentieri le letture da parte di Sannino sono di carattere conservativo, con sostituzioni ruolo per ruolo che poco o nulla apportano al potenziale della squadra in campo. La gara di Latina ne è un esempio: Sannino avrebbe potuto rischiare inserendo Caccavallo in luogo di un marcatore, arretrando Improta sulla linea di difesa a quattro anziché tenere in campo tre centrali bloccati contro un solo attaccante di ruolo del Latina (Acosty era uscito e Scaglia aveva notevolmente arretrato il proprio raggio d’azione). Teorie, ipotesi che non per forza di cosa avrebbero avuto il responso del campo. Ma che quantomeno avrebbero apportato fiducia alla squadra e dato l’idea di volersela giocarsela tutto per tutto senza più nulla da perdere. S’è scelta invece la strada più semplice: fuori un attaccante (Donnarumma), dentro un attaccante (Joao Silva). Cambiare tutto per non cambiare niente. Lo specchio di quanto sta accadendo in casa Salernitana da qualche settimana a questa parte.
fontesolosalerno.it_dsc8045Un punto. Sotto cui tracciare una linea che, inevitabilmente, costringe a tornare su discorsi triti e ritriti. Perché il pareggio di Latina può essere letto sotto duplice, se non triplice ottica. “Da che punto guardi il mondo tutto dipende”, recitava qualche anno fa una famosa canzone. Perché se l’obiettivo della Salernitana è quello di garantirsi una tranquilla salvezza, allora il pari fuori casa è sempre da accogliere di buon grado. Viceversa, se l’intenzione (neppure tanto nascosta) è quella di alzare l’asticella degli obiettivi, allora il brodino di Latina va ingoiato come l’ennesima occasione sprecata per fare il salto di qualità. La gara del Francioni a (lunghi) tratti è stata brutta, povera di spunti tecnici di rilievo. Sarebbe bastato poco per tornare a casa con l’intera posta in palio, magari un pizzico di attenzione in più in fase difensiva ed una maggiore determinazione nella ricerca della porta avversaria. I tre punti avrebbero notevolmente assottigliato le distanze dall’ottavo posto in classifica e riportato, almeno per una (lunga) settimana la Salernitana nella parte sinistra della graduatoria. La zona playoff invece resta distante quattro punti, quella playout appena due. Qualsiasi sia il “punto da cui guardi il mondo” il bottino non può essere definito soddisfacente. Urge un cambio di rotta, una nuova mentalità. Soprattutto a gara in corso. Perché le partite possono essere risolte anche con guizzi dalla panchina. Non è affatto un caso che la Salernitana non abbia mai trovato la rete con calciatori subentrati a partita già iniziata. Spesso e volentieri le letture da parte di Sannino sono di carattere conservativo, con sostituzioni ruolo per ruolo che poco o nulla apportano al potenziale della squadra in campo. La gara di Latina ne è un esempio: Sannino avrebbe potuto rischiare inserendo Caccavallo in luogo di un marcatore, arretrando Improta sulla linea di difesa a quattro anziché tenere in campo tre centrali bloccati contro un solo attaccante di ruolo del Latina (Acosty era uscito e Scaglia aveva notevolmente arretrato il proprio raggio d’azione). Teorie, ipotesi che non per forza di cosa avrebbero avuto il responso del campo. Ma che quantomeno avrebbero apportato fiducia alla squadra e dato l’idea di volersela giocarsela tutto per tutto senza più nulla da perdere. S’è scelta invece la strada più semplice: fuori un attaccante (Donnarumma), dentro un attaccante (Joao Silva). Cambiare tutto per non cambiare niente. Lo specchio di quanto sta accadendo in casa Salernitana da qualche settimana a questa parte.
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