Napoli,il vivaio che non cè.In dodici anni solo Insigne

0

Quel vivaio che non cresce più il grande vuoto dietro Lorenzo

Gagliardini e Conti da una parte, Locatelli e Donnarumma dall’altra: sono loro l’immagine di settori giovanili che funzionano a dovere. Atalanta e Milan fanno scuola, ma in realtà dovrebbero fare tendenza. In una realtà, come quella italiana, sempre più in crisi di risultati (vedi gli ultimi fallimenti della Nazionale e delle squadre di club tra Champions ed Europa League), l’imperativo categorico dovrebbe essere ripartire dai giovani: quelli fatti in casa. Come i Nesta o i De Rossi, ultimi campioni del mondo nati e cresciuti tra Lazio e Roma. A Napoli, il settore giovanile è abbandonato a se stesso. Senza un progetto, senza strutture e al momento senza un minimo di speranza. Basti pensare che nell’Atalanta giocano oramai stabilmente Conti, Caldara, Kessie, Grassi e Gagliardini, tutti prodotti del settore giovanile bergamasco, mentre nel Napoli c’è il solo Lorenzo Insigne. Nel Milan, oltre a Locatelli e Donnarumma (ultimi solo in ordine di tempo), di ragazzi cresciuti nel settore giovanile ci sono anche Abate e De Sciglio. Sono due gli uomini al potere: Gianluca Grava, responsabile tecnico, e Cristiano Mozzillo, responsabile organizzativo. Poi c’è Gigi Caffarelli, storico ex calciatore azzurro, tra gli osservatori dello scouting giovanile. Da loro dipendono le sorti della «Scugnizzeria» del Napoli anche se i problemi di un settore in crisi profondissima vanno cercati altrove. Basti pensare che negli ultimi 12 anni l’unico giocatore attualmente a pieno regime nell’organico della prima squadra è Lorenzo Insigne. Certo, in rosa ci sono anche suo fratello minore Roberto (classe 1994) e Luigi Sepe (classe 1991), ma stiamo parlando di due ragazzi che sono lì «quasi» solo per far numero da punto di vista delle regole federali relative ad un minimo di giocatori in rosa cresciuti nel proprio settore giovanile. Strutture. Ma basta fare un salto nelle tre squadre principali delle giovanili del Napoli per scoprire che la crisi è ancora più profonda. Basta partire dalle strutture, che sono praticamente inesistenti. La Primavera si allena allo stadio Comunale di Lusciano, mentre tutte le altre si allenano a Sant’Antimo in un campo a 11 e due a da calcio a cinque. Alle volte capita anche che per motivi di orari le squadre Under 15, Under 16 e Under 17 si debbano allenare a metà campo, o che debbano chiedere alla struttura ospitante l’utilizzo anche di palestra e piscina. Dimenticate i campi di Carringhton a Manchester dove si allenano insieme i ragazzi della prima squadra e delle giovanili di City o United. Ma, senza neanche doversi spingere oltre la Manica, basta andare a Monteboro – frazione di Empoli – per trovare i ragazzi della Primavera toscana che tirano calci e si allenano a due passi da Gilardino e Maccarone. A Castel Volturno, invece, la Primavera non ci mette piede dai tempi di Benitez, quando l’allenatore spagnolo pretese per sé entrambi i campi a disposizione della prima squadra. E adesso è raro, se non addirittura impossibile, vedere Sarri a seguire la Primavera, cosa che invece fa qualche volta il direttore sportivo Giuntoli, che certamente non può essere soddisfatto dei risultati attuali delle squadre giovanli azzurre. Primavera. È allenata da Saurini, ha fatto 12 punti nelle ultime cinque di campionato nel girone A ed è quinta in classifica a pari punti con la Sampdoria. Dopo un avvio disastroso può sperare di qualificarsi agli ottavi di Youth League come seconda del girone se batterà Dinamo e Benfica nei prossimi due impegni. Antonio Negro e Abdallah Basit – ghanese, unico non campano di tutta la Scugnizzeria – sono i soli due ragazzi ad avere già un contratto da professionisti, insieme a Gianluca Gaetano, stellina degli allievi Under 17, che è anche il più giovane messo sotto contratto di tutta l’era De Laurentiis. Allievi. Allenati da Massimo Carnevale, sono quinti nel girone C e vivono un periodo di calo. Nelle ultime 5 partite ne ha vinte solo una, quella contro l’Avellino, ultimo nel girone. Under 16. Il fiore all’occhiello del settore giovanile è l’Under 16 di Vincenzo Marino, ex Primavera dell’unico Napoli capace di vincere lo scudetto di categoria nella stagione 78-79. La sua Under 16 è seconda in classifica (nel girone C) alle spalle della Roma ed è l’unica imbattuta del campionato. Giovanissimi. La squadra che quest’anno è allenata da Giovanni Chiaiese è sempre stata quella più vincente nella storia recente del Napoli, ma in questa stagione non sta facendo bene, sopratutto in casa, dove ha collezionato solo 5 dei 15 punti conquistati nel girone C. Per quanto riguarda l’organizzazione, va aggiunto che alcuni ragazzi sono ospiti di un convitto a Castel Volturno, nei pressi del centro sportivo dove quotidianamente si allena la prima squadra di Sarri. Prospetti futuri. Sotto la lente di ingrandimento, poi, ci sono i due ragazzi che il Napoli ha mandato in prestito in serie B per farsi le ossa: il difensore Sebastiano Luperto (classe 96) che a Vercelli con la Pro spera di crescere anche grazie all’attenzione che l’allenatore Longo (ex Primavera del Torino) ha per i giovani; e l’attaccante Alfredo Bifulco (classe 97) che con la maglia del Carpi ha già realizzato due reti contro Vicenza e Spal. L’obiettivo del Napoli è tenere d’occhio i suoi talenti cercando di evitare di ripetere gli errori commessi in passato con Armando Izzo (92) e Marcello Trotta (92), entrambi cresciuti nel settore giovanile azzurro, ma finiti per esplodere – tra serie A e Nazionale – con le maglie di Avellino, Genoa, Sassuolo e Crotone. Nel caso di Trotta, addirittura, il ragazzo a 16 anni era emigrato in Inghilterra dove è stato adocchiato dall’accademy del Manchester City che l’ha cresciuto prima di smistarlo al Fuhlam e ad altre realtà del calcio inglese. Insieme ad Izzo ha fatto parte anche della spedizione dell’Under 21 azzurra guidata nel 2015 dal ct Gigi Di Biagio in repubblica Ceca.

