De Laurentiis e Sarri sempre più distanti

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È precipitato al sesto posto, fuori anche dalla prossima Europa League. In meno di 50 giorni. Era primo, il Napoli, dopo il 3-1 con il Bologna al San Paolo, la sera del 17 settembre, da ieri è scivolato dietro anche all’Atalanta. Ha perso tre partite delle ultime sei, ha conquistato appena sette punti dal 2 ottobre in poi. L’ultimo periodo è stato piuttosto agghiacciante: sei partite, otto gol incassati, appena otto realizzati. Ecco, il Napoli deve ritrovare fame, rabbia e cattiveria. Maurizio Sarri sa che non basta più solo il bel gioco (61 per cento anche con la Lazio il possesso palla) e lo spettacolo e il dominio assoluto delle partite (43 tiri in porta nelle ultime tre partite): bisogna fare punti. Poi bisognerebbe ritrovare gli infortunati, il primo e urticante problema che affligge in maniera inedita il Napoli: perché nella storia recente degli azzurri mai sono stati assenti, assieme e per così tanto tempo, l’attaccante e il difensore centrale. Ovvero la metà dell’asse vitale della squadra azzurra. Perché Milik e Albiol non sono due qualsiasi: lo spagnolo è il regista arretrato degli azzurri, il polacco l’uomo sulle cui spalle gravava l’enorme peso di dover essere il finalizzatore della macchina da gioco di Sarri. La pochezza offensiva di Gabbiadini (due gol fino ad adesso) è il nervo scoperto del mercato estivo: la lista dei 25 nomi obbligava a una scelta tra Manolo e un altro attaccante. Ovvio, col senno di poi, la scelta è stata sbagliata. Non è un caso che da quando, il 28 settembre, si è abbattuta la prima tegola, l’infortunio di Albiol, il Napoli ha iniziato a perdere colpi in difesa. Compresa la Champions, i gol incassati dal Napoli sono stati ben 12 in 10 gare. Lo scorso anno Reina (e Gabriel, la sua riverva) in 50 partite hanno preso 41 gol. La media si è alzata in maniera vertiginosa. E si è leggermente abbassata quella realizzativa: dopo le prime dodici dello scorso campionato, il Napoli aveva segnato 22 gol. Ma colpisce che di questi, ben 12 nelle prime quattro di campionato. Ovvero, con Milik titolare. Gabbiadini sta deludendo e il ricorso a Mertens falso nove è una necessità. Senza dimenticare che un anno fa Reina non passava da un errore all’altro. Come sta facendo adesso. Sarri non lo dirà mai, ma è chiaro che il doppio fronte – campionato e Champions – è gravoso sia sotto il profilo delle energie fisiche che di quelle mentali. Risuonano come fossero una maledizione le parole di Mazzarri: «Se non sei la Juve, la Champions toglie 10 punti in campionato…». Forse solo in parte è così. Dopo le notti europee il Napoli ha battuto Bologna e Crotone, perso con l’Atalanta e pareggiato con la Lazio. Certo, non è crisi: ma lo scorso campionato, tre sconfitte il Napoli le aveva rimediate dopo 25 giornate. Ora siamo alla dodicesima. Il punto è: l’Europa League, nonostante i viaggi del giovedì, non è la Champions. Banale, ma è così. Il punto è anche un altro: in questa prima fase della stagione, il Napoli ha un obiettivo primario che è il passaggio agli ottavi di Champions League. La guerra fredda tra De Laurentiis e Sarri non è né la causa né la conseguenza di questa situazione. Che il rapporto tra i due viva un momento di gelo, è evidente. Non bisogna essere dietrologi o malpensanti, ad esempio, per interpretare in un certo modo le dichiarazioni di De Laurentiis su Hamsik e la replica di Sarri sabato sera che, pur potendo astenersi, ha preferito continuare a inviare messaggi velenosi: «Poteva dirmi in privato certe cose». Non sarebbe cambiato nulla, perché Hamsik trequartista con Sarri non si vedrà mai. Ma al tecnico le frasi del patron non sono piaciute perché le ha considerate non propriamente, insomma, frasi di incoraggiamento in un momento delicato. Anzi, bacchettate, perché l’invito «a cambiare» è di quelle che a un allenatore, per inciso con la squadra in piena corsa per ogni obiettivo, bruciano assai. Ma non è una novità, anche perché i due si sentono raramente e si vedono anche meno. Nonostante i risultati alterni, la forza del Napoli è il rapporto di Sarri con lo spogliatoio che è improntato sulla massima della serenità.

