Napoli: riciclaggio, reato prescritto per i fratelli Iorio titolari di noti ristoranti di Napoli.

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05/11/2016 – La Corte di Cassazione ha annullato per prescrizione la sentenza che condannava i fratelli imprenditori Marco, Carmine e Massimiliano Iorio per il reimpiego di capitali illeciti in noti ristoranti di Napoli. E, dichiarando inammissibili i ricorsi degli altri imputati, ha reso definitiva la sentenza di condanna per Bruno Potenza, Assunta Potenza, Salvatore Potenza e Domenico Sarpa. Il caso è quello che fece scalpore nel 2011, nato dalle dichiarazioni dell’ex boss Salvatore Lo Russo. L’inchiesta della Dda si incrociò con quella sul giro di usura gestito per l’accusa da alcuni componenti della famiglia Potenza della zona di Santa Lucia. In Cassazione i ricorsi dei fatelli Iorio (difesi dagli avvocati Claudio Botti, Sergio Cola e Andrea Imperato) sono stati gli unici ritenuti ammissibili. Siccome già il tribunale aveva retrodatato al 2000 il capo di imputazione contestato, la Suprema Corte ha riconosciuto loro la prescrizione. In primo e secondo grado il processo si era chiuso con la condanna a cinque anni per Marco e a quattro per gli altri due fratelli Iorio per gli oltre sessanta milioni di lire investiti da Bruno Potenza nei loro ristoranti. Era già passata in giudicato, senza impugnazione da parte della procura generale, la sentenza di assoluzione per altri dieci imputati incluso l’ex capo della squadra mobile Vittorio Pisani, inizialmente sospettato di favoreggiamento a favore dell’amico Marco Iorio e assolto nel processo, scagionato con formula piena da oni accusa.

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05/11/2016 – La Corte di Cassazione ha annullato per prescrizione la sentenza che condannava i fratelli imprenditori Marco, Carmine e Massimiliano Iorio per il reimpiego di capitali illeciti in noti ristoranti di Napoli. E, dichiarando inammissibili i ricorsi degli altri imputati, ha reso definitiva la sentenza di condanna per Bruno Potenza, Assunta Potenza, Salvatore Potenza e Domenico Sarpa. Il caso è quello che fece scalpore nel 2011, nato dalle dichiarazioni dell'ex boss Salvatore Lo Russo. L'inchiesta della Dda si incrociò con quella sul giro di usura gestito per l'accusa da alcuni componenti della famiglia Potenza della zona di Santa Lucia. In Cassazione i ricorsi dei fatelli Iorio (difesi dagli avvocati Claudio Botti, Sergio Cola e Andrea Imperato) sono stati gli unici ritenuti ammissibili. Siccome già il tribunale aveva retrodatato al 2000 il capo di imputazione contestato, la Suprema Corte ha riconosciuto loro la prescrizione. In primo e secondo grado il processo si era chiuso con la condanna a cinque anni per Marco e a quattro per gli altri due fratelli Iorio per gli oltre sessanta milioni di lire investiti da Bruno Potenza nei loro ristoranti. Era già passata in giudicato, senza impugnazione da parte della procura generale, la sentenza di assoluzione per altri dieci imputati incluso l'ex capo della squadra mobile Vittorio Pisani, inizialmente sospettato di favoreggiamento a favore dell'amico Marco Iorio e assolto nel processo, scagionato con formula piena da oni accusa.

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