Salerno. Perizia Claps: aggredita anche da morta. Accertamenti su un bottone cardinalizio

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SALERNO  – Chi uccise Elisa Claps si accanì sul suo corpo dopo la morte: lo sostiene la paleontologa Eva Sacchi, nella perizia depositata nei giorni scorsi alla Procura di Salerno, nell’ambito del primo incidente probatorio sul caso dell’omicidio della ragazza di Potenza.

«Il taglio di tutti i vestiti e lo spostamento di alcuni di questi – scrive il perito – (operazioni svolte probabilmente anche rivoltando il corpo) necessitano che l’aggressore abbia continuato ad agire sul corpo stesso per un tempo relativamente lungo dopo la morte, o comunque dopo che la vittima non era più in grado di opporre qualsiasi resistenza».

Il bottone rosso trovato nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, «in prossimità del cadavere» di Elisa Claps, può essere appartenuto all’abito di un cardinale. Lo rivela la perizia merceologica di Eva Sacchi, di cui ha potuto prendere visione, depositata nei giorni scorsi alla Procura di Salerno, nell’ambito del primo incidente probatorio sull’omicidio della ragazza. Il bottone non èÿcompatibile con quelli dell’abito talare di Don Mimì Sabia – lo storico parroco di Potenza deceduto nel 2008 – il giallo rimane aperto però: proprio quell’abito fa supporre, infatti, a chi lo ha analizzato, che i bottoni siano stati sostituiti.

«Ammettendo l’appartenenza del bottone a un abito talare, dato il particolare tipo di rosso, rosso ponsò – scrive il perito – ammettendo che il colore, (cosa verosimile data la composizione della fibra), non abbia subito una variazione, il bottone potrebbe essere appartenuto ad un abito cardinalizio». «I bottoni dell’abito talare cardinalizio trovati in un armadio dei locali della chiesa della Santissima Trinità non sono compatibili da un punto di vista strutturale con il bottone trovato nel sottotetto», sottolinea poi il perito, che aveva appunto il compito di analizzare l’abito del parroco, per fugare i dubbi su un eventuale coinvolgimento dell’anziano sacerdote nell’occultamento del cadavere. «Le condizioni dell’abito, usurato e più volte riparato, e l’ottima condizione dei bottoni fanno ritenere possibile che i bottoni siano stati sostituiti», conclude Sacchi.

Il Mattino di Napoli

scelto da Michele Pappacoda