Maiori, con una serie di iniziative, ha ricordato il nubigragio del 1910

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Costiera amalfitana Il prefetto di Salerno, Sabatino Marchione, ha partecipato al convegno, organizzato a Maiori dall’amministrazione comunale, per ricordare, a un secolo di distanza, il nubifragio che si abbatté sulla Costa d’Amalfi il 24 ottobre 1910 e che, qui, devastò il rione Casa Imperato, il corso Reginna, semidistrusse la chiesa parrocchiale nella frazione S. Maria delle Grazie e arrecò gravissimi danni al convento di san Francesco seminando ovunque desolazione e morte. Una cronaca giornalistica così lo descrive: “Erano le sei del mattino e fummo svegliati dai gridi angosciosi di gente che imploravano aiuto, attraverso il rumore dell’acqua che veniva giù a fiumi, quasi delle enormi bocche si fossero aperte in alto, accompagnata da vento impetuoso, dal guizzar sinistro di lampi rasentanti il suolo e dal fragore spaventoso di tuoni; mentre di tanto in tanto s’udiva in lontananza il rombo delle frane, che dalle falde dei monti precipitavano rumorose e devastatrici sugli abitati e nelle valli”.

Sui luoghi del disastro vennero, qualche giorno dopo, il re Vittorio Emanuele III, il duca d’Aosta, il ministro dei lavori pubblici. Il sovrano, camminando sulle macerie, volle inerpicarsi fino al vallone Lama per rendersi personalmente conto dell’accaduto e portare conforto alla popolazione.

Quell’evento catastrofico, che a Maiori travolse venti vite umane, è stato ricordato con l’allestimento di una mostra di fotografie originali tratte dall’archivio di Gino Landi, di giornali dell’epoca, di documenti ufficiali conservati nell’archivio comunale.

Al convegno, moderato dal giornalista Sigismondo Nastri, hanno partecipato: il sindaco Antonio Della Pietra; il consigliere delegato per la cultura Mario Piscopo; Donato Sarno, segretario del Centro di cultura e storia amalfitana e appassionato studioso delle patrie memorie; don Nicola Mammato, parroco di santa Maria delle Grazie; l’ingegnere Giulio Tagliafierro. I loro interventi hanno avuto una duplice finalità: ricostruire, fin nei dettagli, l’avvenimento (neppure tanto eccezionale, se poi sono seguite le alluvioni del 24 marzo 1924, del 25 ottobre 1954 e, ultima, quella che ha sconvolto Atrani il 9 settembre scorso) e porre l’accento sul grave dissesto idrogeologico che, ancora oggi, mette a rischio i paesi della costiera. E’ stata sottolineata, in particolare, la necessità di un’accorta politica di gestione e manutenzione del territorio, finora mancata, attraverso un monitoraggio costante dei bacini torrentizi e l’attuazione di progetti e programmi di prevenzione. Il prefetto ha assicurato il suo appoggio alle istanze dei comuni, pur evidenziando che, nella presente congiuntura, le risorse finanziarie sono scarse e che, in materia, la competenza non è del governo ma della regione.

Nel cortile di palazzo Mezzacapo, sede municipale, è stata scoperta una lapide che riporta i nomi delle persone rimaste vittime della furia delle acque: Della Mura Filomena (66 anni), Albore Caterina (4), Civale Maddalena (62), D’Amato Gaspare (69), Scannapieco Rosa (49), Pappacoda Raffaela (18), Della Mura Giacomo (67), Giordano Gaetana (58), Della Mura Vincenza (14), Apicella Giovanna (24), Della Mura Carmina (56), Zuppardi Lucia (18), Belmonte Maria (20), Salsano Rosa (51), Di Landro Antonia (76), Apicella Filomena (18), Proto Angelo (26), Cioffi Carmela (24), Proto Carmela Avvocata (3), Proto Giuseppina (mesi 8). Sette cadaveri non furono mai ritrovati.

Parallelamente si sono svolte cerimonie religiose nella Chiesa Collegiata ed in quella di Santa Maria delle Grazie, conclusesi con la messa celebrata dall’arcivescovo mons. Orazio Soricelli e con la solenne processione della statua della Madonna della Libera, che s’è portata nel rione Casa Imperato, dove sono state elevate preghiere in suffragio delle vittime della tragedia.

 

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