Delitto Attruia di Ravello. VI E’ UN TERZO INDAGATO!

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Non finisce mai di stupire la vicenda del Delitto di Ravello. Si è tenuta il 14 novembre u.s. un’ulteriore udienza del processo. In qualità di testimoni dovevano essere sentiti due sorelle, un fratello, il padre e due figlie di Lima Giuseppe, colui per il quale il 22 settembre scorso il giudice De Luca chiese al P.M. di modificare il capo d’accusa dal semplice favoreggiamento al ben più grave omicidio volontario.
Si è iniziato da una sorella del Lima, di cui il Presidente ha preliminarmente dato lettura della deposizione a suo tempo da Questa resa agli inquirenti: subito un episodio curioso, ma indicativo della personalità di Enza Dipino. La sorella di Lima riferisce di aver invitato Enzina ad una festa di compleanno e Questa mostrava di non sapere a cosa servissero i cubetti di ghiaccio!(Per l’Accusa, la Dipino sarebbe una spietata assassina e, necessariamente, esperta in benzodiazepine!!! –Pare proprio che non ci sia limite al ridicolo!-). Sempre la sorella del Lima dice che allorquando la Attruia, compagna di Lima Giuseppe, venne a Ravello a vivere a Casa Lima, entrò in forte contrasto con la madre di Giuseppe, poiché la futuribile suocera riteneva che la nuova compagna del figlio fosse una persona del tutto incapace di procacciarsi e mantenere una occupazione: facendole fare, inoltre, brutte figure con le persone alle quali Ella la aveva raccomandata. Il contrasto tra le due possibili future suocera e nuora fu tale che ad un certo punto tutta la famiglia Lima consigliò a Giuseppe di interrompere quella relazione, per cui la Attruia, messa alla porta, finì a vivere in una baracca in lamiera, cosa che certo non dovette giovare al suo stato di salute sia fisico che psicologico, tant’è che negli ultimi mesi prima del tragico epilogo (sempre a quanto riferisce la sorella del Lima), la Attruia appariva sofferente, “non stava in piedi … aveva problemi depressivi”. Proprio tale ultimo particolare suscitava l’attenzione poiché, secondo quanto reso da una addetta della farmacia di Ravello, la Attruia tempo addietro aveva chiesto informazioni circa il farmaco Dropaxin (idoneo a curare depressione o disturbi d’ansia). A tele episodio , si associa il racconto fatto dal medico di base di Ravello, il Quale ha già riferito che la Attruia, recatasi nel suo gabinetto medico in compagnia della Dipino, aveva chiesto, esibendo una scatola vuota di Dropaxin, che il medico ne prescrivesse un’altra confezione a nome del Lima, come poi avvenne (però in seguito, ai farmacisti la Attruia confidò che tale sostanza era per lei non per Giuseppe).

Toccava, poi, all’altra sorella di Lima. E qui il colpo di scena! Il Pubblico Ministero eccepisce che l’interrogatorio non può avere luogo in quanto Questa è indagata per avere reso falsa testimonianza a favore del fratello e quindi, per legge, deve essere sentita assistita da un legale. La notizia di questa imputazione, differentemente rispetto a quanto accaduto per Enza Dipino e Giuseppe Lima, sinora non era mai trapelata: come mai? Di che si trattà?
Terza persona sentita nella giornata: un fratello di Giuseppe Lima. Colui che aveva suggerito a Giuseppe di telefonare a Nicola Amato al fine chiedere consiglio. Giuseppe avrebbe per primo chiamato lui perché tra i due fratelli intercorrevano rapporti molto confidenziali e contatti giornalieri. Ancora, il fratello del Lima, su espressa domanda del Presidente, riferisce di non aver mai saputo di violenze fatte da Giuseppe a danno di donne, men che mai della moglie da cui è separato, che Giuseppe beveva con moderazione e che non era un donnaiolo! A questo punto il difensore della Dipino gli fa presente che a stabilire il vero vi è un documentato fascicolo di causa con tanto di condanna per maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, nonché ripetute violazioni di obblighi coniugali, ivi compreso quello di fedeltà, in danno della moglie. E che la pena inflitta a Giuseppe Lima nel 2013 (un anno e nove mesi di reclusione), era stata sospesa solo nell’auspicio che funzionasse da deterrente tale da indurlo ad evitare futuri comportamenti illeciti.
