Omicidio di Ravello la farmacista non ricorda di aver dato le medicine alla Dipino

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Ravello, Costiera amalfitana  Omicidio di Ravello: spuntano le prime contraddizioni dai racconti dei testi in aula. È accaduto l’altro giorno con la deposizione di una farmacista di Amalfi la quale, in fase investigativa, aveva raccontato di aver venduto a Vincenza Dipino, unica imputata (al momento) per la morte di Patrizia Attruia, un tranquillante che contiene benzocaina per poi raccontare ai giudici della Corte d’Assise una versione diversa: di non ricordare della donna, in quanto non sarebbe sua abituale cliente. Anche il video delle telecamere interne, che avrebbero ripreso la Dipino in farmacia, sarebbe stato distrutto come da prassi dopo un certo periodo di tempo. Se quindi ad Amalfi non ci sarebbero «prove» del fatto che l’imputata (difesa dagli avvocati Marcello Giani e Stefania Forlani) sia andata ad acquistare quei tranquillanti che, secondo l’accusa, sarebbero serviti a sedare la Attruia prima di ammazzarla, la farmacista di Ravello ha dichiarato che tutti e tre i protagonisti della vicenda (la vittima, l’imputata e il suo compagno, Giuseppe Lima) spesso andavano ad acquistare, a turno, tranquillanti esibendo una ricetta bianca e non quella rossa del servizio sanitario locale. Questa mattina, intanto, si tornerà nuovamente in aula. Il presidente della Corte, Massimo Palumbo, dovrà affidare a dei nuovi periti di sua scelta una serie di quesiti, per mettere d’accordo le tesi discordanti che, su alcuni punti, emergono dalle relazioni tecniche presentate dalle parti. Quelle della Procura, rappresentata dal pm Cristina Giusti, e quella della difesa. A partire proprio dalle differenti teorie sull’ipotesi che la Attruia sia stata o meno narcotizzata: la prima tesi è quella degli inquirenti, ma nell’udienza precedente era stata smantellata dal tossicologo della difesa. Ancora non si conoscono i quesiti che verranno posti ai periti del tribunale ma, di certo, richiederanno una visione diversa delle cose anche alla luce di dettagli che sono emersi in sede di udienza preliminare. È proprio in questa sede che il gup Sergio De Luca ha disposto il rinvio al pm della posizione di Lima chiedendo una nuova riformulazione del capo di imputazione ritenendo a suo carico responsabilità ben diverse rispetto al solo concorso in occultamento di cadavere. Secondo quanto rilevato dal gup, potrebbe aver avuto un ruolo diverso nella vicenda e non soltanto aver aiutato la sua compagna a nascondere il cadavere. Il movente, secondo il pm Giusti, potrebbe essere la gelosia della donna nei confronti della Atruia, sua rivale in amore. Prima di morire la Attruia potrebbe aver avuto un rapporto sessuale con Lima. Petronilla Carillo Il Mattino

Ravello, Costiera amalfitana  Omicidio di Ravello: spuntano le prime contraddizioni dai racconti dei testi in aula. È accaduto l'altro giorno con la deposizione di una farmacista di Amalfi la quale, in fase investigativa, aveva raccontato di aver venduto a Vincenza Dipino, unica imputata (al momento) per la morte di Patrizia Attruia, un tranquillante che contiene benzocaina per poi raccontare ai giudici della Corte d'Assise una versione diversa: di non ricordare della donna, in quanto non sarebbe sua abituale cliente. Anche il video delle telecamere interne, che avrebbero ripreso la Dipino in farmacia, sarebbe stato distrutto come da prassi dopo un certo periodo di tempo. Se quindi ad Amalfi non ci sarebbero «prove» del fatto che l'imputata (difesa dagli avvocati Marcello Giani e Stefania Forlani) sia andata ad acquistare quei tranquillanti che, secondo l'accusa, sarebbero serviti a sedare la Attruia prima di ammazzarla, la farmacista di Ravello ha dichiarato che tutti e tre i protagonisti della vicenda (la vittima, l'imputata e il suo compagno, Giuseppe Lima) spesso andavano ad acquistare, a turno, tranquillanti esibendo una ricetta bianca e non quella rossa del servizio sanitario locale. Questa mattina, intanto, si tornerà nuovamente in aula. Il presidente della Corte, Massimo Palumbo, dovrà affidare a dei nuovi periti di sua scelta una serie di quesiti, per mettere d'accordo le tesi discordanti che, su alcuni punti, emergono dalle relazioni tecniche presentate dalle parti. Quelle della Procura, rappresentata dal pm Cristina Giusti, e quella della difesa. A partire proprio dalle differenti teorie sull'ipotesi che la Attruia sia stata o meno narcotizzata: la prima tesi è quella degli inquirenti, ma nell'udienza precedente era stata smantellata dal tossicologo della difesa. Ancora non si conoscono i quesiti che verranno posti ai periti del tribunale ma, di certo, richiederanno una visione diversa delle cose anche alla luce di dettagli che sono emersi in sede di udienza preliminare. È proprio in questa sede che il gup Sergio De Luca ha disposto il rinvio al pm della posizione di Lima chiedendo una nuova riformulazione del capo di imputazione ritenendo a suo carico responsabilità ben diverse rispetto al solo concorso in occultamento di cadavere. Secondo quanto rilevato dal gup, potrebbe aver avuto un ruolo diverso nella vicenda e non soltanto aver aiutato la sua compagna a nascondere il cadavere. Il movente, secondo il pm Giusti, potrebbe essere la gelosia della donna nei confronti della Atruia, sua rivale in amore. Prima di morire la Attruia potrebbe aver avuto un rapporto sessuale con Lima. Petronilla Carillo Il Mattino