 

Dal 1995 al 1999 Vincenzo Montefusco è stato alla guida del settore giovanile del Napoli. Un po’ da dirigente ed un po’ da allenatore della Primavera, squadra con la quale si è tolto anche la soddisfazione di battere in fila di Coppa Italia l’Atalanta nel 1997, storicamente una delle migliori realtà giovanili d’Italia. Come è iniziata la sua avventura in azzurro? «Venivo dalla serie B dove avevo allenato il Pisa, quando mi chiamò Ferlaino per affidarmi il progetto». Che ricordi ha della sua esperienza nel settore giovanile del Napoli? «È stato un periodo fortunato perché al di là dei risultati sono venuti fuori giocatori di valore come i vari Cannavaro, Floro Flores e tanti altri». E oggi? «Mi sembra che oltre a Lorenzo Insigne non ci sono altri giocatori del Napoli che provengono dal settore giovanile e giocano stabilmente in prima squadra». Cosa è cambiato? «Non c’è la mentalità giusta: si dovrebbero creare le basi per il settore giovanile perché con tutti i problemi che c’erano ai nostri tempi io avevo tutto sotto occhio. Ci allenavamo tutti a Marianella e avevo modo di gestire tutto». Ma come mai lei è andato via? «All’inizio della gestione De Laurentiis, il direttore generale Marino mi mandò a vedere alcune strutture ma non se ne è fatto mai niente. Andavo girando tra Palma Campania e Giugliano. E così decisi di andare via per non rovinare il lavoro fatto in quegli anni». A proposito, ai suoi tempi è arrivata anche la vittoria in Coppa Italia contro l’Atalanta nella stagione 96-97 . «Era la squadra allenata da Prandelli con Morfeo che era la stella in campo. Vincere a Bergamo fu una grandissima soddisfazione. Al termine di quella sfida mi trovai a parlare con Favini, il loro responsabile del settore giovanile che mi disse dei loro investimenti: spendevano 2 miliardi e mezzo di lire». Quindi pensa che nel Napoli di oggi manchino gli investimenti giusti? «Assolutamente sì, altrimenti si perde solo tempo. Già a quei tempi la Roma e la Lazio avevano grandi strutture ed oggi raccolgono i frutti». Investire solo sulle strutture? «No: servono anche istruttori di un certo livello. Sotto la mia gestione presi tutti ex calciatori, gente che aveva giocato in serie A ed avevo gli allenatori più bravi di quel settore. Musella, Caffarelli e Abbondanza, tantissimi ex calciatori che per i giovani erano un vero e proprio modello da seguire»

 