Poi, dato che non si erano presentate si è data lettura delle testimonianze a suo tempo rese agli inquirenti dalle figlie del Lima. Una, in particolare – che con la madre, l’altra sorella ed il fratellino, continuano a vivere in provincia di Brescia – era in vacanza a Ravello ospite in casa della Dipino (pure lei a casa Dipino?! E che è?), aveva personalmente assistito ad un episodio dove il padre, alla presenza della figlia, profferiva pesanti battute a sfondo sessuale nei confronti della Dipino, ed una occasione vide che la schiaffeggiava senza che quest’ultima reagisse. Ulteriormente, nelle conversazioni telefoniche avute dalle figlie con il padre, questi le invitava a star zitte perché il suo telefono era sotto controllo.
Sono, poi, state lette le dichiarazioni a suo tempo rese agli inquirenti da una persona del posto informata dei fatti. Questa ha riferito che il padre del Lima era una persona che abusava di bevande alcoliche. Che una volta, proprio allertato dalla moglie, prestò soccorso al padre del Lima, il quale, probabilmente a causa dell’eccesso di alcool assunto, non dava segni di vita, per cui si rese necessario un ricovero per disintossicarlo. Anche il figlio, Giuseppe Lima, era era un alcolista: il giorno di San Pantaleone di un paio di anni fa fu visto completamente ubriaco, sorretto dalle due donne.
Riguardo alla Dipino, invece, il testimone racconta di quando una volta la vide con entrambi gli occhi tumefatti, e che, domandandole cosa le fosse capitato, Enzina rispondeva di aver sbattuto contro una porta. [Va se, che un occhio nero è segno inequivoco di un pugno]. La prossima udienza si terrà il 5 dicembre p.v. .Non finisce mai di stupire la vicenda del Delitto di Ravello. Si è tenuta il 14 novembre u.s. un’ulteriore udienza del processo. In qualità di testimoni dovevano essere sentiti due sorelle, un fratello, il padre e due figlie di Lima Giuseppe, colui per il quale il 22 settembre scorso il giudice De Luca chiese al P.M. di modificare il capo d’accusa dal semplice favoreggiamento al ben più grave omicidio volontario.
Si è iniziato da una sorella del Lima, di cui il Presidente ha preliminarmente dato lettura della deposizione a suo tempo da Questa resa agli inquirenti: subito un episodio curioso, ma indicativo della personalità di Enza Dipino. La sorella di Lima riferisce di aver invitato Enzina ad una festa di compleanno e Questa mostrava di non sapere a cosa servissero i cubetti di ghiaccio!(Per l’Accusa, la Dipino sarebbe una spietata assassina e, necessariamente, esperta in benzodiazepine!!! –Pare proprio che non ci sia limite al ridicolo!-). Sempre la sorella del Lima dice che allorquando la Attruia, compagna di Lima Giuseppe, venne a Ravello a vivere a Casa Lima, entrò in forte contrasto con la madre di Giuseppe, poiché la futuribile suocera riteneva che la nuova compagna del figlio fosse una persona del tutto incapace di procacciarsi e mantenere una occupazione: facendole fare, inoltre, brutte figure con le persone alle quali Ella la aveva raccomandata. Il contrasto tra le due possibili future suocera e nuora fu tale che ad un certo punto tutta la famiglia Lima consigliò a Giuseppe di interrompere quella relazione, per cui la Attruia, messa alla porta, finì a vivere in una baracca in lamiera, cosa che certo non dovette giovare al suo stato di salute sia fisico che psicologico, tant’è che negli ultimi mesi prima del tragico epilogo (sempre a quanto riferisce la sorella del Lima), la Attruia appariva sofferente, “non stava in piedi … aveva problemi depressivi”. Proprio tale ultimo particolare suscitava l’attenzione poiché, secondo quanto reso da una addetta della farmacia di Ravello, la Attruia tempo addietro aveva chiesto informazioni circa il farmaco Dropaxin (idoneo a curare depressione o disturbi d’ansia). A tele episodio , si associa il racconto fatto dal medico di base di Ravello, il Quale ha già riferito che la Attruia, recatasi nel suo gabinetto medico in compagnia della Dipino, aveva chiesto, esibendo una scatola vuota di Dropaxin, che il medico ne prescrivesse un’altra confezione a nome del Lima, come poi avvenne (però in seguito, ai farmacisti la Attruia confidò che tale sostanza era per lei non per Giuseppe).

