All’università Suor Orsola Benincasa due giorni di incontri, presentato il 4° volume dell’«Atlante delle mafie»

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 Due giorni di dialoghi sulle nuove frontiere della criminalità organizzata, soprattutto nei suoi intrecci con un mercato paradossalmente divenuto più importante dello Stato. Due giorni di riflessione serrata sui paradossi di un Pil che viene contabilizzato, in Europa, anche sulla base degli introiti di attività illegali, e sulle nuove sfide della lotta alle mafie. Due giorni di studi, confronti e proiezioni ospitati nella città delle «paranze dei bambini» (al centro del nuovo romanzo di Roberto Saviano) e delle «stese» così commentate dal questore Guido Marino: «Un fenomeno, più che un’emergenza, in cui più che i minorenni si dovrebbero perseguire come criminali i loro genitori, che hanno delegato ogni responsabilità educativa e dovrebbero essere chiamati a rispondere di ogni azione dei loro figli». È l’iniziativa dell’università Suor Orsola Beninasa – nata con il coordinamento scientifico dello storico Isaia Sales, titolare della cattedra di Storia delle mafie – e promossa dal Centro di ricerca Res Incorrupta, presieduto da Aldo Sandulli, preside della Facoltà di giurisprudenza dell’Unisob che ieri pomeriggio, nella biblioteca Pagliara dell’ateneo, ha aperto i lavori con una riflessione sulla ineludibile necessità di un approccio interdisciplinare e non parcellizzato, nell’attuale lavoro di studio dei nessi tra mafie, terrorismo ed economia nell’era della globalizzazione. Soppesa le parole Louise Shelley, studiosa americana che dirige il Centro di ricerca su terrorismo, criminalità transnazionale e corruzione della George Mason University in Virginia, considerata tra i massimi esperti del nesso tra mafie e terrorismo internazionale – analizzato nel suo volume «Dirty Entanglements: Corruption, Crime, and Terrorism» (Cambridge University Press 2014) – partecipando all’incontro: «Oggi – esordisce – è un giorno speciale per gli Stati Uniti, ma anche per il mondo, in una fase di inedita transizione epocale. Uno scenario dove le nuove minacce hanno un volto ibrido che non esisteva, prima d’ora. La società americana – aggiunge – si è divisa in due, e non c’è dialogo tra le due parti. Il rischio in agguato, che fa leva sulla paura, è la chiusura, l’isolazionismo, la deriva verso movimenti di destra che non giovano alla lotta contro gruppi criminali transnazionali, connessi a forze terroristiche che rappresentano organizzazioni non statali accomunate, entrambe, dalla ricerca illecita di finanziamenti: in un nuovo ordine mondiale segnato da relazioni più violente e distruttive rispetto al passato. Mentre c’è bisogno di una rete, per cambiare questa rete illegale». Occasione dell’incontro su mafie, terrorismo ed economia, alla presenza tra gli altri del questore Marino e dei contributors Luciano Brancaccio e Simona Melorio, la presentazione del quarto volume dell’«Atlante delle mafie» (Rubbettino), a cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione ed Isaia Sales, che ha coordinato il convegno. Non a caso, annuncia Walter Dondi, direttore della Fondazione Unipolis che ha sostenuto la pubblicazione dell’opera, è già in cantiere il quinto volume del prezioso «Atlante»: «Uscirà l’anno prossimo e sarà dedicato ai rapporti tra corruzione e fenomeno migratorio», sottolinea. Già. Perché nella fase di passaggio riconosciuta da tutti gli studiosi, in cui «i predatori di un tempo sono diventati, nel giro di un secolo e mezzo, esperti di finanza, in Italia come nel resto del mondo», osserva Sales, «serve una visione complessiva, che coinvolga anche le competenze degli economisti, piuttosto in difficoltà sul problema, per affrontare radicalmente il nuovo scenario dell’alterna lotta tra Stato e mafie. Purché si superino i luoghi comuni generati da teorie culturaliste smentite dai fatti (la Sicilia dei criminali Riina e Provenzano è anche quella degli eroi civili Falcone, Borsellino e Libero Grassi), e le incrostazioni legate a letture di una mafia come parte della criminalità: mentre va declinata al plurale nei suoi molteplici e insospettabili nessi, nei quali è soprattutto violenza di relazione». Un confronto (un cambio di sguardo) necessario. Che oggi prosegue, dalle 10, con la proiezione di alcuni estratti della serie tv «Camorriste» e un convegno su «Camorriste 2.0», per fare luce sul ruolo femminile – ancora poco noto – nelle organizzazioni di camorra.

