Rischio sismico in Campania, 45 milioni per la sicurezza degli edifici. Bandi per la prevenzione nelle aree più esposte

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Quasi 26 milioni già disponibili e altri 19 in arrivo. Sono risorse attese come la manna dal cielo quelle sbloccate dalla Regione per interventi di prevenzione sismica e messa in sicurezza di edifici pubblici e privati. Finanziamenti mirati, destinati ai comuni che si trovano in aree a rischio, dai luoghi colpiti dal terremoto del 1980 alla zona rossa, a ridosso del Vesuvio, fino a Ischia e ai Campi flegrei. A conti fatti potrà accedere a questi fondi, stanziati a livello nazionale dopo il sisma de L’Aquila, praticamente l’80 per cento dei comuni campani. Sono già pronti i bandi pubblici, pubblicati sul Burc, il Bollettino ufficiale della Regione Campania, numero 71 del 31 ottobre (sezione decreti dirigenziali – Dipartimento 53 delle Politiche territoriali – D.G. 8 Direzione Generale per i lavori pubblici e la protezione civile). Per la precisione le risorse complessive ammontano a 25 milioni e 600mila euro, che potranno essere investiti in tre tipologie di interventi: microzonazione sismica (ovvero la suddivisione del territorio in base alla risposta sismica), a cui sono destinati 1,3 milioni; miglioramento/adeguamento sismico o demolizione e ricostruzione di edifici e infrastrutture di interesse strategico per 20,7 milioni; infine i finanziamenti restanti, 3,6 milioni, per rafforzamento locale, miglioramento sismico, demolizione e ricostruzione di edifici privati. Per quest’ultima misura i finanziamenti sono destinati sempre ai comuni che, successivamente, pubblicheranno a loro volta bandi pubblici aperti a soggetti privati. Spetta ora alle amministrazioni locali partecipare ai bandi presentando appositi progetti. A quel punto gli uffici provvederanno a stilare una graduatoria, che andrà a scorrimento. Uno strumento, questo, fondamentale per l’assegnazione dei contributi già disponibili (appunto i 25,6 milioni) e per gli altri 19 milioni che verranno attribuiti dal dipartimento della Protezione civile per gli stessi obiettivi. Si tratta, insomma, di risorse importanti che si aggiungono ai 75 milioni già previsti nel Patto per Napoli firmato nei giorni scorsi da Renzi e de Magistris in Prefettura: con questi fondi nel capoluogo partenopeo e nella sua area metropolitana si potranno realizzare azioni di messa in sicurezza degli edifici pubblici, in particolare delle scuole, molte delle quali versano in condizioni critiche. Altri 20 milioni dei 308 sbloccati dal Patto sono destinati alla manutenzione e alla ristrutturazione dei fabbricati, ma stavolta quelli privati di particolare pregio, che si trovano nel centro storico di Napoli. In totale, tra le risorse per il capoluogo partenopeo, i comuni della provincia e il resto della Campania per la prevenzione del sisma si potranno investire 140 milioni. Una cifra notevole, anche se probabilmente non sufficiente. L’incognita principale è però rappresentata dai tempi che come sempre, vista la complessità delle procedure tecniche e burocratiche, rischiano di allungarsi notevolmente. Su questo servirà allora lo sforzo delle amministrazioni comunali e delle altre istituzioni, in primis la Regione, che sono in prima linea nell’opera di tutela del territorio dall’incubo del terremoto. La strada è naturalmente in salita. Basti pensare al fatto che, in alcuni quartieri di Napoli come Forcella, non sono stati ancora rimossi i tubi innocenti e le impalcature installati 36 anni fa, all’indomani del terribile sisma dell’Ottanta. Come se non bastasse si assiste ad un preoccupante stallo sull’introduzione del fascicolo del fabbricato. A lanciare l’allarme è Raffaele Marrone, presidente del gruppo Giovani Confapi di Napoli, secondo cui «i ritardi nella definizione della normativa diventano giorno dopo giorno sempre meno tollerabili, soprattutto ora che il Paese sta vivendo una profonda riflessione sul valore delle misure antisismiche dopo i drammatici fatti di agosto scorso e degli ultimi giorni nel Centro Italia». Marrone è categorico: «Dotare la Campania di un dispositivo tecnico in grado di offrire una immagine aggiornata e soprattutto veritiera dello stato di salute dell’edilizia nella nostra regione è il primo passo per coniugare la salvaguardia della sicurezza pubblica con una più corretta e trasparente manutenzione del patrimonio immobiliare locale nella consapevolezza che, mai come in questi casi, prevenire è molto meglio che curare». Da qui il pressing sul governatore De Luca nella speranza che «dia, come promesso, un deciso colpo di acceleratore per portare quanto prima a conclusione l’iter della legge in Consiglio regionale. Il fascicolo del fabbricato – aggiunge il presidente del gruppo Giovani Confapi – è uno strumento irrinunciabile per il territorio». (Gerardo Ausiello – Il Mattino) 