Toccava, poi, all’altra sorella di Lima. E qui il colpo di scena! Il Pubblico Ministero eccepisce che l’interrogatorio non può avere luogo in quanto Questa è indagata per avere reso falsa testimonianza a favore del fratello e quindi, per legge, deve essere sentita assistita da un legale. La notizia di questa imputazione, differentemente rispetto a quanto accaduto per Enza Dipino e Giuseppe Lima, sinora non era mai trapelata: come mai? Di che si trattà?
Terza persona sentita nella giornata: un fratello di Giuseppe Lima. Colui che aveva suggerito a Giuseppe di telefonare a Nicola Amato al fine chiedere consiglio. Giuseppe avrebbe per primo chiamato lui perché tra i due fratelli intercorrevano rapporti molto confidenziali e contatti giornalieri. Ancora, il fratello del Lima, su espressa domanda del Presidente, riferisce di non aver mai saputo di violenze fatte da Giuseppe a danno di donne, men che mai della moglie da cui è separato, che Giuseppe beveva con moderazione e che non era un donnaiolo! A questo punto il difensore della Dipino gli fa presente che a stabilire il vero vi è un documentato fascicolo di causa con tanto di condanna per maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, nonché ripetute violazioni di obblighi coniugali, ivi compreso quello di fedeltà, in danno della moglie. E che la pena inflitta a Giuseppe Lima nel 2013 (un anno e nove mesi di reclusione), era stata sospesa solo nell’auspicio che funzionasse da deterrente tale da indurlo ad evitare futuri comportamenti illeciti.
Poi, dato che non si erano presentate si è data lettura delle testimonianze a suo tempo rese agli inquirenti dalle figlie del Lima. Una, in particolare – che con la madre, l’altra sorella ed il fratellino, continuano a vivere in provincia di Brescia – era in vacanza a Ravello ospite in casa della Dipino (pure lei a casa Dipino?! E che è?), aveva personalmente assistito ad un episodio dove il padre, alla presenza della figlia, profferiva pesanti battute a sfondo sessuale nei confronti della Dipino, ed una occasione vide che la schiaffeggiava senza che quest’ultima reagisse. Ulteriormente, nelle conversazioni telefoniche avute dalle figlie con il padre, questi le invitava a star zitte perché il suo telefono era sotto controllo.
Sono, poi, state lette le dichiarazioni a suo tempo rese agli inquirenti da una persona del posto informata dei fatti. Questa ha riferito che il padre del Lima era una persona che abusava di bevande alcoliche. Che una volta, proprio allertato dalla moglie, prestò soccorso al padre del Lima, il quale, probabilmente a causa dell’eccesso di alcool assunto, non dava segni di vita, per cui si rese necessario un ricovero per disintossicarlo. Anche il figlio, Giuseppe Lima, era era un alcolista: il giorno di San Pantaleone di un paio di anni fa fu visto completamente ubriaco, sorretto dalle due donne.
Riguardo alla Dipino, invece, il testimone racconta di quando una volta la vide con entrambi gli occhi tumefatti, e che, domandandole cosa le fosse capitato, Enzina rispondeva di aver sbattuto contro una porta. [Va se, che un occhio nero è segno inequivoco di un pugno]. La prossima udienza si terrà il 5 dicembre p.v. .