Napoli. Crollo in Galleria e morte di Salvatore Giordano, ora è indagato de Magistris. L’accusa: omicidio colposo

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Napoli. Si è presentato in Procura e ha consegnato una memoria difensiva, dopo aver appreso di essere indagato per omicidio colposo, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Salvatore Giordano. Eccolo Luigi De Magistris all’ottavo piano della Torre B del Palazzo di giustizia. Punta a fornire chiarimenti in relazione al suo ruolo di sindaco sul caso della morte del ragazzino, colpito da pezzi di fregio caduti dalla volta esterna della Galleria Umberto. Vicenda dolorosa, che risale all’estate di due anni fa, quando lo studente fu ucciso dall’improvviso crollo provocato dalla scarsa manutenzione della facciata della Galleria Umberto. Lapidato, ucciso. Morte di uno studente, colpito mentre era in giro con amici – era un sabato pomeriggio – mentre passeggiava lungo via Toledo. Inchiesta coordinata dall’aggiunto Giuseppe Lucantonio, si attendono gli esiti processuali su più livelli: c’è un filone processuale principale con sette imputati, che attende l’udienza dinanzi alla quinta tribunale, il prossimo 31 dicembre (dopo il flop della prima udienza, causa difetto di notifica); poi c’è un’udienza camerale, che vede coinvolti alcuni condòmini che risiedono nella Galleria: nei loro confronti c’è stata richiesta di archiviazione da parte della Procura, che attende ora la valutazione di un gip, dopo l’intervento delle parti offese. Intanto spunta il filone che riguarda Luigi De Magistris. Sulle prime, è bene chiarirlo, il sindaco di Napoli non era stato iscritto nel registro degli indagati. Poi, chiusa l’inchiesta a carico dei sette imputati attualmente a giudizio, gli avvocati Sergio e Angelo Pisani (che assistono i genitori del ragazzino ucciso) hanno inoltrato un esposto, ottenendo nuove verifiche. È così che il primo cittadino è stato iscritto nel fascicolo per omicidio colposo. Ma su cosa batte l’esposto? Cosa sono chiamati a verificare i pm? Si parte da un’interrogazione consiliare di Enzo Moretto, che alcuni mesi prima della tragedia aveva sollevato l’allarme sul crollo di pietre e calcinacci dalla facciata d’ingresso della Galleria. Un sos annunciato, rimasto però inascoltato. È il punto su cui battono i legali della famiglia della giovane vittima: «Il sindaco era presente in aula il giorno dell’interrogazione consiliare e, in quanto responsabile della sicurezza di tutti i cittadini, era stato avvisato. Aveva il dovere di intervenire. Doveva fare qualcosa, fosse anche solo transennare via Toledo, limitare le aree a rischio, come poi puntualmente avvenuto dopo la morte di Salvatore Giordano. Ora la parola passa alla Procura. Dopo aver acquisito la posizione difensiva di De Magistris, dopo aver preso atto della sua ricostruzione dei fatti, tocca all’aggiunto Lucantonio e ai due pm titolari delle indagini chiudere il cerchio. E avanzare delle conclusioni sulla posizione del primo cittadino. Una valutazione che verrà fatta anche alla luce di quanto sostenuto nel corso di una consulenza firmata dal pm Nicola Augenti, in virtù della quale la Procura di Napoli aveva formalizzato accuse solo verso dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione. Com’è noto, infatti, accanto ad alcuni amministratori di condomini, sono imputati anche i dirigenti del servizio sicurezza abitativa e della difesa idrogeologica del comune di Napoli. Per loro il processo riprende il prossimo 31 gennaio, dopo che la prima udienza (ai primi di settembre) era saltata per errori nella definizione delle notifiche. Non è un maxiprocesso con centinaia di detenuti, ma il caso aperto dalla morte di uno studente di 14 anni fa comunque fatica ad entrare nel vivo, con o senza il peso di un’accusa a carico del primo cittadino. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino) 

Napoli. Si è presentato in Procura e ha consegnato una memoria difensiva, dopo aver appreso di essere indagato per omicidio colposo, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Salvatore Giordano. Eccolo Luigi De Magistris all’ottavo piano della Torre B del Palazzo di giustizia. Punta a fornire chiarimenti in relazione al suo ruolo di sindaco sul caso della morte del ragazzino, colpito da pezzi di fregio caduti dalla volta esterna della Galleria Umberto. Vicenda dolorosa, che risale all’estate di due anni fa, quando lo studente fu ucciso dall’improvviso crollo provocato dalla scarsa manutenzione della facciata della Galleria Umberto. Lapidato, ucciso. Morte di uno studente, colpito mentre era in giro con amici – era un sabato pomeriggio – mentre passeggiava lungo via Toledo. Inchiesta coordinata dall’aggiunto Giuseppe Lucantonio, si attendono gli esiti processuali su più livelli: c’è un filone processuale principale con sette imputati, che attende l’udienza dinanzi alla quinta tribunale, il prossimo 31 dicembre (dopo il flop della prima udienza, causa difetto di notifica); poi c’è un’udienza camerale, che vede coinvolti alcuni condòmini che risiedono nella Galleria: nei loro confronti c’è stata richiesta di archiviazione da parte della Procura, che attende ora la valutazione di un gip, dopo l’intervento delle parti offese. Intanto spunta il filone che riguarda Luigi De Magistris. Sulle prime, è bene chiarirlo, il sindaco di Napoli non era stato iscritto nel registro degli indagati. Poi, chiusa l’inchiesta a carico dei sette imputati attualmente a giudizio, gli avvocati Sergio e Angelo Pisani (che assistono i genitori del ragazzino ucciso) hanno inoltrato un esposto, ottenendo nuove verifiche. È così che il primo cittadino è stato iscritto nel fascicolo per omicidio colposo. Ma su cosa batte l’esposto? Cosa sono chiamati a verificare i pm? Si parte da un’interrogazione consiliare di Enzo Moretto, che alcuni mesi prima della tragedia aveva sollevato l’allarme sul crollo di pietre e calcinacci dalla facciata d’ingresso della Galleria. Un sos annunciato, rimasto però inascoltato. È il punto su cui battono i legali della famiglia della giovane vittima: «Il sindaco era presente in aula il giorno dell’interrogazione consiliare e, in quanto responsabile della sicurezza di tutti i cittadini, era stato avvisato. Aveva il dovere di intervenire. Doveva fare qualcosa, fosse anche solo transennare via Toledo, limitare le aree a rischio, come poi puntualmente avvenuto dopo la morte di Salvatore Giordano. Ora la parola passa alla Procura. Dopo aver acquisito la posizione difensiva di De Magistris, dopo aver preso atto della sua ricostruzione dei fatti, tocca all’aggiunto Lucantonio e ai due pm titolari delle indagini chiudere il cerchio. E avanzare delle conclusioni sulla posizione del primo cittadino. Una valutazione che verrà fatta anche alla luce di quanto sostenuto nel corso di una consulenza firmata dal pm Nicola Augenti, in virtù della quale la Procura di Napoli aveva formalizzato accuse solo verso dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione. Com’è noto, infatti, accanto ad alcuni amministratori di condomini, sono imputati anche i dirigenti del servizio sicurezza abitativa e della difesa idrogeologica del comune di Napoli. Per loro il processo riprende il prossimo 31 gennaio, dopo che la prima udienza (ai primi di settembre) era saltata per errori nella definizione delle notifiche. Non è un maxiprocesso con centinaia di detenuti, ma il caso aperto dalla morte di uno studente di 14 anni fa comunque fatica ad entrare nel vivo, con o senza il peso di un’accusa a carico del primo cittadino. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)