Parco del Cilento. Emergenza cinghiali, via alla cattura e agli abbattimenti

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Trecento selecontrollori a cui manca solo l’esame finale per entrare in azione, centri di cattura in più punti del territorio del Parco e, infine, un tavolo tecnico con FederParchi e Regione per risolvere alla radice il problema. È questa la ricetta del presidente del Parco, Tommaso Pellegrino, per arginare il fenomeno dell’invasione di cinghiali nell’area protetta che, oltre a provocare danni alle colture, mette a serio rischio l’incolumità delle persone. Un pericolo che ha spinto due sindaci – quello di Gioi, Andrea Salati, e quello di Ottati, Eduardo Doddato – a chiedere misure drastiche, come quella di riaprire la caccia agli ungulati. «I corsi sono finiti – spiega Pellegrino – ora manca solo l’ultimo passo per la certificazione ufficiale e poi i nuovi 300 selecontrollori saranno attivi a tutti gli effetti. Gli abbattimenti selettivi saranno la soluzione da cui partire per risolvere una volta per tutte questo grave problema». Pellegrino ha però in programma altri interventi: «Per combattere la piaga degli ungulati – continua – attueremo i centri di cattura. I cinghiali adatti saranno utilizzati per la filiera alimentare ed altri trasferiti in zone dove queste emergenza è già stata arginata da tempo». Per avviare queste nuove soluzioni, però, è necessario che il Parco si interfacci con altre realtà. «Nei prossimi giorni – spiega Pellegrino – ci sarà un tavolo tecnico tra l’Ente, la FederParchi del presidente Giampiero Sammurri, la Regione, tecnici ed esperti. Faremo un focus sulla questione e saranno messe sul tavolo della discussione le esperienze di altre regioni italiane, dove il problema è stato in passato ancor più presente e dove è stato ampiamente superato». Dal canto suo l’Unione Sindacale di Base non fa sconti a Pellegrino: «Dal giorno del suo insediamento ne è passata di acqua sotto i ponti ma, nonostante la buona volontà, tutto sembra ancora ingessato. Un territorio ostaggio di svariate categorie di soggetti spesso in contrapposizione tra loro come i cacciatori e gli ambientalisti, gli imprenditori e gli agricoltori, le opposte forze e fazioni politiche». (Arturo Calabrese – La Città)

Trecento selecontrollori a cui manca solo l’esame finale per entrare in azione, centri di cattura in più punti del territorio del Parco e, infine, un tavolo tecnico con FederParchi e Regione per risolvere alla radice il problema. È questa la ricetta del presidente del Parco, Tommaso Pellegrino, per arginare il fenomeno dell’invasione di cinghiali nell’area protetta che, oltre a provocare danni alle colture, mette a serio rischio l’incolumità delle persone. Un pericolo che ha spinto due sindaci – quello di Gioi, Andrea Salati, e quello di Ottati, Eduardo Doddato – a chiedere misure drastiche, come quella di riaprire la caccia agli ungulati. «I corsi sono finiti – spiega Pellegrino – ora manca solo l’ultimo passo per la certificazione ufficiale e poi i nuovi 300 selecontrollori saranno attivi a tutti gli effetti. Gli abbattimenti selettivi saranno la soluzione da cui partire per risolvere una volta per tutte questo grave problema». Pellegrino ha però in programma altri interventi: «Per combattere la piaga degli ungulati – continua – attueremo i centri di cattura. I cinghiali adatti saranno utilizzati per la filiera alimentare ed altri trasferiti in zone dove queste emergenza è già stata arginata da tempo». Per avviare queste nuove soluzioni, però, è necessario che il Parco si interfacci con altre realtà. «Nei prossimi giorni – spiega Pellegrino – ci sarà un tavolo tecnico tra l’Ente, la FederParchi del presidente Giampiero Sammurri, la Regione, tecnici ed esperti. Faremo un focus sulla questione e saranno messe sul tavolo della discussione le esperienze di altre regioni italiane, dove il problema è stato in passato ancor più presente e dove è stato ampiamente superato». Dal canto suo l’Unione Sindacale di Base non fa sconti a Pellegrino: «Dal giorno del suo insediamento ne è passata di acqua sotto i ponti ma, nonostante la buona volontà, tutto sembra ancora ingessato. Un territorio ostaggio di svariate categorie di soggetti spesso in contrapposizione tra loro come i cacciatori e gli ambientalisti, gli imprenditori e gli agricoltori, le opposte forze e fazioni politiche». (Arturo Calabrese – La Città)