Quasi 26 milioni già disponibili e altri 19 in arrivo. Sono risorse attese come la manna dal cielo quelle sbloccate dalla Regione per interventi di prevenzione sismica e messa in sicurezza di edifici pubblici e privati. Finanziamenti mirati, destinati ai comuni che si trovano in aree a rischio, dai luoghi colpiti dal terremoto del 1980 alla zona rossa, a ridosso del Vesuvio, fino a Ischia e ai Campi flegrei. A conti fatti potrà accedere a questi fondi, stanziati a livello nazionale dopo il sisma de L’Aquila, praticamente l’80 per cento dei comuni campani. Sono già pronti i bandi pubblici, pubblicati sul Burc, il Bollettino ufficiale della Regione Campania, numero 71 del 31 ottobre (sezione decreti dirigenziali – Dipartimento 53 delle Politiche territoriali – D.G. 8 Direzione Generale per i lavori pubblici e la protezione civile). Per la precisione le risorse complessive ammontano a 25 milioni e 600mila euro, che potranno essere investiti in tre tipologie di interventi: microzonazione sismica (ovvero la suddivisione del territorio in base alla risposta sismica), a cui sono destinati 1,3 milioni; miglioramento/adeguamento sismico o demolizione e ricostruzione di edifici e infrastrutture di interesse strategico per 20,7 milioni; infine i finanziamenti restanti, 3,6 milioni, per rafforzamento locale, miglioramento sismico, demolizione e ricostruzione di edifici privati. Per quest’ultima misura i finanziamenti sono destinati sempre ai comuni che, successivamente, pubblicheranno a loro volta bandi pubblici aperti a soggetti privati. Spetta ora alle amministrazioni locali partecipare ai bandi presentando appositi progetti. A quel punto gli uffici provvederanno a stilare una graduatoria, che andrà a scorrimento. Uno strumento, questo, fondamentale per l’assegnazione dei contributi già disponibili (appunto i 25,6 milioni) e per gli altri 19 milioni che verranno attribuiti dal dipartimento della Protezione civile per gli stessi obiettivi. Si tratta, insomma, di risorse importanti che si aggiungono ai 75 milioni già previsti nel Patto per Napoli firmato nei giorni scorsi da Renzi e de Magistris in Prefettura: con questi fondi nel capoluogo partenopeo e nella sua area metropolitana si potranno realizzare azioni di messa in sicurezza degli edifici pubblici, in particolare delle scuole, molte delle quali versano in condizioni critiche. Altri 20 milioni dei 308 sbloccati dal Patto sono destinati alla manutenzione e alla ristrutturazione dei fabbricati, ma stavolta quelli privati di particolare pregio, che si trovano nel centro storico di Napoli. In totale, tra le risorse per il capoluogo partenopeo, i comuni della provincia e il resto della Campania per la prevenzione del sisma si potranno investire 140 milioni. Una cifra notevole, anche se probabilmente non sufficiente. L’incognita principale è però rappresentata dai tempi che come sempre, vista la complessità delle procedure tecniche e burocratiche, rischiano di allungarsi notevolmente. Su questo servirà allora lo sforzo delle amministrazioni comunali e delle altre istituzioni, in primis la Regione, che sono in prima linea nell’opera di tutela del territorio dall’incubo del terremoto. La strada è naturalmente in salita. Basti pensare al fatto che, in alcuni quartieri di Napoli come Forcella, non sono stati ancora rimossi i tubi innocenti e le impalcature installati 36 anni fa, all’indomani del terribile sisma dell’Ottanta. Come se non bastasse si assiste ad un preoccupante stallo sull’introduzione del fascicolo del fabbricato. A lanciare l’allarme è Raffaele Marrone, presidente del gruppo Giovani Confapi di Napoli, secondo cui «i ritardi nella definizione della normativa diventano giorno dopo giorno sempre meno tollerabili, soprattutto ora che il Paese sta vivendo una profonda riflessione sul valore delle misure antisismiche dopo i drammatici fatti di agosto scorso e degli ultimi giorni nel Centro Italia». Marrone è categorico: «Dotare la Campania di un dispositivo tecnico in grado di offrire una immagine aggiornata e soprattutto veritiera dello stato di salute dell’edilizia nella nostra regione è il primo passo per coniugare la salvaguardia della sicurezza pubblica con una più corretta e trasparente manutenzione del patrimonio immobiliare locale nella consapevolezza che, mai come in questi casi, prevenire è molto meglio che curare». Da qui il pressing sul governatore De Luca nella speranza che «dia, come promesso, un deciso colpo di acceleratore per portare quanto prima a conclusione l’iter della legge in Consiglio regionale. Il fascicolo del fabbricato – aggiunge il presidente del gruppo Giovani Confapi – è uno strumento irrinunciabile per il territorio». (Gerardo Ausiello – Il Mattino)