Fonte:ilmattino

È precipitato al sesto posto, fuori anche dalla prossima Europa League. In meno di 50 giorni. Era primo, il Napoli, dopo il 3-1 con il Bologna al San Paolo, la sera del 17 settembre, da ieri è scivolato dietro anche all'Atalanta. Ha perso tre partite delle ultime sei, ha conquistato appena sette punti dal 2 ottobre in poi. L'ultimo periodo è stato piuttosto agghiacciante: sei partite, otto gol incassati, appena otto realizzati. Ecco, il Napoli deve ritrovare fame, rabbia e cattiveria. Maurizio Sarri sa che non basta più solo il bel gioco (61 per cento anche con la Lazio il possesso palla) e lo spettacolo e il dominio assoluto delle partite (43 tiri in porta nelle ultime tre partite): bisogna fare punti. Poi bisognerebbe ritrovare gli infortunati, il primo e urticante problema che affligge in maniera inedita il Napoli: perché nella storia recente degli azzurri mai sono stati assenti, assieme e per così tanto tempo, l'attaccante e il difensore centrale. Ovvero la metà dell'asse vitale della squadra azzurra. Perché Milik e Albiol non sono due qualsiasi: lo spagnolo è il regista arretrato degli azzurri, il polacco l'uomo sulle cui spalle gravava l'enorme peso di dover essere il finalizzatore della macchina da gioco di Sarri. La pochezza offensiva di Gabbiadini (due gol fino ad adesso) è il nervo scoperto del mercato estivo: la lista dei 25 nomi obbligava a una scelta tra Manolo e un altro attaccante. Ovvio, col senno di poi, la scelta è stata sbagliata. Non è un caso che da quando, il 28 settembre, si è abbattuta la prima tegola, l'infortunio di Albiol, il Napoli ha iniziato a perdere colpi in difesa. Compresa la Champions, i gol incassati dal Napoli sono stati ben 12 in 10 gare. Lo scorso anno Reina (e Gabriel, la sua riverva) in 50 partite hanno preso 41 gol. La media si è alzata in maniera vertiginosa. E si è leggermente abbassata quella realizzativa: dopo le prime dodici dello scorso campionato, il Napoli aveva segnato 22 gol. Ma colpisce che di questi, ben 12 nelle prime quattro di campionato. Ovvero, con Milik titolare. Gabbiadini sta deludendo e il ricorso a Mertens falso nove è una necessità. Senza dimenticare che un anno fa Reina non passava da un errore all'altro. Come sta facendo adesso. Sarri non lo dirà mai, ma è chiaro che il doppio fronte – campionato e Champions – è gravoso sia sotto il profilo delle energie fisiche che di quelle mentali. Risuonano come fossero una maledizione le parole di Mazzarri: «Se non sei la Juve, la Champions toglie 10 punti in campionato…». Forse solo in parte è così. Dopo le notti europee il Napoli ha battuto Bologna e Crotone, perso con l'Atalanta e pareggiato con la Lazio. Certo, non è crisi: ma lo scorso campionato, tre sconfitte il Napoli le aveva rimediate dopo 25 giornate. Ora siamo alla dodicesima. Il punto è: l'Europa League, nonostante i viaggi del giovedì, non è la Champions. Banale, ma è così. Il punto è anche un altro: in questa prima fase della stagione, il Napoli ha un obiettivo primario che è il passaggio agli ottavi di Champions League. La guerra fredda tra De Laurentiis e Sarri non è né la causa né la conseguenza di questa situazione. Che il rapporto tra i due viva un momento di gelo, è evidente. Non bisogna essere dietrologi o malpensanti, ad esempio, per interpretare in un certo modo le dichiarazioni di De Laurentiis su Hamsik e la replica di Sarri sabato sera che, pur potendo astenersi, ha preferito continuare a inviare messaggi velenosi: «Poteva dirmi in privato certe cose». Non sarebbe cambiato nulla, perché Hamsik trequartista con Sarri non si vedrà mai. Ma al tecnico le frasi del patron non sono piaciute perché le ha considerate non propriamente, insomma, frasi di incoraggiamento in un momento delicato. Anzi, bacchettate, perché l'invito «a cambiare» è di quelle che a un allenatore, per inciso con la squadra in piena corsa per ogni obiettivo, bruciano assai. Ma non è una novità, anche perché i due si sentono raramente e si vedono anche meno. Nonostante i risultati alterni, la forza del Napoli è il rapporto di Sarri con lo spogliatoio che è improntato sulla massima della serenità.

Fonte:ilmattino

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