Fonte:ilmattino

 Due giorni di dialoghi sulle nuove frontiere della criminalità organizzata, soprattutto nei suoi intrecci con un mercato paradossalmente divenuto più importante dello Stato. Due giorni di riflessione serrata sui paradossi di un Pil che viene contabilizzato, in Europa, anche sulla base degli introiti di attività illegali, e sulle nuove sfide della lotta alle mafie. Due giorni di studi, confronti e proiezioni ospitati nella città delle «paranze dei bambini» (al centro del nuovo romanzo di Roberto Saviano) e delle «stese» così commentate dal questore Guido Marino: «Un fenomeno, più che un'emergenza, in cui più che i minorenni si dovrebbero perseguire come criminali i loro genitori, che hanno delegato ogni responsabilità educativa e dovrebbero essere chiamati a rispondere di ogni azione dei loro figli». È l'iniziativa dell'università Suor Orsola Beninasa – nata con il coordinamento scientifico dello storico Isaia Sales, titolare della cattedra di Storia delle mafie – e promossa dal Centro di ricerca Res Incorrupta, presieduto da Aldo Sandulli, preside della Facoltà di giurisprudenza dell'Unisob che ieri pomeriggio, nella biblioteca Pagliara dell'ateneo, ha aperto i lavori con una riflessione sulla ineludibile necessità di un approccio interdisciplinare e non parcellizzato, nell'attuale lavoro di studio dei nessi tra mafie, terrorismo ed economia nell'era della globalizzazione. Soppesa le parole Louise Shelley, studiosa americana che dirige il Centro di ricerca su terrorismo, criminalità transnazionale e corruzione della George Mason University in Virginia, considerata tra i massimi esperti del nesso tra mafie e terrorismo internazionale – analizzato nel suo volume «Dirty Entanglements: Corruption, Crime, and Terrorism» (Cambridge University Press 2014) – partecipando all'incontro: «Oggi – esordisce – è un giorno speciale per gli Stati Uniti, ma anche per il mondo, in una fase di inedita transizione epocale. Uno scenario dove le nuove minacce hanno un volto ibrido che non esisteva, prima d'ora. La società americana – aggiunge – si è divisa in due, e non c'è dialogo tra le due parti. Il rischio in agguato, che fa leva sulla paura, è la chiusura, l'isolazionismo, la deriva verso movimenti di destra che non giovano alla lotta contro gruppi criminali transnazionali, connessi a forze terroristiche che rappresentano organizzazioni non statali accomunate, entrambe, dalla ricerca illecita di finanziamenti: in un nuovo ordine mondiale segnato da relazioni più violente e distruttive rispetto al passato. Mentre c'è bisogno di una rete, per cambiare questa rete illegale». Occasione dell'incontro su mafie, terrorismo ed economia, alla presenza tra gli altri del questore Marino e dei contributors Luciano Brancaccio e Simona Melorio, la presentazione del quarto volume dell'«Atlante delle mafie» (Rubbettino), a cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione ed Isaia Sales, che ha coordinato il convegno. Non a caso, annuncia Walter Dondi, direttore della Fondazione Unipolis che ha sostenuto la pubblicazione dell'opera, è già in cantiere il quinto volume del prezioso «Atlante»: «Uscirà l'anno prossimo e sarà dedicato ai rapporti tra corruzione e fenomeno migratorio», sottolinea. Già. Perché nella fase di passaggio riconosciuta da tutti gli studiosi, in cui «i predatori di un tempo sono diventati, nel giro di un secolo e mezzo, esperti di finanza, in Italia come nel resto del mondo», osserva Sales, «serve una visione complessiva, che coinvolga anche le competenze degli economisti, piuttosto in difficoltà sul problema, per affrontare radicalmente il nuovo scenario dell'alterna lotta tra Stato e mafie. Purché si superino i luoghi comuni generati da teorie culturaliste smentite dai fatti (la Sicilia dei criminali Riina e Provenzano è anche quella degli eroi civili Falcone, Borsellino e Libero Grassi), e le incrostazioni legate a letture di una mafia come parte della criminalità: mentre va declinata al plurale nei suoi molteplici e insospettabili nessi, nei quali è soprattutto violenza di relazione». Un confronto (un cambio di sguardo) necessario. Che oggi prosegue, dalle 10, con la proiezione di alcuni estratti della serie tv «Camorriste» e un convegno su «Camorriste 2.0», per fare luce sul ruolo femminile – ancora poco noto – nelle organizzazioni di camorra.

Fonte:ilmattino

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