Michele De lucia fonte:ilmatttino

Quel vivaio che non cresce più il grande vuoto dietro Lorenzo

Gagliardini e Conti da una parte, Locatelli e Donnarumma dall'altra: sono loro l'immagine di settori giovanili che funzionano a dovere. Atalanta e Milan fanno scuola, ma in realtà dovrebbero fare tendenza. In una realtà, come quella italiana, sempre più in crisi di risultati (vedi gli ultimi fallimenti della Nazionale e delle squadre di club tra Champions ed Europa League), l'imperativo categorico dovrebbe essere ripartire dai giovani: quelli fatti in casa. Come i Nesta o i De Rossi, ultimi campioni del mondo nati e cresciuti tra Lazio e Roma. A Napoli, il settore giovanile è abbandonato a se stesso. Senza un progetto, senza strutture e al momento senza un minimo di speranza. Basti pensare che nell'Atalanta giocano oramai stabilmente Conti, Caldara, Kessie, Grassi e Gagliardini, tutti prodotti del settore giovanile bergamasco, mentre nel Napoli c'è il solo Lorenzo Insigne. Nel Milan, oltre a Locatelli e Donnarumma (ultimi solo in ordine di tempo), di ragazzi cresciuti nel settore giovanile ci sono anche Abate e De Sciglio. Sono due gli uomini al potere: Gianluca Grava, responsabile tecnico, e Cristiano Mozzillo, responsabile organizzativo. Poi c'è Gigi Caffarelli, storico ex calciatore azzurro, tra gli osservatori dello scouting giovanile. Da loro dipendono le sorti della «Scugnizzeria» del Napoli anche se i problemi di un settore in crisi profondissima vanno cercati altrove. Basti pensare che negli ultimi 12 anni l'unico giocatore attualmente a pieno regime nell'organico della prima squadra è Lorenzo Insigne. Certo, in rosa ci sono anche suo fratello minore Roberto (classe 1994) e Luigi Sepe (classe 1991), ma stiamo parlando di due ragazzi che sono lì «quasi» solo per far numero da punto di vista delle regole federali relative ad un minimo di giocatori in rosa cresciuti nel proprio settore giovanile. Strutture. Ma basta fare un salto nelle tre squadre principali delle giovanili del Napoli per scoprire che la crisi è ancora più profonda. Basta partire dalle strutture, che sono praticamente inesistenti. La Primavera si allena allo stadio Comunale di Lusciano, mentre tutte le altre si allenano a Sant'Antimo in un campo a 11 e due a da calcio a cinque. Alle volte capita anche che per motivi di orari le squadre Under 15, Under 16 e Under 17 si debbano allenare a metà campo, o che debbano chiedere alla struttura ospitante l'utilizzo anche di palestra e piscina. Dimenticate i campi di Carringhton a Manchester dove si allenano insieme i ragazzi della prima squadra e delle giovanili di City o United. Ma, senza neanche doversi spingere oltre la Manica, basta andare a Monteboro – frazione di Empoli – per trovare i ragazzi della Primavera toscana che tirano calci e si allenano a due passi da Gilardino e Maccarone. A Castel Volturno, invece, la Primavera non ci mette piede dai tempi di Benitez, quando l'allenatore spagnolo pretese per sé entrambi i campi a disposizione della prima squadra. E adesso è raro, se non addirittura impossibile, vedere Sarri a seguire la Primavera, cosa che invece fa qualche volta il direttore sportivo Giuntoli, che certamente non può essere soddisfatto dei risultati attuali delle squadre giovanli azzurre. Primavera. È allenata da Saurini, ha fatto 12 punti nelle ultime cinque di campionato nel girone A ed è quinta in classifica a pari punti con la Sampdoria. Dopo un avvio disastroso può sperare di qualificarsi agli ottavi di Youth League come seconda del girone se batterà Dinamo e Benfica nei prossimi due impegni. Antonio Negro e Abdallah Basit – ghanese, unico non campano di tutta la Scugnizzeria – sono i soli due ragazzi ad avere già un contratto da professionisti, insieme a Gianluca Gaetano, stellina degli allievi Under 17, che è anche il più giovane messo sotto contratto di tutta l'era De Laurentiis. Allievi. Allenati da Massimo Carnevale, sono quinti nel girone C e vivono un periodo di calo. Nelle ultime 5 partite ne ha vinte solo una, quella contro l'Avellino, ultimo nel girone. Under 16. Il fiore all'occhiello del settore giovanile è l'Under 16 di Vincenzo Marino, ex Primavera dell'unico Napoli capace di vincere lo scudetto di categoria nella stagione 78-79. La sua Under 16 è seconda in classifica (nel girone C) alle spalle della Roma ed è l'unica imbattuta del campionato. Giovanissimi. La squadra che quest'anno è allenata da Giovanni Chiaiese è sempre stata quella più vincente nella storia recente del Napoli, ma in questa stagione non sta facendo bene, sopratutto in casa, dove ha collezionato solo 5 dei 15 punti conquistati nel girone C. Per quanto riguarda l'organizzazione, va aggiunto che alcuni ragazzi sono ospiti di un convitto a Castel Volturno, nei pressi del centro sportivo dove quotidianamente si allena la prima squadra di Sarri. Prospetti futuri. Sotto la lente di ingrandimento, poi, ci sono i due ragazzi che il Napoli ha mandato in prestito in serie B per farsi le ossa: il difensore Sebastiano Luperto (classe 96) che a Vercelli con la Pro spera di crescere anche grazie all'attenzione che l'allenatore Longo (ex Primavera del Torino) ha per i giovani; e l'attaccante Alfredo Bifulco (classe 97) che con la maglia del Carpi ha già realizzato due reti contro Vicenza e Spal. L'obiettivo del Napoli è tenere d'occhio i suoi talenti cercando di evitare di ripetere gli errori commessi in passato con Armando Izzo (92) e Marcello Trotta (92), entrambi cresciuti nel settore giovanile azzurro, ma finiti per esplodere – tra serie A e Nazionale – con le maglie di Avellino, Genoa, Sassuolo e Crotone. Nel caso di Trotta, addirittura, il ragazzo a 16 anni era emigrato in Inghilterra dove è stato adocchiato dall'accademy del Manchester City che l'ha cresciuto prima di smistarlo al Fuhlam e ad altre realtà del calcio inglese. Insieme ad Izzo ha fatto parte anche della spedizione dell'Under 21 azzurra guidata nel 2015 dal ct Gigi Di Biagio in repubblica Ceca.

 

Dal 1995 al 1999 Vincenzo Montefusco è stato alla guida del settore giovanile del Napoli. Un po' da dirigente ed un po' da allenatore della Primavera, squadra con la quale si è tolto anche la soddisfazione di battere in fila di Coppa Italia l'Atalanta nel 1997, storicamente una delle migliori realtà giovanili d'Italia. Come è iniziata la sua avventura in azzurro? «Venivo dalla serie B dove avevo allenato il Pisa, quando mi chiamò Ferlaino per affidarmi il progetto». Che ricordi ha della sua esperienza nel settore giovanile del Napoli? «È stato un periodo fortunato perché al di là dei risultati sono venuti fuori giocatori di valore come i vari Cannavaro, Floro Flores e tanti altri». E oggi? «Mi sembra che oltre a Lorenzo Insigne non ci sono altri giocatori del Napoli che provengono dal settore giovanile e giocano stabilmente in prima squadra». Cosa è cambiato? «Non c'è la mentalità giusta: si dovrebbero creare le basi per il settore giovanile perché con tutti i problemi che c'erano ai nostri tempi io avevo tutto sotto occhio. Ci allenavamo tutti a Marianella e avevo modo di gestire tutto». Ma come mai lei è andato via? «All'inizio della gestione De Laurentiis, il direttore generale Marino mi mandò a vedere alcune strutture ma non se ne è fatto mai niente. Andavo girando tra Palma Campania e Giugliano. E così decisi di andare via per non rovinare il lavoro fatto in quegli anni». A proposito, ai suoi tempi è arrivata anche la vittoria in Coppa Italia contro l'Atalanta nella stagione 96-97 . «Era la squadra allenata da Prandelli con Morfeo che era la stella in campo. Vincere a Bergamo fu una grandissima soddisfazione. Al termine di quella sfida mi trovai a parlare con Favini, il loro responsabile del settore giovanile che mi disse dei loro investimenti: spendevano 2 miliardi e mezzo di lire». Quindi pensa che nel Napoli di oggi manchino gli investimenti giusti? «Assolutamente sì, altrimenti si perde solo tempo. Già a quei tempi la Roma e la Lazio avevano grandi strutture ed oggi raccolgono i frutti». Investire solo sulle strutture? «No: servono anche istruttori di un certo livello. Sotto la mia gestione presi tutti ex calciatori, gente che aveva giocato in serie A ed avevo gli allenatori più bravi di quel settore. Musella, Caffarelli e Abbondanza, tantissimi ex calciatori che per i giovani erano un vero e proprio modello da seguire»

 

Michele De lucia fonte:ilmatttino